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17 04 22 PD PARLAMENTARI ESTERO
- Inserito il 21 aprile 2017 alle 18:55:00 da guglielmoz. IT - ITALIANI ALL'ESTERO

1 - Fedi (pd). Lavoratori rimpatriati: emanato l’atteso provvedimento per l’opzione fiscale agevolata . È stato emanato ieri 31 marzo, e cioè entro i tempi previsti dalla legge, il provvedimento dell’agenzia delle entrate (prot. N. 2017/64188) che illustra le modalità di esercizio dell’opzione di cui all’articolo 16, comma 4, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, da parte dei lavoratori dipendenti rimpatriati, prorogata dall’articolo 3, comma 3-novies del decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244.
2 - La Marca (pd): con renzi per rafforzare la nostra identità di democratici in italia e nel mondo. La fase congressuale che abbiamo davanti sarà una seria verifica per la nostra capacità di essere partito e per la nostra volontà di essere democratici.
3 - Fedi (pd). Migliaia di giovani italiani che lavorano all’estero rischiano doppia tassazione e sanzioni: è necessario informare e intervenire - sono decine di migliaia i giovani italiani recatisi a lavorare all’estero e che ignari della normativa nazionale e convenzionale che disciplina la tassazione del reddito conseguito all’estero, rischiano di essere sottoposti a doppia imposizione fiscale senza poter tuttavia usufruire del credito di imposta
4 - l’on. La Marca interviene all’inaugurazione del master “comunicazione e made in italy” presso la fondazione italia-usa”. L’on. Francesca la marca ha partecipato mercoledì 4 aprile all’inaugurazione del master di formazione in global marketing, “comunicazione & made in italy”, organizzato a roma dalla fondazione italia-usa
5 - FEDI (PD). NUOVI MIGRANTI ITALIANI E IL PERICOLO DELLA DOPPIA TASSAZIONE: HO INFORMATO IL GOVERNO E HO CHIESTO UN RAPIDO INTERVENTO - Con una interrogazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze ho deciso di sensibilizzare Governo e Istituzioni sul rischio concreto che migliaia di italiani, soprattutto giovani, emigrati per lavorare possano subire una doppia tassazione, da parte sia del Paese di destinazione che dell’Italia, sul loro reddito conseguito all’estero
6 - LA MARCA (PD) CHIEDE AL GOVERNO DI ACCELERARE I TEMPI DI RILASCIO DEI PASSAPORTI RESPONSABILIZZANDO I CONSOLATI ONORARI - Sono pressoché continue le segnalazioni che mi giungono da ogni zona della mia ripartizione elettorale sulle difficoltà di usufruire in tempi adeguati dei servizi consolari e, in particolare, sull’allungamento dei tempi necessari per ottenere il rinnovo del passaporto.
7 - FEDI E PORTA (PD): I GIOVANI EMIGRATI ITALIANI, IL NEFASTO ART. 15 E LA DOPPIA TASSAZIONE. Ha suscitato interesse e preoccupazione il nostro allarme sul pericolo che migliaia di giovani italiani andati all’estero per lavorare possano subire una tassazione concorrente (doppia) sul reddito da lavoro da loro prodotto nel caso in cui non si siano iscritti all’AIRE
8 - FEDI E PORTA (PD): COME OTTENERE IL CREDITO DI IMPOSTA SULLE TASSE DA PAGARE
Abbiamo informato nei precedenti comunicati che i giovani italiani i quali lavorano all’estero e non si iscrivono all’AIRE (mantenendo così la residenza fiscale in Italia) sono tenuti a presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi in Italia (principio della World Wide Taxation stabilito dal TUIR e purtroppo paradossalmente consentito dalle convenzioni contro (sic!!!) le doppie imposizioni fiscali).
9 - FEDI E PORTA (PD) - LE DETRAZIONI FAMILIARI AI RESIDENTI ALL’ESTERO: A CHI SPETTANO E QUANTO SPETTA - Con l’entrata in vigore dell’art. 7, comma 1, della legge n. 161 del 2014, che ha introdotto il comma 3 bis dell’art. 24 del TUIR, e successivamente con l’entrata in vigore dell’art. 1, comma 954, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) che ha modificato il campo di applicazione soggettivo del disposto del comma 3 bis dell’art. 24, le detrazioni per carichi di famiglia si applicano a tutti i non residenti in Italia a condizione che il reddito prodotto in Italia dai soggetti interessati sia pari almeno al 75 per cento del reddito dagli stessi complessivamente prodotto, che i medesimi soggetti non godano di agevolazioni fiscali analoghe nello Stato di residenza e che siano stabiliti in Paesi che assicurino un adeguato scambio di informazioni


