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REFERENDUM CGIL SUL LAVORO AL CENTRO DEL DIBATTITO POLITICO
- Inserito il 15 dicembre 2016 alle 11:38:00 da redazione-IT. IT - POLITICA ITALIANA

“Provano a scappare, ma prima o poi si andrà alle urne". Lo dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso a proposito dei tre referendum sul lavoro in una intervista su La Stampa di oggi (a cura di Roberto Giovannini), che dedica la sua apertura proprio al nuovo scontro sul lavoro. “L'esecutivo si mette nei guai da solo. Gentiloni fa bene a parlare di crisi, ma se la sua soluzione è accelerare i decreti del Jobs Act non ci siamo proprio”. Il titolo di apertura de La Stampa è chiaro e riassume bene la situazione: “Il piano di Renzi: alle urne in primavera per evitare il referendum sul Jobs Act”. Ed è stato il ministro del lavoro appena confermato, Giuliano Poletti, a confermare la linea: votare per evitare i referendum.

Anche il manifesto punta sull’attacco di panico del ministro che teme la cancellazione del Jobs Act (con un commento di Norma Rangeri), mentre Repubblica rilancia la dichiarazione di Poletti subito sotto il titolo su Mediaset e lo scontro Italia-Francia: “Andiamo al voto per evitare il referendum. In rivolta la Cgil e la sinistra Pd”. Sempre sul manifesto l’intervista di Antonio Sciotto a Roberto Speranza che risponde al ministro Poletti. Su Repubblica parla l’ex segretario Cgil e segretario del Pd, Guglielmo Epifani: “Gentiloni dia un segnale e cambi subito la legge” (Giovanna Casadio, p.10). Sul Corriere della Sera scrive Massimo Franco, che parla delle tante tensioni interne al Pd a partire dalle reazioni alle parole di Poletti. Sempre sul Corriere della Sera parla la presidente della Camera, Laura Boldrini: “Il Pd non può far finta di nulla, ora la sinistra torni unita e Renzi tenga conto del No” (p.9)

Comunque la si voglia vedere, la battaglia della Cgil sul lavoro diventa quindi centrale. “Certamente non lo avevamo pianificato – spiega Susanna Camusso su La Stampa - pensiamo che si siano clamorosamente fatti male da soli, e certo non potevamo prevederlo. Abbiamo sempre pensato, e i fatti ci danno ragione, che il tema della qualità del lavoro sarebbe tornato centrale e che per parlare di qualità del lavoro bisogna parlare dei diritti dei lavoratori. Abbiamo presentato una proposta di legge con quattro milioni di firme e tre quesiti referendari esattamente per questo. Così come pensiamo che non si possa "scappare" facendo il giochino delle date».

Sempre sui temi del lavoro Susanna Camusso interviene su Radio Articolo 1: http://www.radioarticolo1.it/audio/2016/12/14/30449/dignita-e-liberta-il-binario-del-lavoro-interviene-susanna-camusso


MA C’E’ CHI STA CERCANDO DI FAR SALTARE I REFERENDUM

A quanto pare, nel Pd (ma non solo) si sta cercando il modo di far saltare il referendum: il sistema più ovvio è andare al voto anticipato. Una eventualità che non sconvolge più di tanto. «Se l'11 gennaio la Corte Costituzionale autorizza i tre quesiti - dice Camusso - su una cosa sono tranquilla: prima o poi bisognerà votarli». Anche se, chiarisce, «forse bisogna confrontarsi con i problemi, invece di pensare di rinviarli». Tuttavia, ricordiamo alla sindacalista, tutti i partiti - nessuno escluso - hanno affermato che la formazione del governo Gentiloni aveva come scopo pressoché unico aggiustare la legge elettorale per poi andare subito alle elezioni. «L'avranno detto tutti; ma l'unico che certamente non l'ha detto è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella», è la risposta. Apparentemente, Renzi e i suoi sembrano essersi convinti che, se si votasse in primavera, i referendum sul lavoro e i diritti della Cgil conseguirebbero il quorum e si chiuderebbero con una vittoria dei «sì» che farebbe risorgere l'articolo 18. «Sicuramente una politica che a lungo ha scommesso sul non voto ai referendum e sulla diminuzione dei votanti ha avuto una brutta sorpresa il 4 dicembre», afferma la sindacalista, che comunque sa bene che la partita del quorum è tutt'altro che scontata, e che servirà una difficile campagna di informazione. «Ma il punto centrale non è questo - prosegue - bisognerebbe discutere della sostanza. Si vuole oppure no restituire ai lavoratori italiani alcuni significativi diritti?». In altre parole, dice Susanna Camusso, «siamo assolutamente coscienti che serva un riordino compiuto di tutta la materia del diritto del lavoro, ma quello che non si può fare sono le furberie». Ovvero, si può evitare i referendum sul lavoro - come da sempre ha interpretato la Corte Costituzionale - «solo con una modifica legislativa che interpreti lo spirito del quesito referendario».

