Inserito il 07 novembre 2005 alle 16:56:00 da rod. IT - EN 2005
SECONDO IL RAPPORTO DELL’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) REALIZZATO PER CONTO DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, LA FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie)RISULTA TRA I MIGLIORI ENTI ATTUATORI DEI PROGETTI DI FORMAZIONE E SVILUPPO LOCALE PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO.
E’ stato pubblicato a ridosso della scorsa estate, e recentemente distribuito, il rapporto finale di monitoraggio degli interventi formativi per gli italiani residenti in paesi extra-europei finanziati con i fondi specifici del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, relativi all’ultimo bando del 2001 e le cui azioni si sono concluse nel 2003.
Come scrive il Sottosegretario On. Pasquale Viespoli nella lettera di presentazione del voluminoso rapporto, il Ministero del Lavoro, nel 2001, aveva messo a disposizione circa 8 milioni di Euro, con i quali sono stati finanziati 86 progetti realizzati in buona parte in America Latina.
Nel gennaio 2004 sono stati stanziati 26 milioni di Euro, per realizzare progetti formativi e di sviluppo locale (presentati al Ministero del Lavoro nel maggio 2004) la cui valutazione è stata decisamente farraginosa e tardiva (è durata circa 18 mesi) e la cui approvazione dovrebbe essere ormai imminente. Come nella precedente occasione i progetti presentati sono stati oltre 500 e si concentrano nell’area latino-americana, quella in cui i fabbisogni di interventi del settore sono oggettivamente più pressanti in considerazione della gravissima crisi attraversata da tutti i paesi in cui è consistente la presenza di emigrati italiani.
“Con quest’ultimo intervento formativo è auspicio del Ministero” – scrive il Sottosegretario On. Viespoli- “aumentare le capacità professionali degli italiani residenti all’estero per favorire la loro integrazione nelle realtà produttive, sia italiane che straniere.”
Si deve rilevare che sommando gli stanziamenti del bando del 2001 e di quello del 2004, i cui interventi saranno biennali e quindi, iniziando verosimilmente nel 2006, si concluderanno nel 2008, gli stanziamenti complessivi in questo settore, ammonteranno complessivamente a 34 milioni di Euro. Lo stanziamento annuo per questa tipologia di interventi a favore dei connazionali emigrati sarà dunque di circa 4 milioni e 250 mila Euro annui, una cifra assolutamente esigua rispetto alle esigenze e -allo stesso tempo- alle opportunità derivanti dal coinvolgimento delle collettività emigrate dentro i processi di internazionalizzazione e cooperazione internazionale, che potrebbero vedere l’Italia in prima linea soprattutto nel continente latino americano, a partire dalla grande presenza di connazionali in Argentina, in Uruguay, in Brasile e in Venezuela.
Per farsi un’idea della esiguità dell’intervento, basti pensare che gli interventi per lingua e cultura italiana all’estero, ammontano a diverse decine di milioni euro all’anno, così come per il sostegno alle scuole italiane all’estero o per il funzionamento delle camere di commercio italiane all’estero.
Gli interventi di formazione e sviluppo locale, gli unici che consentono un coinvolgimento diretto delle istituzioni dei paesi ospitanti, delle realtà produttive e sociali, del mondo professionale ed universitario locale, intorno ad un obiettivo comune (quello dello sviluppo e della cooperazione/internazionalizzazione), costituiscono invece un intervento quantitativamente irrisorio; ed invece sarebbero importantissimi, ove correttamente progettati e gestiti, soprattutto per la valenza che hanno a livello di trasferimento e replicabilità di modelli di formazione, orientamento e sviluppo professionale ed imprenditoriale in aree svantaggiate o in via di sviluppo, come vaste regioni dell’America Latina. Soprattutto, dal punto di vista del paese Italia, tali interventi costituiscono una opportunità unica di intensificare le relazioni con una parte del vasto mondo delle nuove generazioni di italiani all’estero che sono interessati all’Italia non solo per una generica prospettiva umanistico-culturale o di recupero delle “radici”, ma come attuale e futuro interesse a sviluppare con l’Italia concrete relazioni che hanno a che fare con l’impegno lavorativo individuale, ma anche con lo sviluppo economico e sociale dei paesi di residenza, in definitiva con la sostanziale valorizzazione della loro funzione di mediatori di processi di globalizzazione più equilibrati e rispettosi di identità e di culture che possano contare sul cosciente interesse strategico del nostro paese.
