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Sat, 18 May 2013 10:16:33 +0000

- Segui la diretta della manifestazione FIOM- Cgil a Roma -   Archiviato in:Eventi manifestazioni iniziative, Italia, Lavoro economia società, Politica Tagged: crisi Italia, Diritti globali, politica italiana
- Ci appelliamo alla clemenza della Corte ? - di Alfiero Grandi Il decreto legge tanto atteso su Imu e proroga Cig è arrivato. La delusione è ovvia. In pratica è un rinvio del pagamento Imu sulla casa al 16 settembre, sperando che a quella data si trovino le risorse per confermare queste ed altre modifiche, e il rifinanziamento parziale della Cig ma tutti … Continua a leggere »
- Fascismo - di Luis Britto García (Caracas) 1 – Hollywood rappresenta il fascismo come una masnada di brutti ceffi in uniforme che agitano insegne e gridano ordini. La realtà è più perversa. Secondo Franz Leopold Neuman in Behemoth: The Structure & Practice of National Socialism, 1933-1944, il fascismo è la complicità assoluta fra il grande capitale e lo Stato. Laddove … Continua a leggere »
- Mario Draghi e le contraddizioni dell’Unione Europea - Guglielmo Forges Davanzati da Micromegaonline - È da tempo che la gran parte della stampa tedesca vede in Draghi un pericoloso inflazionista, oltre che un sistematico “sabotatore” della linea del rigore. Ma nelle condizioni date appare davvero arduo immaginare che la riduzione dei tassi di interesse produca effetti inflazionistici. Dietro questo dibattito si scorgono in realtà i conflitti intercapitalistici … Continua a leggere »
- APPELLO: Per fare l’Europa ci vuole ben altro - Democrazia e sicurezza sociale in Europa, anziché procedere nell’opera di smantellamento dei sistemi sociali mediante il “patto di competitività”! L’Europa non riesce ad uscire dalla crisi. I cittadini europei stanno attraversando un decennio sprecato. Con ogni anno che passa dall’inizio della crisi, le notizie peggiorano. Nell’Unione europea la disoccupazione è ai massimi storici: 26 milioni di … Continua a leggere »
- Fuga dall’euro in tutta Europa - di Tonino D’Orazio La Polonia ha deciso di non entrare nell’euro. Troppi rischi, e il popolo non capirebbe. Il vero rischio è di diventare presto come la Grecia, la Slovenia e Cipro, in reale default. Meglio vivi fuori che morti dentro. In tutta Europa, ad ogni elezione, salgono in modo esponenziale i partiti anti-Euro o anti-Europa. … Continua a leggere »
- Dal gorgo al gorghetto - di Roberto Musacchio Stare nel gorgo era l’espressione che usò Pietro Ingrao, mi pare ad Arco di Trento in occasione di un appuntamento della mozione che si opponeva allo scioglimento del Pci, per motivare il suo intendimento che era quello, allora, di rimanere comunque nel nuovo partito. Si trattava di rimanere laddove si addensavano, in … Continua a leggere »
- IUS SOLI, IUS SANGUINIS: Lettera aperta a Beppe Grillo - Caro Beppe Grillo, come me e altri 130 milioni tra italiani e oriundi, fai parte di quel popolo di santi, poeti e trasmigratori, diffusi nella penisola e ai 4 angoli del globo. In più tu sei genovese, appartieni cioè a quella risma di marinai che hanno attraversato gli oceani non solo in sottocoperta, ma che i … Continua a leggere »
- “Sulle tragedie del lavoro in Bangladesh in occidente c’è troppa ipocrisia”. Intervista a Silvana Cappuccio - Sulle “fabbriche della morte” in Bangladesh, http://www.controlacrisi.org ha intervistato Silvana Cappuccio, autrice di diversi saggi sulla catena dello sfruttamento dei grandi marchi tessili occidentali in Asia. Cappuccio lavora al Dipartimento politiche globali della Cgil ed è rappresentante della Cgil nell’Ilo. Intanto, in queste ore il numero dei cadaveri estratti dalle macerie è arrivato a 1033.  … Continua a leggere »