1 - FEDI (PD). LAVORATORI RIMPATRIATI: EMANATO L’ATTESO PROVVEDIMENTO PER L’OPZIONE FISCALE AGEVOLATA . È stato emanato ieri 31 marzo, e cioè entro i tempi previsti dalla legge, il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate (Prot. n. 2017/64188) che illustra le modalità di esercizio dell’opzione di cui all’articolo 16, comma 4, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, da parte dei lavoratori dipendenti rimpatriati, prorogata dall’articolo 3, comma 3-novies del decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244. ROMA, 1 APRILE 2017
Avevo scritto al Direttore della Centrale Normativa, Dott. Annibale Dodero, per sollecitare tale Provvedimento visto che i lavoratori interessati avranno tempo solo fine al 2 maggio p.v. per esercitare l’importante diritto di opzione. Si ricorderà che grazie ad un emendamento dei parlamentari eletti all’estero al “Milleproroghe” eravamo riusciti a prorogare al 30 aprile 2017 la facoltà di esercitare il diritto di opzione per le agevolazioni fiscali previste dal Decreto Legge n. 147/2015 a favore dei lavoratori rientrati in Italia i quali erano disciplinati dalla legge n. 238/2010.
Ricordo che i cosiddetti lavoratori “controesodati”, disciplinati inizialmente dalla legge n.238/2010, hanno diritto alle agevolazioni fiscali stabilite da quella legge fino a tutto l’anno 2017, ma avevano avuto altresì la facoltà di optare per le nuove agevolazioni introdotte dal d.lgs n.147 del 2015 entro il mese di aprile 2016 (le differenze tra le due normative sono nella durata delle agevolazioni e nell’entità delle stesse). Molti di loro, per svariati motivi, non avevano esercitato entro i tempi previsti la facoltà di opzione e così facendo rischiavano di avvalersi delle agevolazioni fiscali, concesse dallo Stato italiano per incoraggiare i rientri, solo fino a dicembre del 2017.
Ora l’Agenzia delle Entrate ha disposto le modalità di effettuazione della richiesta ai fini del riconoscimento dei benefici fiscali connessi al rientro in Italia e quindi i lavoratori dipendenti di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 30 dicembre 2010, n. 238, che si siano trasferiti in Italia entro il 31 dicembre 2015 possono esercitare l’opzione di cui al comma 4 dell’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, entro il 30 aprile 2017 (termine festivo prorogato di diritto al 2 maggio 2017), secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma 3-novies, del decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244.
L’Agenzia delle Entrate comunica nel Provvedimento appena emanato che l’opzione è irrevocabile ed è esercitata mediante la presentazione di una richiesta scritta al datore di lavoro e consente di fruire per il quinquennio 2016/2020 del regime speciale previsto per i lavoratori rimpatriati dall’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, in alternativa all’applicazione - per il biennio 2016/2017 - delle agevolazioni di cui alla legge 30 dicembre 2010, n. 238.
Per l’anno di imposta 2016 ai lavoratori dipendenti che esercitano la predetta opzione si applicherà il regime previsto dall’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa a tale periodo d’imposta, avendo cura di indicare il reddito di lavoro dipendente nella misura ridotta al 70 per cento. Invece, spiega l’Agenzia delle Entrate, per l’anno di imposta 2017 l’agevolazione, che consente di assumere il reddito di lavoro dipendente nella misura del 50 per cento del suo ammontare, è applicata dal datore di lavoro con le modalità e nei termini indicati nel Provvedimento; nell’ipotesi in cui il datore di lavoro non possa riconoscere l’agevolazione, il contribuente può comunque fruirne direttamente nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta 2017. I soggetti interessati, come già previsto in un precedente Provvedimento del 29 marzo 2016, debbono possedere i requisiti per accedere ai benefici di cui alla legge n. 238 del 2010, anche in relazione al relativo regime di decadenza e di cumulo, tralasciando i requisiti richiesti per accedere al nuovo regime fiscale di cui all’articolo 16 del d.lgs. n. 147 del 2015. A tali condizioni quindi, i lavoratori dipendenti, rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2015, possono optare entro il 2 maggio 2017, in modo irrevocabile, per il nuovo regime fiscale, che prevede una riduzione della base imponibile ai fini IRPEF del 30 per cento per l’anno di imposta 2016 e del 50 per cento a decorrere dal periodo di imposta 2017 e per i tre periodi successivi.

Con riferimento alla decorrenza dell’opzione l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto far decorrere gli effetti della predetta opzione a partire dall’anno di imposta 2016 e fino al 2020, garantendo tra l’altro la parità di trattamento tra i lavoratori dipendenti che hanno esercitato l’opzione nell’anno 2016 e i lavoratori dipendenti che la eserciteranno entro il 2 maggio 2017.
Il Provvedimento indica modalità, procedure, riconoscimento benefici, termini e modalità di versamento. Insomma un risultato molto positivo ottenuto grazie al nostro intervento legislativo, alla disponibilità di Governo, Parlamento e Istituzioni e alla collaborazione importante fornita dalla Associazione “Controesodo” che rappresenta i circa 10.000 lavoratori italiani rientrati negli ultimi anni dall’estero. On. Marco Fedi

