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Francesco Carchedi sul libro "Andare, restare, tornare - Cinquant’anni di emigrazione in Germania
Inserito il 14 dicembre 2006 alle 17:17:00 da webmaster. IT - EN 2006

Dalla Cosmo Iannone Editore la difficile storia di una comunità raccontata con occhio bipartisan da studiosi italiani e tedeschi
"In Germania vi è una minoranza della collettività italiana che soffre ancora per le aspettative non risolte"

ROMA - Nel gennaio dello scorso anno si è svolto a Roma un convegno, organizzato dal Goethe Institut con il patrocinio del Ministero de4gli Affari Esteri e del Ministero degli Italiani nel Mondo, sull’emigrazione italiana in Germania negli anni 50.

L'incontro faceva parte delle manifestazioni che il Goethe aveva organizzato, in collaborazione con l'Assessorato alle politiche sociali e migratorie della Regione Campania e l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, per ricordare il cinquantesimo anniversario dell'accordo bilaterale fra Italia e Germania del 1955 che regolava le condizioni di lavoro dei nostri emigranti.
La sintesi storica e scientifica di queste riflessioni è stata affidata al libro, presentato in questi giorni della Cosmo Iannone Editore nell’ambito della collana "Quaderni sulle migrazioni", dal titolo "Andare, restare, tornare - Cinquant’anni di emigrazione in Germania". Una pubblicazione, curata da Francesco Carchedi, docente di sociologia dell’università di Roma "La Sapienza", e da Enrico Pugliese, direttore dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr- Nel libro si cerca di approfondire, attraverso il confronto fra i punti di vista degli studiosi italiani e tedeschi, gli effetti strutturali derivanti dell’accordo sulla manodopera immigrata stipulato fra Italia e Germania. Un innovativo approccio metodologico che, senza dimenticare i contenuti del libro, abbiamo cercato di comprendere meglio rivolgendo alcune domande a Francesco Carchedi.
Dal volume dai lei curato insieme a Enrico Pugliese viene proposta un’immagine bipartisan della nostra emigrazione in Germania che tiene conto del punto di vista italiano e tedesco. Come si articola nel cammino narrativo del libro questo approccio metodologico?
Nel libro sono raccolti una decina di saggi riguardanti i diversi aspetti della nostra emigrazione verso la Germania - questa parte è stata curata da esperti italiani - e la presenza della nostra collettività in questa nazione. Una realtà storica, quest’ultima, che viene raccontata da studiosi tedeschi. La pubblicazione è inoltre arricchita dalla testimonianza inedita di un lavoratore italiano che, durante la sua permanenza allo stabilimento Volkswagen di Wolfsburg scrisse un diario sulla sua esperienza di operaio sindacalizzato all’interno del consiglio di fabbrica dell’azienda automobilistica tedesca. Nel libro sono state studiate le tre fasi del nostro processo emigratorio in Germania. Abbiamo infatti approfondito sia le condizioni, le problematiche e le incertezze dei nostri connazionali al momento della partenza, sia le difficoltà e le paure vissute dagli italiani durante il viaggio e la loro permanenza in Germania. Dall’analisi delle condizioni di vita dei nostri lavoratori è inoltre emersa con forza , ma questo già in parte lo si sapeva, la doppia realtà vissuta dagli emigranti. Essi da un lato vedevano nella Germania una terra ricca di opportunità occupazionali che dava sicurezza materiale, e dall’altro dovevano confrontarsi con una società che li considerava lavoratori ospiti e, almeno fino alla metà degli anni ‘70, non li accettava come migranti di lungo periodo. Una dicotomia che ha creato, in alcuni gruppi di nostri connazionali, difficoltà d’insediamento che sono tuttora presenti. Al momento in Germania fra i 500.000 connazionali residenti, uomini e donne che vivono nella maggioranza dei casi un’esistenza integrata ed hanno lavori di prestigio, vi è ancora una minoranza che soffre di quella doppia aspettativa non risolta.
Oltre alla testimonianza del sindacalista italiano, vi sono altre storie nel libro che evidenziano aspetti particolari e poco conosciuti della nostra diaspora verso la Germania?
Tutti i saggi sono di particolare interesse, voglio comunque segnalare lo studio che ha consentito la ricostruzione della catena migratoria di una comunità italiana residente in una cittadina vicino Stoccarda e proveniente da Valva, un paesino del salernitano di 2.000 anime. Una collettività che, nel giro di 20 anni, è aumentata in maniera esponenziale raggiungendo le 300 unità. Una presenza all’estero di persone adulte che appare estremamente significativa in rapporto alla ridotta entità numerica della comunità d’origine.
A distanza di molti anni dall’accordo fra Italia e Germania sulla nostra manodopera, cosa rimane di quella complessa vicenda migratoria che è stata caratterizzata da tanto lavoro, sacrificio e voglia di arrivare?
Oggi rimane una grande esperienza d’integrazione che non è stata sempre facile a causa delle difficoltà linguistiche, delle condizioni climatiche e di alcuni elementi di ostilità che hanno accompagnato la nostra emigrazione almeno sino alla fine degli anni settanta. Nel decennio successivo, grazie all’avanzata anche in Germania della riflessione sulla comune appartenenza europea, il giudizio della cittadinanza tedesca verso i nostri connazionali è positivamente mutato. Questo passaggio viene ribadito da molti interventi contenuti nel volume che evidenziano come negli anni ottanta la comune radice europea abbia permesso di surclassare le parti più spinose delle ideologie nazionali che, a partire dal dopoguerra, avevano alimentato reciproci pregiudizi fra la comunità italiana ed i cittadini tedeschi. Atteggiamenti che tra gli anni ottanta e novanta, quando la generazione che ha vissuto la guerra ha in qualche modo perso la sua capacità di pressione sociale, sono positivamente mutati.
Dopo questo lungo percorso migratorio, fatto anche di pregiudizi e incomprensioni, come si presenta l’oggi della comunità italiana in Germania?
Ai nostri giorni la comunità italiana è ormai ben inserita nella società tedesca. In questo contesto permangono però due aspetti problematici. Se da un lato abbiamo alcuni gruppi di anziani italiani che non sono riusciti ad avere successo e vivono in condizioni di precarietà la loro esistenza, dall’altro troviamo la questione, abbastanza dibattuta, del difficile andamento scolastico delle seconde generazioni. Tra i ragazzi della nostra comunità che frequentano la scuola dell’obbligo si registra infatti un’incidenza dell’abbandono scolastico più alta rispetto a quella dei minori di altre collettività straniere residenti in Germania. Quindi anziani e giovani generazioni rappresentano oggi i due poli della problematicità dei nostri connazionali in Germania.

(Goffredo Morgia-Inform\Eminotizie)

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