- Il programma del partito che sconvolgerà le elezioni tedesche - di Pino Cabras  (da Megachip) Vi proponiamo la traduzione del programma politico in sintesi di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), uno dei nuovi grandi partiti emergenti in Europa. La grande crisi europea sta generando in molti importanti paesi, ciascuno secondo la sua fisionomia, l’esplodere di nuove forze politiche in grado di sfondare il muro del 25% dell’elettorato: Syriza in … Continua a leggere »
- Munchau: “Fine dell’austerità con Letta? Sono solo chiacchiere” - La nuova strategia europea di austerità morbida, di cui Enrico Letta appare oggi l’alfiere, è più che altro un’operazione cosmetica. La Germania non accetterà di attuare stimoli fiscali per il bene dell’Europa meridionale. E grazie al fiscal compact l’austerità durerà per quasi un’intera generazione.  di Wolfgang Munchau (dal Financial Times del 5 maggio 2013) Vi è … Continua a leggere »
- Letta sarà vera novità rispetto a Monti ? - di Alfiero Grandi Sembra incredibile, ma Mario Monti, il (presunto) salvatore della patria è in rapido oblio. Dopo il clamoroso insuccesso elettorale della sua lista è iniziato un rapido declino di Monti e oggi la sua creatura elettorale è divisa ed è in caduta libera di consensi. I giudizi sulla sua opera di governo sono … Continua a leggere »
- Tecno-dittature: intorno a Mes, Eurogendfor, antieuropeismo e web - Tonino D’Orazio Non necessariamente moderne. Ci sono tutti i vecchi ingredienti. Ma innovative. Non più nazionali, ma continentali. Dittatura dei tecnocrati europei e dello strapotere di banche e di oligarchie private (la nuova aristocrazia). Dalla trappola delle dittature se ne esce rompendo il giocattolo e ribadendo il valore assoluto della democrazia e della rappresentanza. Anche … Continua a leggere »
- L’austerità è l’ideologia dei super-ricchi - L’influenza della dottrina dell’austerity non può essere compresa senza parlare anche di classi sociali e di diseguaglianza. Il programma dell’austerity rispecchia da vicino, la posizione dei ceti abbienti, ammantata di rigore accademico. Ciò che il più ricco un per cento della popolazione desidera diventa ciò che la scienza economica ci dice che dobbiamo fare.  di … Continua a leggere »
- Cos’è l’Alto tradimento? - di Tonino D’Orazio Hanno complottato nei retroscena nazionali le loro politiche contro il bene comune. Fanno parte di oligarchie internazionali, di stampo massonico, dalle quali prendono ordini. Ci hanno prosciugato di tutto e ci hanno reso un popolo schiavo, servile e peggio ancora fiero di esserlo. Altri hanno già deciso il nostro futuro: su rifiuti, … Continua a leggere »
- Ricostruire la sinistra: Documento della presidenza dell’Associazione per il rinnovamento della Sinistra - L’Italia è di fronte all’esito economicamente e politicamente disastroso di quella che è stata chiamata la seconda repubblica. Porre in atto rimedi immediati per affrontare la condizione drammatica di milioni di persone e di moltissime imprese è indispensabile. Adottare misure urgenti di riforma dei partiti e del sistema politico per la salvaguardia della democrazia costituzionale … Continua a leggere »
- “Io non rifarei la storia secondo dietrologia, dal compromesso storico in poi…” - di Franco Trapani Io non rifarei la storia secondo dietrologia dal compromesso storico in poi. Sufficit questo richiamo, per capirci. D’altra parte, la situazione attuale, di blocco invisibile delle istituzioni repubblicane e la paralisi della democrazia e della società in questo paese, merita interventi alti e sostanziosi. Alti e sostanziosi, cioè,  ben oltre le attuali possibilità … Continua a leggere »
- Luciano Gallino: “ Se continua così non ci resta che emigrare” - “ L’AUSTERITA’ SARA’ SEMPRE LA STESSA” - IL GOVERNO LETTA FIGLIO DELL’AGENDA MONTI, NON VEDO NESSUNA DISCONTINUITA’ . LUCIANO GALLINO PESSIMISTA SULLA RECESSIONE E IL CAMBIO DELLE POLITICHE EUROPEE Sarà perché al ministero del lavoro oggi c’è qualcuno che riesce a leggere i numeri della macro-economia, come il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, ma sembra che in … Continua a leggere »