2 - LA MARCA (PD): CON RENZI PER RAFFORZARE LA NOSTRA IDENTITÀ DI DEMOCRATICI IN ITALIA E NEL MONDO. La fase congressuale che abbiamo davanti sarà una seria verifica per la nostra capacità di essere partito e per la nostra volontà di essere democratici. Dobbiamo affrontare il dibattito in modo serio, con un confronto vero per uscire rafforzati dal Congresso. Questo è il PD a cui mi sono iscritta ed è questo il Partito Democratico per il quale sono stata eletta e per il quale intendo continuare a lavorare. Roma, 3 aprile 2017
Sostengo Matteo Renzi perché nei mille giorni del nostro Governo e della sua leadership abbiamo fatto tante cose positive. Certamente abbiamo commesso anche degli errori, ma siamo in grado, perché siamo una comunità democratica, di correggerli e di superare le difficoltà. Per costruire un’Italia nuova.
Il nostro impegno per il Sì alla riforma costituzionale ha avuto all'estero un importante riscontro. Le comunità di italiani nel mondo hanno detto Sì alle modifiche costituzionali perché hanno compreso la necessità di un cambiamento. Per questa stessa ragione sono fiduciosa che sosterranno, come io farò, Matteo Renzi. Per continuare il buon lavoro intrapreso con tutta una serie di riforme: del lavoro, della scuola, sul caporalato, sui progetti per le periferie, per il sostegno all’agricoltura, per le norme sul “dopo di noi”, per i finanziamenti all’edilizia scolastica, per il riordino dell’editoria (incluse le norme per gli italiani nel mondo), per la stabilizzazione dei precari, per la salvaguardia delle pensioni, comprese quelle dei pensionati italiani all’estero, per le modifiche al codice degli appalti e per la legge sugli sprechi alimentari, senza dimenticare a semplificazione amministrativa, gli interventi normativi sull’autismo, le unioni civili.
In mille giorni l’Italia è cambiata anche per gli italiani all’estero. Ne sono prova evidente la netta inversione di tendenze degli investimenti nella promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo; gli emendamenti approvati, anche con il parere favorevole del Governo per la stampa e le agenzie di emigrazione, per gli enti gestori, per le agevolazioni fiscali ai lavoratori che rientrano in Italia, per le scuole paritarie italiane all’estero e per l’utilizzo di una parte delle risorse provenienti dalle percezioni consolari da parte della nostra rete diplomatico-consolare. L’Italia nel mondo è cambiata perché il governo Renzi ha deciso di fermare le chiusure di sedi e il governo Gentiloni ha confermato questa scelta.
L’azione del PD, dei governi Renzi e Gentiloni, della nostra compagine parlamentare ci consente di essere ottimisti anche per l’approvazione della mia proposta di legge volta a istituire il 31 gennaio la “giornata dedicata agli italiani nel mondo”.
Per queste ragioni, per il lavoro svolto da Matteo Renzi in Italia, in Europa e nel mondo, per rafforzare un’idea di impegno positivo nella casa comune dei democratici, per dare stabilità e autorevolezza all’unione dei popoli e delle nazioni d’Europa, per sconfiggere i populismi ed i peggiori egoismi nazionalistici, per dare agli italiani una guida sicura per il futuro, sosterrò con convinzione Matteo Renzi. On. Francesca La Marca

3 - FEDI (PD). MIGLIAIA DI GIOVANI ITALIANI CHE LAVORANO ALL’ESTERO RISCHIANO DOPPIA TASSAZIONE E SANZIONI: È NECESSARIO INFORMARE E INTERVENIRE - Sono decine di migliaia i giovani italiani recatisi a lavorare all’estero e che ignari della normativa nazionale e convenzionale che disciplina la tassazione del reddito conseguito all’estero, rischiano di essere sottoposti a doppia imposizione fiscale senza poter tuttavia usufruire del credito di imposta.
E tutto ciò solo per il fatto di non essersi iscritti all’AIRE e di risultare quindi ancora residenti in Italia, per cui soggetti a tassazione (anche) in Italia sul reddito conseguito all’estero. ROMA, 5 APRILE 2017

Si tratta di una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiare da un momento all’altro e colpire duramente nelle “tasche” le nuove generazioni di emigrati. Infatti, ci sono già stati segnalati alcuni casi dall’Inghilterra ma il fenomeno interessa tutto il mondo dell’emigrazione. Vale la pena sottolineare che invece gli iscritti all’AIRE che risiedono e lavorano in Inghilterra devono pagare le tasse solo in questo Paese a differenza di coloro i quali non si sono iscritti all’AIRE e che vengono sottoposti a doppia tassazione sebbene mitigabile con il credito di imposta.

Qual è quindi il problema per coloro i quali non si sono iscritti all’AIRE?

Il problema deriva dalle disposizioni del TUIR (Testo Unico Imposte Redditi) che si applicano a coloro i quali lavorano all’estero ma non si sono iscritti all’AIRE (iscrizione obbligatoria dopo un anno) e che, quindi, mantengono ancora la loro residenza in Italia, e dall’intreccio della normativa nazionale con quanto stabilito da alcune convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali che prevedono la tassazione concorrente compensata dal credito di imposta.

Esistono, infatti, delle convenzioni firmate dall’Italia (esempio quelle con il Regno Unito ma anche altre in Europa e in Paesi extracomunitari), in virtù delle quali (art. 15 – “lavoro subordinato”) un residente italiano, che percepisce uno stipendio nel Paese straniero, è sottoposto alla cosiddetta “tassazione concorrente”. Tale reddito è imponibile sia nel relativo Paese in cui il reddito si è prodotto, sia in Italia per il principio della “worldwide taxation principle” potendo però godere in Italia di un credito d’imposta per l’onere tributario sostenuto all’estero (per evitare una doppia tassazione).

Ricordiamo quindi che le disposizioni del TUIR prevedono il principio cosiddetto della tassazione “mondiale” (worldwide taxation principle) dei redditi, che l’Italia ha adottato nel proprio diritto tributario.
L'Amministrazione fiscale italiana applica perciò il principio secondo il quale i redditi del cittadino residente in Italia sono soggetti a tassazione diretta dal fisco italiano indipendentemente dal luogo ove tali redditi sono stati prodotti. Tale modalità di prelievo deriva da quanto disposto dagli articoli 1, 2 e 3 del D. Lgvo 917/86 (TUIR) i quali rappresentano i fondamenti del principio della “world wide taxation”.