11 GENNAIO. LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Su Rassegna Sindacale Esmeralda Rizzi rilancia le dichiarazioni del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso sui tre referendum sul lavoro in tv, nella trasmissione “diMartedì” condotta da Giovanni Floris su La7. In quella trasmissione la leader di Corso Italia aveva ricordato che la Cgil ha depositato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sulla Carta dei diritti fondamentali del lavoro, uno Statuto 2.0 moderno e in sintonia con cambiamenti intervenuti nel mondo e nell'organizzazione del lavoro, affiancata dai tre quesiti referendari su cancellazione del lavoro accessorio – voucher –, reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti e nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo – ripristino dell’articolo 18 –, sui quali dopo quella della Cassazione, del 9 dicembre, si attende ora la valutazione della Consulta.

Intervistata su nuovo governo e i nodi urgenti da affrontare, Camusso, ha ribadito che la priorità oggi è creare lavoro per i giovani, “lavoro buono”, con diritti, garanzie e tutele. Non lavoro purché sia, valido a fare numero nelle statistiche, ma non a dare prospettive di vita. “Non possiamo accettare meccanismi come i voucher, che, nati per pagare i ragazzi che d'estate vanno a lavorare nelle vigne, hanno di fatto spalancato le porte al lavoro irregolare e allo sfruttamento. Oggi in Italia possiamo calcolare una media di 300 mila persone retribuite con voucher per lavori che dovrebbero essere inquadrati come lavoro dipendente con un contratto, retribuzioni dignitose, diritti e tutele”. Non a caso uno dei tre quesiti referendari proposti dalla Cgil prevede proprio l'abrogazione del sistema dei buoni lavoro. La sfida per i diritti della Cgil, nata con la raccolta firme sui tre quesiti referendari e sulla Carta dei diritti, non è dunque finita. La partita vera, tempistiche elettorali permettendo, si gioca a partire da oggi.