- Sul mercato del lavoro, Letta dichiara il falso - di Emiliano Brancaccio Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha dichiarato: «Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo». Quanto alla riforma Fornero il premier ha commentato: «In un momento … Continua a leggere »
- Il programma di Letta: di tutto, di meno - Se ieri sullo scranno del Presidente del Consiglio ci fosse stato Angelino Alfano o Silvio Berlusconi, forse qualche voce in più si sarebbe alzata per dichiarare che il discorso tenuto dal premier alle Camere sembra più un libro dei sogni che un programma di governo. Invece su quella poltrona c’era Enrico Letta, sicché anche il … Continua a leggere »
- Cremaschi buttato giù dal palco da Cgil Cisl e Uil: Dissentiva. - di Giorgio Cremaschi Nella mia lunga esperienza sindacale non mi era mai capitato di vivere in prima persona la scena madre del film ‘L’uomo di marmo’.. Ora mi è successo. Ero sfuggito alle maglie strette della selezione preventiva di coloro che avevano diritto a partecipare alla riunione degli esecutivi CGIL CISL UIL. Su circa 150 persone … Continua a leggere »
- Letta, Merkel, Hollande… - di Roberto Musacchio Mentre il neo presidente del consiglio,  Enrico Letta, dedicava una delle citazioni del suo discorso di insediamento a Beniamino Andreatta, suo antico maestro, in Francia Le Monde impegnava una pagina a ricostruire come il socialista Delors fosse stato, nel 1983, all’epoca del secondo governo Mitterand, l’iniziatore delle politiche di austerità, oltre che … Continua a leggere »
- Il principio di responsabilità - di Andrea Ermano (Zurigo) Il clima sta diventando un po’ meno comodo, diciamo la verità. Quindi, ci produce problemi come inondazioni, cicloni e altre cose diverse da quelle che ci aspettiamo. Le parole di cui sopra non sono una metafora politica, ma il commento (qui citato a memoria) che qualche giorno fa un ricercatore ha rilasciato a RaiNews24 in … Continua a leggere »
- Europa: la concorrenza fra stati porta al tracollo - Gustav Horn, presidente dell’Institut für Makroökonomie und Konjunkturforschung della  Hans-Böckler-Stiftung (vicino ai sindacati), sulla progressista Die Zeit propone una riflessione sul meccanismo profondamente sbagliato alla base della moneta unica: la concorrenza fra stati [da Voci dalla Germania]. di Gustav Horn Gli stati in Europa dovranno essere come le imprese: più economici, in continuo miglioramento e sempre più competitivi. Questo … Continua a leggere »
- Le strane intese di Napolitano - di Nicola Melloni (Londra) In un discorso auto-celebrativo e arrogante Napolitano ha accusato i partiti di immobilismo, incapacità, sterilità. Tutto vero, ma ci si potrebbe domandare, da che pulpito? Non ci sono dubbi che i partiti tradizionali siano ormai distaccati dalla realtà e che non sappiano rappresentare gli umori, le aspirazioni, le ansie e le … Continua a leggere »
- Paraguay: dinosauri al comando, sinistra sconfitta - di Marco Consolo (Santiago del Cile) Il Paraguay riporta indietro le lancette della storia. La vecchia oligarchia ritorna prepotentemente al governo dopo “legittime elezioni” che cancellano il “golpe parlamentare” del giugno 2012 contro il Presidente costituzionale Fernando Lugo, che aveva tentato un timido rinnovamento. Elezioni preparate dal governo golpista, la cui regolarità è stata certificata … Continua a leggere »
- Stefano Rodotà: ‘Questi politici hanno perso la testa’ - (A seguire il discorso integrale di Napolitano) – «In questi giorni ho cercato di fare con discrezione, ma con decisione, quello che si doveva fare. A quelli che dicevano ‘Rodotà non si pronuncia?’, dico che le cose non si fanno in trenta secondi. E a giudicare dalle reazioni, mi pare di esserci riuscito». Il professor … Continua a leggere »
- Argentina. Tutti contro la Riforma della Giustizia di Cristina, compreso il Papa - di Adriana Bernardotti (Buenos Aires) Un’altra volta gli “indignados” della classe media e alta hanno invaso le strade di Buenos Aires con la protesta. Questa volta, però, si sono aggiunti in forma organica i principali partiti d’opposizione, che hanno deciso all’ ultimo momento di accompagnare gli auto-convocati dalle reti sociali. La ragione: la Riforma della … Continua a leggere »