Secondo il diritto tributario italiano è considerato contribuente residente colui che è, per la maggior parte del periodo di imposta (per almeno 183 giorni), iscritto nell'anagrafe della popolazione residente ovvero considerato residente (a volte è sufficiente avere il domicilio in Italia per essere considerati residenti) anche se vive e lavora all’estero.

I nostri giovani i quali lavorano all’estero ma hanno mantenuto la residenza in Italia, molto probabilmente, sono stati sottoposti a prelievo fiscale dall’autorità fiscale del Paese ove lavorano: spesso si crea così il fenomeno della doppia imposizione (a meno che la convenzione contro le doppie imposizioni fiscali non lo annulli esplicitamente non prevedendo la tassazione concorrente) che è tuttavia mitigato dalle convenzioni e dall’articolo 165 del TUIR.

Ed è qui che, come si suol dire, “casca l’asino” e cominciano i problemi.

Cosa stabilisce l’articolo 165 del TUIR?

Vale la pena riportare le frasi e i contenuti che ci interessano: Art. 165 - Credito d'imposta per i redditi prodotti all'estero. 1. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all'estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall'imposta netta dovuta... 8. La detrazione non spetta in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi prodotti all'estero nella dichiarazione presentata.

Traduzione: coloro i quali lavorano all’estero, non si sono iscritti all’AIRE, risultano quindi residenti in Italia, devono pagare le imposte sul reddito in Italia e se non hanno fatto annualmente la dichiarazione dei redditi in Italia NON hanno diritto al credito di imposta. Saranno quindi tenuti a pagare le tasse sul reddito sia nel Paese di lavoro che in quello di residenza (quando e se ovviamente l’Italia ne verrà a conoscenza: eventualità oggi molto verosimile in virtù delle nuove funzionalità dei trattati sullo scambio delle informazioni fiscali). Insomma, per quanto riguarda l'Amministrazione fiscale italiana, resta ben fermo il concetto per il quale il cittadino residente in Italia, se ha prodotto redditi all'estero, questi debbono essere sempre dichiarati al fisco italiano ed a questo vanno versate le imposte con la salvaguardia del credito di imposta. Tuttavia, si ritiene, che nei casi in cui le convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali prevedano l’applicazione di norme in contrasto con il diritto nazionale, si ponga un problema di rapporti tra quest’ultimo e il diritto tributario internazionale.

Non si tratta di un problema di poco conto nella misura in cui esistono situazioni in cui il trattato internazionale dispone in maniera opposta da quanto previsto dalla norma interna ovvero limita, il primo, la potestà impositiva dello Stato nazionale. In campo giuridico dottrinale si parla sovente della prevalenza della norma convenzionale su quella interna in quanto norma "speciale".

Sarebbe quindi interessante verificare se il concetto di tassazione mondiale definito all'interno del nostro TUIR può essere annullato dall'interpretazione sempre più diffusa nel diritto tributario, e non solo, secondo cui la norma pattizia internazionale prevale se dovesse disporre in modo difforme dalla regolamentazione interna.

Questo orientamento sembra essere confermato proprio dallo stesso art. 169 del TUIR che recita che le disposizioni presenti in tale testo sono applicabili in deroga alle convenzioni internazionali solo se più favorevoli subordinando, dunque, la prevalenza del TUIR alla esistenza di disposizioni migliorative, altrimenti, si presume, si applicano i trattati internazionali.
È ovvio che la complessa materia necessita di chiarimenti univoci e definitivi e per questo sto programmando interventi legislativi e politici affinché sia trovata una soluzione innanzitutto alla situazione di precarietà ed emergenza fiscale in cui si trovano certamente decine di migliaia di giovani italiani i quali stanno lavorando all’estero, non sono stati informati adeguatamente dei loro diritti e dei loro doveri fiscali dalle istituzioni competenti del nostro Stato, e rischiano ora – per non essersi iscritti all’AIRE – di dover pagare una doppia tassazione sui redditi conseguiti all’estero senza poter usufruire del credito di imposta dall’Italia; in secondo luogo affinché sia chiarito il quesito sulla prevalenza del diritto nazionale o di quello convenzionale in modo tale che le disposizioni delle convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali si impongano sulle norme nazionali quando concorrono ad eliminare il fenomeno della doppia tassazione a prescindere dal principio italiano della “world wide taxation”. On. Marco Fedi

4 - L’ON. LA MARCA INTERVIENE ALL’INAUGURAZIONE DEL MASTER “COMUNICAZIONE E MADE IN ITALY” PRESSO LA FONDAZIONE ITALIA-USA”. L’on. Francesca La Marca ha partecipato mercoledì 4 aprile all’inaugurazione del Master di formazione in Global Marketing, “Comunicazione & Made in Italy”, organizzato a Roma dalla Fondazione Italia-Usa. ROMA, 5 APRILE 2017

Nel suo indirizzo di saluto ai dirigenti della Fondazione Corrado Maria Daclon (Segretario Generale) e Giampiero Gramaglia (Consigliere Comunicazione), agli insegnanti e agli studenti del master, svolto in inglese, la parlamentare ha richiamato la recente impostazione data agli Stati generali dell’alta formazione italiana nel mondo, organizzati dal Ministero degli esteri e da quello dell’istruzione, per valorizzare l’eccellenza della nostra formazione in tanti ambiti disciplinari, dalla storia alla lingua e alla letteratura, dall’architettura al design, dall’ingegneria alla ricerca, e così via.

Accanto a queste risorse, l’Italia ne ha anche un’altra, unica: la rete di comunità di italiani di cittadinanza e di origine, residenti stabilmente e sospinti dalle nuove mobilità.