LE TAPPE DELLA CAMPAGNA NAZIONALE DELLA CGIL SUL LAVORO

“Come non bastasse l’attesa spasmodica del 24 gennaio (quando dovrà pronunciarsi sull’Italicum) arriva un’altra data chiave legata alla Corte Costituzionale: è l’11 gennaio, giorno in cui la Consulta porterà in camera di consiglio l’ammissibilità dei tre referendum abrogativi in materia di lavoro promossi dalla Cgil”. Lo scrive Nunzia Penelope sul Diario del lavoro con un’attenta ricostruzione di tutte le fasi della battaglia della Cgil per cambiare il diritto del lavoro con la Carta e i tre referendum sulla cancellazione dei voucher, il ripristino dell'articolo 18 nelle aziende sopra i 5 dipendenti (nella precedente versione della legge 300 era sopra i 15) e la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti.
Sull’argomento si è già pronunciata la Cassazione, che recentemente ha giudicato validi i 3,3 milioni di firme raccolte dalla Cgil. Se l’11 gennaio la Consulta riterrà ammissibili anche i quesiti, la consultazione popolare dovrebbe svolgersi in primavera. Dovrebbe: perché se si tenessero elezioni anticipate il referendum slitterebbe all’anno prossimo. In questa direzione sembra orientarsi il governo: il ministro del Lavoro appena riconfermato, Giuliano Poletti, interpellato al proposito, ha affermato che ‘’l’orientamento prevalente è quello di votare presto’’. In altre parole: possibilmente prima dei referendum sul Jobs act. In alternativa, e’ possibile che il parlamento, dopo il pronunciamento della Corte costituzionale, rimetta mano ai provvedimenti oggetto del referendum, modificandoli e rendendo quindi inutile la consultazione. Ma sembra un’opzione improbabile: l’abolizione dell’articolo 18 è – a torto o a ragione- considerata il cuore del Jobs Act, quindi sostanzialmente immodificabile.
Anche per questo, il referendum costituisce una spada di Damocle sulla testa della maggioranza di governo: dopo il voto sulla riforma costituzionale, si avrebbe a brevissima scadenza una campagna elettorale forse ancora più dura, che potrebbe avere strascichi pesanti sulle successive elezioni politiche. Ma anche la Confindustria è preoccupata. (…)
La Cgil nella primavera scorsa ha avviato la raccolta di firme appunto per modificare il detestato Jobs act. Il via libera ufficiale al referendum era arrivato dal Direttivo della confederazione il 22 marzo, l’apertura ufficiale dei ‘’banchetti’’ per la raccolta e’ datata 7 aprile, dopo un percorso lungo due mesi, iniziato con la consultazione dei lavoratori: 40.000 assemblee nei luoghi di lavoro, concluse con un plebiscito: quasi all’unanimità, i 1.466.697 lavoratori che si sono espressi hanno dato parere favorevole, rispettivamente il 98,49% alla proposta di legge di iniziativa popolare per una nuova Carta dei diritti universali del lavoro, e poco meno, il 93,59%, al referendum. Una partecipazione, aveva sottolineato all’epoca Susanna Camusso, “veramente straordinaria, anche di non iscritti alla Cgil, considerato che le assemblee erano aperte’’.
Dopo il voto (unanime) del Direttivo, era poi partita la raccolta delle firme, seguendo i tempi istituzionali: 6 mesi per l’iniziativa di legge e 3 mesi per il referendum, con l’allestimento di migliaia di banchetti e gazebo in tutta Italia. E tuttavia, precisava la Cgil in una nota: “La scelta referendaria, a carattere eccezionale e straordinario è coerente ed è unicamente finalizzata al sostegno della Proposta di Legge di iniziativa popolare che la Cgil avanza con la ‘Carta’, che è e rimane il cuore e la finalità dell'iniziativa decisa dalla Cgil”. Concetto ribadito anche da Camusso: “la nostra speranza è che il Parlamento faccia una legge, per noi il referendum è solo un pungolo al parlamento, non l’obbiettivo finale. Quindi speriamo che con tante firme si arrivi a legiferare e quindi a far cadere i quesiti referendari”. Le firme sono state in effetti tantissime, 3 milioni e 300 mila, sia sulla legge, sia sul referendum: consegnate queste ultime alla Cassazione, e le prime a Montecitorio (…)
Per leggere l’articolo completo di Nunzia Penelope sul Diario del lavoro: http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=62347#.WFIl9Ln3fIV

MICELI (FILCTEM): SENZA SENSO LE PREOCCUPAZIONI DEL PRESIDENTE BOCCIA

“Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è preoccupato dai referendum Cgil perché, sostiene, le imprese non assumeranno. Prima però hanno armato le aziende con il jobs act, lo hanno ottenuto, e – nonostante ciò – le dinamiche occupazionali continuano ad essere negative. Occorre ricordargli che l'estremismo non paga. Per Boccia l'articolo 18 fa danni sia da vivo che da morto...difficile spiegarlo al paese e ai lavoratori!”. Lo ha detto ieri Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil, durante il Direttivo della sua organizzazione a Siracusa