- Opposizione alla monarchia elettiva - di Giorgio Cremaschi Quando un Presidente della Repubblica che dura sette anni viene rieletto per altri sette, siamo in un sistema più simile all’antica monarchia elettiva polacca che a quello delineato dalla nostra Costituzione. Quando questo stesso Presidente ha di fatto governato per quasi un anno e mezzo attraverso un Presidente del Consiglio da lui … Continua a leggere »
- NUOVA EMIGRAZIONE: Dall’Italia alla Svezia - di Antonella Dolci (Stoccolma) Premetto subito che mancano a quest’articolo basi statistiche affidabili, sia svedesi (il gruppo italiano è troppo piccolo e scompare nelle statistiche dell’immigrazione dall’Europa del Sud) che italiane, basate di solito solo sul numero di nuovi iscritti all’AIRE. Però l’opinione generale, confermata da diverse esperienze, è che l’emigrazione dall’Italia è in netto aumento. … Continua a leggere »

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Il dollaro, l'euro, il petrolio e l'invasione nordamerica
- Inserito il 04 marzo 2006 alle 20:56:00 da webmaster. AL - EN 2006

di Attilio Folliero e Cecilia Laya*

L'invasione dell'Iraq da parte degli USA e suoi alleati, fu giustificata da motivazioni, poi rivelatesi infondati, che l'Iraq era in pssesso di armi di distruzione, in grado di porre in pericolo la sicurezza dell'intero occidente.

La scusa per la prossima invasione dell'Iran si fonda sulla convinzione che questo paese stia sviluppando armi di carattere nucleare. Secondo noi non ci sono dubbi che ci sara' una invasione dell'Iran ed una successivo possibile attacco al Venezuela, perche' le cause vere sono ben piu' profonde e praticamente necessarie per la sopravvivenza stessa della superpotenza americana.


Ma andiamo per ordine. Se le cause non sono quelle annunciate, quali sono i veri motivi che rendono necessarie queste guerre costose e sanguinose? Il petrolio? Indubbiamente Iraq, Iran e Venezuela sono paesi petroliferi ed il petrolio, nel nostro sistema capitalistico attuale è la merce piu' importante. Si è detto - tra le altre - che la causa vera di queste guerre sia il controllo della produzione del petrolio. Anche questa è una ragione, che per quanto valida, non giustifica totalmente guerre cosi' costose e sanguinose.

Per capire cosa c'e' dietro le invasioni dell'Iraq e delle possibili invasioni dell'Iran e del Venezuela, occorre analizzare la situazione economica degli USA.

Gli Usa si affermano come potenza mondiale alla fine dell'ottocento, a segutio delle guerre ispano-americane (1898) e del Grande Crack del 1873 e la succesiva depressione che trascino' verso il declino l'impero inglese. Ma è con la seconda guerra mondiale che si afferma come grande superpotenza economica e militare. Nell'estate del 1944, quando le sorti della guerra erano gia' segnate, le grandi potenze occidentali si riunirono in una piccola cittadina americana, Bretton Woods, per accordarsi su un nuovo sistema monetario internazionale. Era necessario pensare all'imminente fine della guerra e al modo migliore per regolare i commerci mondiali. Il Gold Standard, il sistema monetario basato sulla convertibilità di tutte le monete in oro secondo una parità fissa, non rispondeva più alle esigenze di un capitalismo sempre più lanciato verso la conquista di nuovi e più ampi mercati.
A Bretton Woods furono presentati due progetti per il futuro sistema monetario internazionale. Il primo, di parte britannica, portava la firma di Keynes, che prevedeva la costituzione di una banca centrale mondiale che avrebbe avuto il potere d'intervenire sui mercati per regolare i rapporti tra debitori e creditori. La banca doveva regolare tali rapporti tramite l'emissione di una propria moneta, che stando allo stesso keynes doveva prendere il nome di Bancor, ovvero "Oro Bancario".