“La formazione può legare l’Italia ad altri Paesi”, ha continuato La Marca. “Il master che frequentate vi consente proprio di acquisire e approfondire competenze specifiche nel rapporto Italia-USA. E di questa possibilità va dato atto al Centro Studi Comunicare l’Impresa e alla Fondazione Italia-Usa”.

La parlamentare ha concluso affermando che “la conoscenza e le tecniche di trasmissione del sapere cambiano in modo rapido e richiedono la disponibilità di essere pronti all’innovazione per recepire i segnali che vengono dalla società e dal mondo del lavoro“.

5 - FEDI (PD). NUOVI MIGRANTI ITALIANI E IL PERICOLO DELLA DOPPIA TASSAZIONE: HO INFORMATO IL GOVERNO E HO CHIESTO UN RAPIDO INTERVENTO - Con una interrogazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze ho deciso di sensibilizzare Governo e Istituzioni sul rischio concreto che migliaia di italiani, soprattutto giovani, emigrati per lavorare possano subire una doppia tassazione, da parte sia del Paese di destinazione che dell’Italia, sul loro reddito conseguito all’estero. ROMA, 6 APRILE 2017

Avevo già segnalato il problema in un mio recente comunicato e ora mi sono subito attivato a livello legislativo e politico per sollecitare il Governo italiano a trovare una necessaria, rapida ed adeguata soluzione.

Nell’interrogazione ricordo che sono decine di migliaia gli italiani che ogni anno si recano all’estero per lavorare e rimangono per oltre un anno nel Paese di destinazione. Molti di loro si iscrivono all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), ma molti altri non lo fanno per ignoranza delle norme o per altre ragioni, tra le quali la brevità dei contratti di lavoro all’estero e la paura di restare privi dell’assistenza sanitaria in Italia. Quelli che non si iscrivono all’AIRE mantengono quindi la loro residenza in Italia, sebbene vivono, lavorano e producono reddito all’estero.

In virtù del principio adottato nel diritto tributario interno dallo Stato e dall’amministrazione finanziaria italiani definito “Word Wide Taxation” o tassazione mondiale, i redditi del cittadino residente sono soggetti a tassazione diretta dal fisco italiano indipendentemente dal luogo ove tali redditi sono stati prodotti.

I cittadini italiani i quali non si iscrivono all’AIRE e producono reddito all’estero sono spesso soggetti quindi a doppia tassazione, in particolare quando il Paese di destinazione ha stipulato con l’Italia una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali che prevede la tassazione concorrente mitigata dalla facoltà del credito di imposta (come ad esempio quelle con il Regno Unito, la Francia, la Germania, la Svizzera, gli Stati Uniti, il Canada, il Brasile, l’Argentina etc.) oppure quando tale Paese non ha stipulato alcuna convenzione con l’Italia. Non è chiaro inoltre se l’Italia applichi comunque il principio della tassazione mondiale nel caso in cui le convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali prevedano invece esplicitamente ed esclusivamente la sola tassazione nel Paese dove il reddito viene prodotto.

Nell’interrogazione spiego che la grave criticità fiscale si sta manifestando perché molti italiani emigrati che non si sono iscritti all’AIRE non sono al corrente del principio della “World Wide Taxation” (è difficile quantificare ma si presume che siano migliaia) e dunque non presentano annualmente la dichiarazione dei redditi (per tutto il periodo durante il quale lavorano all’estero e quindi probabilmente per molti anni) all’amministrazione finanziaria italiana.

Il risultato concreto di questa inadempienza è l’applicazione da parte dell’amministrazione dell’articolo 165 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) che stabilisce che la detrazione o credito di imposta compensativo, prevista dallo stesso articolo e dalle convenzioni contro la doppia imposizione, non spetta in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi prodotti all'estero nella dichiarazione presentata.

Si sta perciò sviluppando una drammatica situazione per cui molti emigrati saranno (prima o poi) sottoposti a doppia tassazione nel Paese di lavoro e nel Paese di residenza che è in questo caso l’Italia.

Chiedo quindi al MEF se è a conoscenza del grave problema e del rischio concreto che migliaia di cittadini italiani emigrati per lavorare incorrano nel rischio, per la situazione su descritta, di essere sottoposti a doppia tassazione – non rimborsabile - inasprita inoltre da probabili sanzioni.

Chiedo inoltre se il Ministero è consapevole della drammaticità per molti nostri connazionali, soprattutto giovani, spesso costretti ad emigrare, di dover affrontare questa situazione di irregolarità fiscale sebbene abbiano già pagato le tasse alla fonte, e dunque non intenda intervenire proponendo modifiche amministrative e/o legislative all’attuale normativa nazionale (nell’interrogazione ho anche suggerito possibili soluzioni).

Mi attendo una rapida risposta perché il problema necessita di una rapida soluzione che tuteli gli interessi e i diritti economici e fiscali delle nuove migrazioni messi in pericolo da una normativa ignota ai più, ingiusta e confusa.

6 - LA MARCA (PD) CHIEDE AL GOVERNO DI ACCELERARE I TEMPI DI RILASCIO DEI PASSAPORTI RESPONSABILIZZANDO I CONSOLATI ONORARI - Sono pressoché continue le segnalazioni che mi giungono da ogni zona della mia ripartizione elettorale sulle difficoltà di usufruire in tempi adeguati dei servizi consolari e, in particolare, sull’allungamento dei tempi necessari per ottenere il rinnovo del passaporto. ROMA, 7 APRILE 2017

Di recente, queste richieste mi sono state avanzate insistentemente nell’area del consolato onorario di Rochester e nel New Jersey. Per un motivo diverso, ma con un analogo risultato, nella circoscrizione consolare di Toronto è divenuto sempre più pesante il carico di lavoro affidato alla responsabilità di una sola impiegata di ruolo.