CONTRATTO LEGNO ARREDO. CAMUSSO: UN ALTRO IMPORTANTE PASSO AVANTI

“Con la firma del contratto legno arredo la stagione dei rinnovi contrattuali compie un altro passo in avanti, confermando che tali scadenze non sono mai state alternative al confronto sulla riforma del modello contrattuale, che prosegue sui diversi tavoli e avviato da pochi giorni anche con Confindustria”. Questo il commento del segretario generale della Cgil Susanna Camusso alla firma dei sindacati di categoria e della Federlegno per il rinnovo del contratto di settore. “I contenuti dell'intesa sottoscritta dalle categorie - prosegue Camusso - vanno esattamente nella direzione della linea proposta da Cgil Cisl e Uil con il documento unitario presentato all'inizio dell'anno". Il segretario generale della Cgil spiega che "sia le soluzioni individuate per le materie economiche, che colgono l'obiettivo della certezza degli incrementi salariali già a partire da gennaio del prossimo anno, sia quanto introdotto nelle normative in materia di organizzazione del lavoro, dimostrano la possibilità di tenere insieme l'esigenza di un rilancio della domanda interna, ai fini di un rilancio della crescita, che il bisogno di innovazione di cui necessitano i nostri settori produttivi per competere in qualità e sicurezza”.
“Tale intesa – conclude Camusso – deve contribuire a dare maggiore forza, per procedere al rinnovo degli altri contratti ancora scaduti, a partire da quelli dei settori pubblici e del terziario, confermando la funzione strategica della contrattazione collettiva per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e quale motore per contribuire allo sviluppo, assieme agli investimenti, dei quali, sempre più urgentemente, necessita il nostro apparato produttivo e dei servizi”.

CONTRATTO LEGNO/ARREDO. RESPINTA L’IDEA DI AUMENTI LEGATI SOLO ALL’INFLAZIONE

L’accordo sottoscritto dai sindacati di categoria, FenealUil Filca Cisl Fillea Cgil e da Federlegno per il rinnovo del contratto di settore Legno Arredo Industria coinvolge circa 250 mila lavoratrici e lavoratori. Subito positiva la valutazione dei sindacati, che definiscono l’intesa innovativa e rispondente alle richieste della piattaforma presentata a ottobre 2015. “Grazie alle iniziative messe in campo in questi mesi insieme alle lavoratrici e ai lavoratori del settore - dichiarano i segretari nazionali Pascucci-FenealUil, Federico-Filca Cisl, Meschieri-Fillea Cgil – siamo riusciti a respingere le irricevibili proposte avanzate inizialmente da Federlegno su aumenti salariali e lavoro flessibile e a prevedere, nonostante l’assenza di un nuovo modello contrattuale, un diverso
metodo di calcolo dei minimi salariali, attuando in tal modo la proposta contenuta nel documento di CGIL, CISL, UIL ed uscendo dalla logica del recupero del potere d'acquisto basato solo sull'inflazione. Per la prima volta si introduce il concetto di benessere organizzativo mettendo al centro i lavoratori quali risorse principali per le imprese.”
Gli aumenti salariali ipotizzati nel triennio saranno pari a circa 75 euro a livello AE1 e 99 euro a livello medio AS1 in base al nuovo metodo di calcolo salariale che si baserà su due criteri. “Con il primo – spiegano i sindacati – si prevede una tranche di aumento fisso mensile, senza alcuna verifica, per rilanciare la domanda interna e favorire così l'aumento dei consumi, pari a 35 euro al parametro 100 e 46,90 al
parametro medio, mentre con il secondo verranno erogate due tranche, gennaio 2018 e gennaio 2019, per il recupero del potere d'acquisto utilizzando l'indice inflattivo IPCA Generale che tiene conto anche dei costi energetici.”
Per tutti gli altri contenuti dell’accordo (compresi gli aspetti legati al welfare aziendale) vedi il sito della Fillea nazionale (http://www.filleacgil.it/nazionale/index.php?option=com_content&view=article&id=15241:legnoarredo-industria-rinnovato-il-contratto-respinta-lidea-di-aumenti-legati-solo-a-inflazione&catid=34:primo-piano-home-page&Itemid=12 e la sintesi di Rassegna Sindacale: http://www.rassegna.it/articoli/legno-arredo-ce-il-contratto