Il secondo progetto fu redatto dal sottosegretario al tesoro americano, Harry Dexter Withe, che prevedeva, invece un semplice fondo di stabilizzazione dei tassi di cambio. Il risultato raggiunto fu un compromesso fra i due progetti iniziali. Il capitalismo si dotava di due organismi finanziari internazionali, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, che avevano il compito di coordinare le politiche economiche dei singoli stati nazionali, soprattutto in una materia delicata come quella monetaria. Nonostante siano passati oltre 60 anni, tali organismi finanziari, gestiscono tuttora il sistema finanziario mondiale. In sostanza il sistema monetario nato a Bretton Woods era imperniato sul ruolo centrale del dollaro, l'unica moneta che poteva essere convertita in oro. La banca centrale americana, la Federal Reserve, s'impegnava a convertire la propria moneta in oro secondo una parità stabilita dagli stessi accordi di Bretton Woods.
Gli Stati Uniti, con la vittoria nella seconda guerra mondiale, pongono le basi per controllare l'intera economia mondiale, relegando ad un ruolo secondario Giappone e Germania, i due principali antagonisti. L'Unione Sovietica, l'altra potenza imperialistica uscita vincitrice dal conflitto, in seguito al trattato di Yalta, esercita la propria egemonia sull'Europa orientale.
Con gli accordi di Bretton Woods il dollaro diventa lo strumento monetario utilizzato negli scambi commerciali internazionali. Ricordiamo che nel 1950 la produzione statunitense rappresentava quasi il 50% dell'economia mondiale. Gli Stati Uniti, oltre ad essere il principale produttore di merci del mondo, avevano in mano anche il controllo assoluto della politica monetaria su scala internazionale. Infatti, con il sistema costruito a Bretton Woods, gli Stati Uniti, non solo avevano imposto agli altri paesi l'utilizzo del dollaro nei commerci internazionali, ma questi erano obbligati ad intervenire sul mercato per mantenere la parità della propria moneta rispetto a quella americana. Se gli Stati Uniti immettevano sul mercato una quantità di dollari superiore alle necessità dei traffici commerciali, cosa che puntualmente si è verificata, gli altri paesi erano obbligati ad acquistare i dollari in surplus per mantenere in equilibrio l'intero sistema monetario. Fino a tutti gli anni sessanta gli Stati Uniti mantengono il dominio incontrastato sui mercati internazionali. Sono il maggior paese esportatore al mondo e presentano ogni anno una bilancia commerciale ampiamente in attivo. Le industrie americane, oltre a poter usufruire di un mercato interno di dimensioni continentali che permette loro di realizzare grosse economie di scala, sono le più competitive sui mercati internazionali.
Ovviamente, allo strapotere economico si accompagna lo strapotere militare: gli USA s'impegnano a difendere militarmente gli interessi del capitalismo occidentale (ossia i propri) dalla presenza minacciosa dell'altro polo imperialistico guidato dall'URSS. L'Europa occidentale, tra cui spicca la Germania, ed il Giappone liberi da qualsiasi impegno di natura militare, possono concentrare tutti gli sforzi nella ricostruzione degli apparati produttivi. In questi paesi, negli anni cinquanta e sessanta, il prodotto interno lordo cresce ad un ritmo del 7-8% annuo. In conseguenza di tale crescita, il peso economico di Germania e Giappone, nel contesto dell'economia mondiale, assume una rilevanza sempre maggiore. Gli Stati Uniti, pur essendo ancora dominanti sui mercati mondiali, finiscono per essere minacciati dall'ascesa economica giapponese ed europea. Alla fine degli anni sessanta, l'industria tedesca e giapponese supera in competitività quella americana. Nel 1969, in seguito al rafforzamento dell'economia tedesca rispetto a quella americana, s'era sviluppata sui mercati monetari una fortissima pressione sul marco che aveva costretto la Bundesbank ad assorbire ingenti quantità di dollari allo scopo di mantenere le parità esistenti.