Non ha giovato l’indicazione di raccogliere i dati biometrici, necessari per ragioni di sicurezza, negli uffici dei consolati, disabilitando di fatto il contributo che prima veniva dai consoli onorari.

Nei paesi di grande estensione, come quelli nordamericani, si è cercato di sopperire a queste difficoltà con i funzionari itineranti, ma la diminuzione di risorse e personale, dovuta ad esigenze di contenimento della spesa ministeriale, ha prolungato i tempi delle visite degli addetti consolari.

Ne deriva un’evidente difficoltà per i nostri connazionali, soprattutto nei periodi di maggiore mobilità, quando il passaporto diventa indispensabile, e anche una perdita di vantaggi per l’Italia in conseguenza del freno che questa situazione può apportare al flusso del turismo di ritorno.

Di recente, il Sottosegretario Amendola, che ha la delega per gli italiani nel mondo, ha annunciato che il Ministero degli esteri sta perfezionando un sistema di raccolta e trasmissione telematica dei dati biometrici, che sarà possibile fare anche dalle postazioni dei consoli onorari, il cui numero dovrebbe essere incrementato. Finalmente si fa largo l’idea che il coinvolgimento di più soggetti può apportare benefici a tutti.

Per queste ragioni, ho interrogato il governo per sollecitarlo, nell’immediato, a rendere possibile, in vista dell’ondata estiva di partenze, una dotazione di personale nei consolati e una circuitazione di funzionari itineranti più adeguate alle reali necessità. Ho chiesto, inoltre, di avere una realistica previsione sui tempi di entrata a regime del nuovo sistema di raccolta e trasmissione telematica dei dati biometrici da parte dei consoli onorari, in modo che utenti e strutture si possano preparare per tempo a tale eventualità. On. Francesca La Marca

7 - FEDI E PORTA (PD): I GIOVANI EMIGRATI ITALIANI, IL NEFASTO ART. 15 E LA DOPPIA TASSAZIONE. Ha suscitato interesse e preoccupazione il nostro allarme sul pericolo che migliaia di giovani italiani andati all’estero per lavorare possano subire una tassazione concorrente (doppia) sul reddito da lavoro da loro prodotto nel caso in cui non si siano iscritti all’AIRE (devono iscriversi all’AIRE i cittadini che trasferiscono la propria residenza, da un comune italiano all’estero, per un periodo superiore all’anno). ROMA, 11 APRILE 2017

La doppia tassazione, abbiamo avvertito, rischia di non essere mitigata dal meccanismo del credito di imposta se i soggetti interessati, che hanno mantenuto appunto la residenza in Italia, non fanno la dichiarazione dei redditi in Italia ogni anno – come previsto dal TUIR (art. 165) e dal principio della “World Wide Taxation” (artt. 2 e 3).

Si considerano residenti in Italia, le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle Anagrafi della popolazione residente (presunzione assoluta senza prova contraria).
La tassazione concorrente dei redditi da lavoro è purtroppo (e paradossalmente) contemplata, oltre che dalla normativa nazionale, proprio dall’articolo 15 (Lavoro dipendente) di quasi tutte le convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali stipulate dall’Italia (per le pensioni INPS invece l’articolo 18 prevede solitamente la tassazione nel solo Paese di residenza, con alcune eccezioni come il Brasile e il Canada). Quindi i due principi di tassazione («residenza» e «fonte») concorrenti possono portare alla doppia imposizione giuridica internazionale, ovvero alla sovrapposizione delle pretese impositive di due Stati diversi.

Ricordando che abbiamo presentato una interrogazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze nel tentativo di sensibilizzare il nostro Governo su questo problema e sul combinato disposto penalizzante dell’intreccio tra diritto nazionale e quello internazionale (convenzionale) e di sollecitare una rapida e adeguata soluzione – chi è interessato può consultare il testo dell’interrogazione dell’On. Marco Fedi sul sito della Camera –, riteniamo opportuno spiegare cosa prevede il famigerato e nefasto articolo 15 e le conseguenze concrete della sua applicazione.

Innanzitutto giova ricordare che le Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni fiscali sono (o dovrebbero essere!) un insieme di norme atte: - a ripartire la potestà impositiva tra i due Stati contraenti; - a risolvere le controversie, attraverso procedure amichevoli; - a combattere l’evasione attraverso lo scambio di informazioni e la collaborazione. Per eliminare la doppia imposizione le norme interne o convenzionali adottano, di solito, i seguenti metodi: – esenzione dei redditi prodotti all’estero; – credito d’imposta sui redditi prodotti all’estero.

