Inserito il 13 ottobre 2005 alle 13:43:00 da rod. IT - EN 2005
Sabato 8 ottobre scorso è mancato a Porto Alegre (Brasile) nostro zio, Pier Franco Cornero. Era il coordinatore del Patronato Inca Brasile. Era anche molto altro. Fin da ragazzini per noi la sua vita è sempre stata, quasi avvolta dal mito, un po' Che Guevara, un po' Corto Maltese. Aveva fatto il `68, e pure alla grande, visto che era andato fino a Parigi. Di quegli anni, il favoloso viaggio in autostop Italia-Grecia-Turchia-Iraq-Iran-Afghanistan-India...e ritorno....
Lo zio brasiliano
Sabato 8 ottobre scorso è mancato a Porto Alegre (Brasile) nostro zio, Pier Franco Cornero. Era il coordinatore del Patronato Inca Brasile. Era anche molto altro. Fin da ragazzini per noi la sua vita è sempre stata, quasi avvolta dal mito, un po' Che Guevara, un po' Corto Maltese. Aveva fatto il `68, e pure alla grande, visto che era andato fino a Parigi. Di quegli anni, il favoloso viaggio in autostop Italia-Grecia-Turchia-Iraq-Iran-Afghanistan-India...e ritorno.
Contemporaneamente, quasi vivesse più vite nello stesso tempo, era membro attivo di Potere operaio. Molte delle persone che condivisero con lui questa esperienza, oggi militano dall'altra parte della barricata. Cosa che lo stupiva sempre tutte le volte che tornava a trovarci dal Brasile. Già, il Brasile. Era emigrato nel 1970, andato a lavorare come progettista alla Siemens, pur avendo solo un diploma in avviamento professionale. Si era sposato con una ragazza india, Margareta e aveva avuto 2 figli. Era diventato da poco nonno e stava godendosi le gioie che gli dava il piccolo Gabriel. Aveva iniziato a lavorare alla Inca di Porto Alegre, divenendone in seguito il coordinatore per il Brasile. Il sindacalismo e la militanza erano nel suo Dna, tanto che in breve divenne il punto di riferimento di tutti gli immigrati italiani nel Brasile del sud. Disponibile, affabile, amabile con gli amici, i bisognosi, gli anziani. Spietato e minaccioso, (quanto sapeva esserlo un uomo di 1 metro e 90), con gli arroganti. A Porto Alegre era amatissimo. Per le strade della città la gente lo salutava deferente, imbarazzandolo non poco, facendolo sentire quasi un mafioso. Ma quella della gente non era paura, ma stima e riconoscenza per il suo lavoro, a cui dedicava anima e corpo, magari finendo per trascurare un po' la famiglia. Lettore instancabile, pieno di progetti e di idee, spiritoso e allegro. Un ragazzo di 62 anni. La malattia, breve e inesorabile, lo ha divorato in un attimo. Lascia tanti amici, colleghi, anche solo conoscenti, che lo hanno amato e apprezzato. A noi lascia un ricordo dolce e incancellabile e, soprattutto, lascia un esempio. Zio, fratello, amico, compagno. Un sessantottino e un comunista.
I nipoti
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