Nonostante l'intervento, le autorità monetarie tedesche nell'ottobre dello stesso anno furono costrette ad interrompere la politica d'acquisto di dollari e a far fluttuare il valore del marco, che iniziava a sperimentare una rivalutazione crescente. Con la manovra tedesca il sistema di Bretton Woods subiva un durissimo colpo, cominciava ad insinuarsi il dubbio che gli Stati Uniti non potevano più garantire la convertibilità in oro del dollaro. La rivalutazione del marco non placò i movimenti speculativi a favore della moneta tedesca e in seguito al continuo peggioramento della bilancia dei pagamenti statunitense, aumentarono gli afflussi di dollari sul mercato tedesco. Nel maggio del 1971 le pressioni sul marco erano diventate così forti da indurre le autorità tedesche a rivalutare per la seconda volta la propria moneta. In questi mesi la Federal Reserve fu letteralmente invasa dalle richieste di conversione di dollari in oro. Il presidente americano Nixon il dieci agosto del 1971, per evitare che le casse della Federal Reserve si svuotassero completamente delle riserve auree, dichiarò unilateralmente la sospensione della convertibilità del dollaro. Si poneva fine dopo ventisette anni al sistema monetario che aveva garantito lo sviluppo più portentoso dell'economia capitalistica statunitense. La rottura dei trattati di Bretton Woods poneva fine ad un sistema di cambi fissi, aprendo la strada a continui terremoti valutari. Nel dicembre del 71 i rappresentanti del Gruppo dei Dieci si riunirono a Washington per negoziare le nuove parità monetarie. Era la prima volta, in questo secondo dopoguerra, che il riallineamento monetario avveniva su basi multilaterali; in questa sede la moneta tedesca si rivalutò di un altro 13,6% rispetto al dollaro e alle altre valute.
Nel secondo dopoguerra il commercio internazionale s'era strutturato in maniera tale da utilizzare esclusivamente la moneta americana; tutto il mercato delle materie prime, e tra queste il petrolio, avveniva ed avviene esclusivamente in dollari. Sono questi i motivi che hanno permesso al dollaro, nonostante la rottura dei trattati di Bretton Woods, di continuare a svolgere la funzione di moneta mondiale. Non ha perso la fiducia dei mercati internazionali, e le riserve delle banche centrali continuarono ad essere costituite in dollari. Quindi anche dopo la rottura dei trattati di Bretton Woods, gli Stati Uniti, pur non essendo piu' la grande superpotenza economica mondiale, ha continuato a dominare il panorama economico attraverso il dollaro.
Se alla fine della seconda guerra mondiale gli Usa controllavano praticamente la meta' della produzione mondiale, oggi tale quota e' scesa al di sotto del 20%. Con l'avvento dell'EURO sulla scena monetaria internazionale e la continua svalutazione del dollaro, alcuni paesi hanno ventilato l'ipotesi - e qualcuno ha anche messo in atto - dell'abbandono del dollaro come unica moneta di scambio. Tra questi paesi, ci sono alcuni paesi produttori di pertrolio, il principale prodotto del mercato mondiale: Iraq, Iran e Venezuela, oltre a Cina, India, Russia, Siria e Corea del nord. L'iraq nel novembre del 2002 trasferisce in Euro tutte le sue riserve internazionali; l'Iran va nella stessa direzione; il Venezuela e' ancora piu' radicale, oltre ad iniziare una politica di scambi commerciali con gli altri Stati, evitando l'uso di una moneta, ossia fornisce pertolio in cambio di altre merci, propone la creazione di una banca e di una moneta latinoamericana.
Come abbiamo visto gli USA non sono piu' la grande potenza economica di un tempo: la quota di commercio mondiale, che alla fine della seconda guerra mondiale era praticamente del 50% e' scesa sotto il 20%. Il suo potere continua a fondarsi quasi esclusivamente sull'utilizzo del dollaro come moneta di scambio. Cosa succederebbe all'economia statunitense, se a livello mondiale venisse abbandonato il dollaro come moneta di scambio? Un crollo dell'economia statunitense ed una crisi irreversibile. Se si adottasse, ad esempio l'Euro, quale moneta di scambio, tutti gli Stati, che oggi hanno le proprie riserve in dollari, si vedrebbero costretti a venderli per rifornirsi di euro. Cio' determinerebbe un crollo del valore del dollaro, una enorme inflazione negli USA ed una crisi economica, praticamente irreversibile, con il declino definitivo dell'economia statunitense. Ovviamente non ne rimarrebebro immune le altre economie mondiali, soprattutto quelle intimamente legate all'economia statunitense, come italiana e Inghilterra.