L’intreccio tra le norme del TUIR italiano e l’articolo 15 succitato porta all’utilizzo da parte del Fisco italiano, per i residenti in Italia che lavorano all’estero, del secondo metodo, quello del credito di imposta. Il testo dell’articolo 15 è standard per quasi tutte le convenzioni stipulate dall’Italia ed è stato mutuato dal testo predisposto dall’OCSE (il modello OCSE è utilizzato come base per la stipula dei trattati internazionali contro le doppie imposizioni): “Articolo 15 - Lavoro subordinato 1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18, 19, 20 e 21, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un'attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell'altro Stato contraente. Se l'attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato.” Traduzione con premessa OCSE. Premessa: quando le convenzioni intendono riservare la tassazione di un reddito soltanto ad uno Stato lo dicono espressamente, usando la locuzione «sarà tassabile soltanto”. Nell’articolo 15, purtroppo la locuzione c’è solo nella prima parte che si applica al lavoratore che lavora e risiede nello stesso Stato. Nella seconda parte (che è quella che si applica agli italiani residenti in Italia ma che lavorano all’estero) purtroppo non c’è.

E allora? Allora tutti gli Stati, compresa l’Italia, interpretano e hanno interpretato l’art. 15 – confortati dal Commentario OCSE - nel senso che nel caso di esercizio all’estero dell’attività lavorativa, la Convenzione conferma la tassazione nel paese della «fonte», senza però escluderla nel paese di residenza. Quindi il trattamento fiscale delle remunerazioni derivanti da lavoro subordinato è regolato dall’Articolo 15 che prevede al paragrafo 1, in linea con il principio contenuto nella corrispondente disposizione del Modello OCSE di Convenzione, la tassazione esclusiva nello Stato contraente di residenza del lavoratore, a meno che l’attività non sia svolta nell’altro Stato contraente, avendosi in tal caso una potestà impositiva concorrente dei due Stati.
Un bel pasticcio che viene mitigato, come abbiamo spiegato in un nostro precedente articolo e nell’interrogazione al MEF, dal sistema del credito di imposta che purtroppo a causa delle previsioni del TUIR non viene concesso dall’Italia se la dichiarazione dei redditi non viene presentata (omessa) o viene presentata in ritardo. Ed è proprio questa la situazione in cui migliaia di nostri giovani emigrati si trovano o si troveranno nel caso in cui non si iscriveranno all’AIRE (tassazione nel solo Paese di lavoro) – anche se l’iscrizione all’AIRE è condizione necessaria ma non del tutto sufficiente - o non faranno tutti gli anni la dichiarazione dei redditi in Italia sulla quale verrà concesso il credito di imposta.

Tuttavia, noi ci siamo attivati sia legislativamente, con l’interrogazione, sia politicamente, con interventi diretti, per cercare una adeguata soluzione al problema. Infine, vale la pena ricordare che, nonostante tale principio generale suesposto, ed in linea con il corrispondente principio del Modello OCSE di Convenzione, il paragrafo 2 dell’articolo 15 prevede la tassazione esclusiva nello Stato contraente di residenza del percipiente, nel caso in cui ricorrano congiuntamente i seguenti criteri: a) permanenza nell’altro Stato contraente per un periodo non superiore ai 183 giorni in un periodo di dodici mesi che inizia o termina nel corso dell’anno fiscale considerato; b) pagamento delle remunerazioni da, o per conto di, un datore di lavoro che non è residente dell’altro Stato; c) l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell’altra Parte. I deputati Marco Fedi e Fabio Porta

8 - FEDI E PORTA (PD): COME OTTENERE IL CREDITO DI IMPOSTA SULLE TASSE DA PAGARE
Abbiamo informato nei precedenti comunicati che i giovani italiani i quali lavorano all’estero e non si iscrivono all’AIRE (mantenendo così la residenza fiscale in Italia) sono tenuti a presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi in Italia (principio della World Wide Taxation stabilito dal TUIR e purtroppo paradossalmente consentito dalle convenzioni contro (sic!!!) le doppie imposizioni fiscali). ROMA, 18 APRILE 2017

Se così non fanno rischiano di essere assoggettati a doppia tassazione senza tuttavia, se omettono o ritardano la dichiarazione dei redditi, poter richiedere ed ottenere il credito di imposta. Ed abbiamo spiegato le cause di questo concreto pericolo dovute al perverso intreccio tra normativa nazionale ed internazionale (convenzionale).

Con una interrogazione parlamentare e con altre iniziative che stiamo avviando abbiamo chiesto e chiederemo al Governo di “sanare” o comunque di non penalizzare (sanzionare) i nostri connazionali che in questi anni non hanno adempiuto ai loro doveri fiscali – soprattutto perché ignari delle norme in vigore – e hanno omesso di dichiarare i redditi conseguiti all’estero.

Auspichiamo che il Governo trovi una soluzione rapida e soddisfacente. Invece per i redditi conseguiti all’estero nel 2016 dai lavoratori italiani all’estero i quali non si sono cancellati dall’Anagrafe della popolazione residente in Italia consigliamo di leggere la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 7/E del 4 aprile u.s. che costituisce una trattazione sistematica delle disposizioni, per l’anno di imposta 2016, riguardanti ritenute, oneri detraibili, deducibili e crediti di imposta, anche sotto il profilo degli obblighi di produzione documentale da parte del contribuente al CAF o al professionista abilitato e di conservazione da parte di questi ultimi per la successiva produzione all’Amministrazione finanziaria.

Il documento è destinato soprattutto ai contribuenti, ma anche ai Caf ed ai professionisti abilitati all’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni presentate tramite modello 730 ed agli uffici dell’Amministrazione finanziaria che svolgono l’attività di assistenza e di controllo della documentazione in sede di controllo formale delle dichiarazioni.