E’ evidente che tutto ciò ha un senso se, accanto ad una rinnovata attenzione a questo ambito di interventi, ad un aumento degli investimenti nel settore, alla capacità di individuare priorità territoriali e di tipologia delle azioni, ad uno snellimento delle procedure e alla formalizzazione di un albo dei soggetti attuatori che vantino storia di insediamento, competenze e capacità verificate di realizzazione delle misure proposte, si accompagni sempre un monitoraggio attento dell’efficacia delle stesse.
In tale ottica, la FILEF ritiene di particolare importanza la pubblicazione del rapporto finale di monitoraggio degli ultimi interventi 2001-2003, realizzato dall’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), per conto del Ministero del Lavoro.
Altrettanto importante, dal punto di vista della organizzazione, è il fatto che nello stesso rapporto, FILEF è stata valutata tra i migliori soggetti attuatori, risultando, tra gli 86 progetti realizzati, ai primi posti in riferimento a tutti gli indicatori presi in considerazione. I parametri erano relativi a dati oggettivi quali il tasso di abbandono e il tasso di sostituzione dei corsisti, tasso di utilizzo didattico dell’azione e tasso di utilizzo finanziario delle risorse messe a disposizione, mentre quelli soggettivi riguardavano la valutazione autonoma dei corsisti rispetto alla qualità della organizzazione, della docenza, delle strutture ed attrezzature utilizzate, rispetto alle attese, all’utilità dell’intervento, al numero di coloro che parteciperebbero nuovamente allo stessa azione presso lo stesso ente. I progetti monitorati, realizzati da FILEF nel settore del commercio estero, dell’ e-commerce e della produzione di siti web, della riqualificazione di insegnanti di lingua italiana nelle scuole brasiliane, che hanno avuto un utenza complessiva di circa 150 corsisti, ed hanno coinvolto oltre 60 tra operatori e docenti in Brasile (San Paolo, Porto Alegre, Guarulhos, Ribeirao Preto, Campinas) e in Argentina (Rosario), si posizionano infatti al primo posto in assoluto rispetto ai parametri del tasso di abbandono e del tasso di sostituzione (0,0% per due progetti e 5% per il terzo progetto monitorato), al secondo e al settimo posto rispetto al tasso di utilizzo didattico (98,9%, 91,4% e 90%), con percentuali del 99,7%, 97,5% e 92,5% per il tasso di utilizzo finanziario, al secondo e al settimo posto per la soddisfazione rispetto all’organizzazione (9,2 e 8,9), e (9,2 -8,8) rispetto alla docenza , (9,2-8,8) rispetto alle attrezzature, terzo e nono posto per la soddisfazione rispetto alle attese(9,2-8,7), quarto posto per l’utilità percepita (9,3), al primo posto rispetto al numero di coloro che parteciperebbero alla stessa azione presso lo stesso ente (100%).
I dati riportati nel rapporto confermano che l’azione di riqualificazione ed adeguamento delle capacità operative e di servizio dell’associazionismo storico di emigrazione rispetto ai fabbisogni emergenti nelle nostre comunità non solo è possibile, ma ove attuato con convinzione, riesce a produrre risultati di rilievo e qualitativamente superiori a molte altre importanti organizzazioni di impresa o di settore (in questo caso formativo) in grado di muoversi su un versante esclusivamente tecnico e con una relative conoscenze dei contesti migratori. Ciò costituisce, a nostro parere, un comune ambito di riflessione su cui, CGIE, MAE, Ministero del Lavoro, Regioni, ecc. debbono misurarsi, anche a partire dalla prossima conferenza Stato-Regioni, Province Autonome-CGIE di dicembre.
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