Bisogna considerare anche un altro aspetto dell'economia statunitense, ossia l'enorme debito pubblico. Gli alti tassi di interesse e l'enorme afflusso di capitali sono serviti anche a finanziare il debito pubblico. Attualmente il debito pubblico statunitense ammonta a 7.500 miliardi di dollari e se a questa cifra aggiungiamo il debito delle famiglie americane, altri 6.000 miliardi di dollari ed il debito delle imprese, 13.000 miliardi di dollari, il debito totale statunitense e' di circa 30.000 miliardi di dollari, pari al 300% dell'intero PIL. Per avere una idea della gravita' della situazione e' sufficiente il paragone dello stesso indice al tempo del grande crack del 1929. All'epoca il debito totale USA era del 240%. Per gli USA e per la sua economia, la sua stessa sopravvivenza e' intimamente legata al fatto che il dollaro continui ad essere utilizzato come moneta di riserva di tutti gli Stati e principale moneta per gli scambi commerciali internazionali.
Perche' la guerra all'Iraq? Perche' aveva armi di distruzione? Per controllare il mercato petrolifero? No. Il regime di Saddam Hussein, tra l'altro posto al potere dagli stessi statunitensi, non viene rovesciato neppure durante la prima guerra del golfo. Poteva essere facilmente sconfitto da Bush padre, ma viene lasciato al potere. Quando il regime iraqueno annuncia il passaggio all'Euro, la potenza statunitense non puo' far altro che intervenire militarmente. Il problema e' che l'Iraq, stava spingendo all'interno dell'OPEC, di cui e' paese membro, per abbandonare l'utilizzo del dollaro quale moneta di scambio per il mercato petrolifero. L'OPEC copre circa il 40% della produzione mondiale di petrolio ed i paesi membri possiedono l'80% delle riserve totali, quindi se questa organizzazione dovesse annunciare l'abbandono del dollaro, quale moneta di scambio, per gli USA si aprirebbe la strada ad una crisi irreversibile. Per gli USA, quindi, e' di vitale importanza impedire che cio' si produca e soprattutto si produca nell'ambito dell'OPEC, che controlla il prodotto principale del mercato, appunto il petrolio.
Gli USA hanno solo due strade: una riforma strutturale profonda dell'economia o la via militare per impedire che i paesi dell'OPEC adottino l'abbandono del dollaro. Hanno scelto la seconda via. Dopo l'invasione dell'IRAQ, tocca all'IRAN e successivamente al Venezuela, altro importante membro dell'OPEC. Il Venezuela non solo e' paese produttore di petrolio, ma e' un paese latinoamerciano, che sta adottando politiche che tendono a coinvolgere gli altri paesi latinoamericani in una possibile unificazione, per il momento ancora molto difficile, date le profonde differenze esistenti tra i vari stati. Pero', a piu' lungo termine una patria grande latinoamericana dal Messico, alla terra del fuoco sara' possibile. Cio' per gli USA e' doppiamente pericoloso, perche' non solo accellera l'abbandono del dollaro come mometa negli scambi della principale merce, il petrolio, ma l'America Latina e' il principale mercato di sbocco dell'economia statunitense; quindi, se tale regione si indipendizzasse da Washington, gli USA perderebbero il proprio principale mercato.
E' quindi chiaro che non ci potra' essere nessun accordo: la passata invasione dell'Iraq e le future aggressioni a Iran e Venezuela saranno inevitabili per l'imperialismo statunitense.
*Attilio Follliero è laureato in Scienze Politiche presso La Sapienza di Roma; Cecilia Laya è laureata in Economia presso la UCV di Caracas

Per contatto e scambio di opinioni con gli autori: venezuela@lapatriagrande.net

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