La Circolare infatti al capitolo “Credito di imposta per i redditi prodotti all’estero” – pagina 304 – indica quali sono le procedure da seguire per ottenere il credito d’imposta che per legge (art. 165 del TUIR) spetta ai contribuenti residenti in Italia che hanno percepito redditi (di lavoro dipendente, di pensione, utili e proventi, ecc.) in un Paese estero nel quale sono state pagate imposte divenute definitive a partire dal 2016.
Trattandosi tuttavia di materia molto complessa e delicata suggeriamo a tutte le persone interessate di rivolgersi ad un patronato di riferimento in grado di fornire una consulenza opportuna ed efficace, oppure all’Agenzia delle Entrate direttamente o ad un libero professionista qualificato nel settore.

9 - FEDI E PORTA (PD) - LE DETRAZIONI FAMILIARI AI RESIDENTI ALL’ESTERO: A CHI SPETTANO E QUANTO SPETTA - Con l’entrata in vigore dell’art. 7, comma 1, della legge n. 161 del 2014, che ha introdotto il comma 3 bis dell’art. 24 del TUIR, e successivamente con l’entrata in vigore dell’art. 1, comma 954, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) che ha modificato il campo di applicazione soggettivo del disposto del comma 3 bis dell’art. 24, le detrazioni per carichi di famiglia si applicano a tutti i non residenti in Italia a condizione che il reddito prodotto in Italia dai soggetti interessati sia pari almeno al 75 per cento del reddito dagli stessi complessivamente prodotto, che i medesimi soggetti non godano di agevolazioni fiscali analoghe nello Stato di residenza e che siano stabiliti in Paesi che assicurino un adeguato scambio di informazioni. ROMA, 21 APRILE 2017

Il decreto attuativo del MEF delle norme succitate ha disposto che nei confronti dei soggetti fiscalmente non residenti in Italia, il sostituto d’imposta potrà riconoscere le detrazioni per carichi di famiglia, di cui all’art.12 del TUIR, a condizione che i richiedenti attestino mediante una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. 28.12.2000, n. 445: a) lo Stato nel quale risultano avere la residenza fiscale; b) di aver prodotto in Italia almeno il 75 per cento del reddito complessivamente conseguito nel periodo d'imposta, assunto al lordo degli oneri deducibili e comprensivo dei redditi prodotti anche al di fuori dello Stato di residenza; c) di non godere, nel Paese di residenza e in nessun altro Paese diverso da questo, di benefici fiscali analoghi a quelli richiesti nello Stato italiano; d) i dati anagrafici ed il grado di parentela del familiare per il quale si intende fruire della detrazione di cui all'articolo 12 del citato TUIR, con l'indicazione del mese nel quale si sono verificate le condizioni richieste e del mese in cui le predette condizioni sono cessate; e) che il familiare per il quale si chiede la detrazione possiede un reddito complessivo, al lordo degli oneri deducibili e comprensivo dei redditi prodotti anche fuori dello Stato di residenza, riferito all'intero periodo d'imposta, non superiore a 2.840,51 euro.

Si segnala inoltre che il decreto ministeriale sancisce che il richiedente è obbligato alla conservazione della seguente documentazione: copia della dichiarazione dei redditi presentata nello Stato di residenza o negli Stati di produzione del reddito, relativa al periodo d'imposta per il quale sono state richieste le agevolazioni nel territorio dello Stato; certificazione del datore di lavoro estero/sostituto d’imposta dalla quale risulti il reddito prodotto ed eventuali benefici fiscali fruiti; copia del bilancio relativo all’eventuale attività d'impresa svolta all'estero.

Si sottolinea che non possono fruire delle detrazioni per carichi di famiglia (art. 12 TUIR) i soggetti residenti negli Stati che non assicurano un adeguato scambio di informazioni. Stabilito chi ha diritto alle detrazioni per carichi di famiglia, vediamo ora in cosa consistono.
Abbiamo detto che il titolare di reddito che mantiene con le proprie entrate anche parenti e familiari ha diritto ad accedere a queste detrazioni d’imposta. Non tutti i membri del nucleo familiare sono considerati fiscalmente a carico del contribuente perché sono previste specifiche regole che riguardano il totale del reddito prodotto da ogni familiare.

Sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che nel 2016 hanno posseduto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili: il coniuge non legalmente ed effettivamente separato; i figli, compresi quelli naturali riconosciuti, gli adottivi, gli affidati e affiliati; altri familiari (genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle) a condizione che siano conviventi o che ricevano dallo stesso un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

L’ammontare della detrazione spettante non è fisso ma varia in funzione del reddito complessivo posseduto nel periodo d’imposta. In sostanza, sono state stabilite detrazioni di base (o teoriche), ma l’importo effettivo diminuisce man mano che aumenta il reddito, fino ad annullarsi quando il reddito complessivo arriva a 95.000 euro per le detrazioni dei figli e a 80.000 euro per quelle del coniuge e degli altri familiari.

In base all'art. 12 del TUIR dall'imposta lorda sul reddito il contribuente può detrarre i seguenti importi: a) detrazione per coniuge non separato legalmente: fino ad un massimo di 800 euro; b) per i figli a carico è possibile beneficiare di una detrazione di 800 euro che aumenta a 900 euro in caso di figli di età inferiore ai 3 anni; per i contribuenti con più di 3 figli a carico la detrazione aumenta di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo. Nel caso di figlio portatore di handicap, ai sensi dell’art. 3 della legge 104/92 è prevista una maggiorazione sula detrazione di 220 euro; c) per gli altri familiari a carico è ammessa la detrazione massimo di 750 euro all’anno.
I deputati PD Marco Fedi e Fabio Porta

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