"OLTRE I MURI DELL'EMERGENZA: LAVORO, DIRITTI E LIBERTÀ", INIZIATIVA CGIL A FERRARA CON SUSANNA CAMUSSO

Dopo i fatti di Gorino delle scorse settimane la Cgil torna a riflettere sui problemi dell’accoglienza e della convivenza civile. Questa volta è proprio la Cgil di Ferrara a prendere l’iniziativa. L’appuntamento è per le 9 presso il Cinepark Apollo di Ferrara (Sala Apollo 1 -Via Carbone, 35). Ne parleranno Annalisa Vandelli giornalista e fotoreporter, Grazia Naletto presidente Associazione Lunaria, Tiziano Tagliani presidente Provincia di Ferrara, Andrea Ronchi avvocato Cgil Emilia Romagna, Andrea Morniroli della Cooperativa sociale Dedalus, intervistati dai ragazzi di Occhio ai Media. Lo scrittore Tahar Lamri sarà il moderatore dell'evento. All’iniziativa parteciperà anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che verrà intervistata dai ragazzi di Occhio ai media e dagli studenti delle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Ferrara. L'iniziativa si svolge in occasione della Giornata internazionale del migrante.

Quanto accaduto a Gorino alcune settimane fa ha colpito tutti, scrivono Mirto Bassoli, della segreteria Cgil Emilia Romagna e Cristiano Zagatti, segretario generale della Camera del lavoro territoriale di Ferrara. Una vicenda purtroppo emblematica delle tante derive che sta assumendo nel paese il tema della accoglienza dei profughi e migranti. Ma anche dei muri che stanno crescendo in Europa e nel mondo. Derive alle quali è necessario rispondere, rimettendo davanti un'idea di civiltà, di inclusività dei sistemi sociali, che non possono chiudere gli occhi e le "porte" di fronte agli scenari di guerra, di miseria, di emergenza ambientale che purtroppo segnano questa fase. Ferrara e tutta la regione sono capaci di altro. Lo dimostrano le tante esperienze in corso, con l'impegno positivo di istituzioni, cooperazione sociale, associazionismo, indirizzato a dare risposte all'emergenza sbarchi attraverso un dignitoso e civile sistema di accoglienza. Sistema rappresentato oggi da tanti luoghi nei quali donne, uomini e bambini provenienti dal nord Africa, dal medioriente e da altri luoghi del mondo trovano una risposta in questa regione. Ma sicuramente si può fare di più e ancora meglio, innanzitutto mettendo davanti quei valori e quei principi che sono propri di queste terre e stanno chiaramente inscritti nella nostra Carta Costituzionale.

AIUTARE I PROFUGHI. APPELLO DEI SINDACATI DEI PENSIONATI ITALIANI E FRANCESI

Un appello comune ai Governi nazionali e a tutta l’UE perché in Europa prevalga la solidarietà e l’obbligo morale di aiutare e trattare i profughi in modo umano e dignitoso, nella sicurezza e nella legalità. A lanciarlo in occasione della Giornata internazionale del migrante sono i pensionati italiani della Cgil e quelli francesi della Cgt che si incontreranno domenica 18 dicembre al confine Mentone-Ventimiglia, terra di libertà e di scambi, dove da sempre si incontrano popoli e culture diverse, divenuto oggi luogo simbolo delle migrazioni che attraversano tutta l’Unione. I sindacati dei pensionati chiederanno anche che “i Governi di tutti gli stati europei ratifichino la Convenzione internazionale per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie”.
Le delegazioni si incontreranno alle 10.30 al confine sul Ponte San Ludovico. Alle 11.30 invece la firma dell’appello comune al Forte della Nunziata di Ventimiglia alla presenza del segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti e del Segretario Generale Ucr-Cgt François Thiery-Cherrier. Interverranno anche Enrico Ioculano, sindaco di Ventimiglia, ed Enrico Revello, segretario generale Spi Cgil Imperia.
Il 18 dicembre i pensionati italiani e francesi ribadiranno la propria determinazione per la costruzione di un’Europa unita, giusta e solidale, solidale nella continuità di quegli ideali di pace, giustizia, eguaglianza sociale e convivenza civile che sono alla base del loro impegno. Come si legge nell’appello: “di fronte all’ondata di persone che fuggono dalla guerra e da condizioni di vita miserabili, non si può rispondere con i reticolati di filo spinato tra gli stati europei ma solo con la riaffermazione dei diritti indivisibili della persona, a prescindere dalla religione di appartenenza o dal paese di provenienza”.

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