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La nuova migrazione non riguarda solo i Talenti
- Inserito il 07 novembre 2016 alle 22:38:00 da redazione-IT. IT - ITALIANI ALL'ESTERO

“I media si concentrano molto sui cosiddetti “cervelli in fuga”, mentre i nuovi emigrati spesso arrivano nel nuovo Paese senza conoscerne lingua, servizi, abitudini e faticano a muoversi nelle maglie istituzionali del nuovo Paese”. A fotografare il fenomeno è Pietro Lunetto, membro della Comune del Belgio, progetto finalizzato all’integrazione dei migranti italiani a Bruxelles e dintorni, e nel consiglio direttivo del Faim, Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo, rappresentanza sociale delle associazioni degli italiani all’estero.

E’ sotto gli occhi di tutti: l’Italia, ormai da qualche anno sta vivendo una nuova ondata migratoria. In base all’ultimo rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, al primo gennaio 2016 sono più di 4,8 milioni (4.811.163) gli italiani che vivono all’estero, con una crescita del 3,7% rispetto l’anno precedente (+174.516 unità). Nel 2015 il numero degli espatriati aveva superato quota 107mila, con una percentuale di giovani superiore al 36 per cento. Un numero già ingente, al quale vanno sommati tutti coloro che non sono registrati all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero) e che quindi vanno ad ingrossare le file di questa nuova migrazione. Le cifre sono molto simili a quelle degli anni Sessanta, ma le motivazioni alla base sembrano essere simili solo in parte.

“Prima chi partiva trovava quasi subito un lavoro nel nuovo paese di arrivo. O spesso partiva già con un contratto, seguendo magari dei parenti o la propria comunità del Paese in cui risiedevano. Non mancava, soprattutto negli anni Cinquanta, chi partiva perché era un licenziato politico in Italia. Oggi, nonostante la vulgata dei “cervelli in fuga”, quelli che partono per volontà sono solo una parte, mentre il resto se ne va perché non vede un futuro possibile in Italia: e sono proprio questi ultimi la casistica da tenere più in considerazione e della quali pochi parlano. Come detto, i media si concentrano molto sui cosiddetti “cervelli in fuga”, mentre i nuovi emigrati spesso arrivano nel nuovo Paese senza conoscerne lingua, servizi, abitudini e faticano a muoversi nelle maglie istituzionali del nuovo Paese”. A fotografare il fenomeno è Pietro Lunetto, membro della Comune del Belgio, progetto finalizzato all’integrazione dei migranti italiani a Bruxelles e dintorni, e nel consiglio direttivo del Faim, Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo, rappresentanza sociale delle associazioni degli italiani all’estero.

Pietro LunettoLunetto, perché l’idea di creare un Forum di questo tipo?

Fin dall’inizio della storia delle migrazioni degli italiani i nostri concittadini hanno provato ad organizzarsi a livello associativo e politico. Da questa attitudine sono nate le grandi federazioni storiche dell’associazionismo degli italiani all’estero. Penso alle Acli, la Filef, l’Istituto Fernando Santi, giusto per citarne alcune, che hanno tutte una presenza a livello mondiale. La nuova emigrazione però sembra avere caratteristiche diverse dall’emigrazione precedente. Per cui, c’è stata una riflessione all’interno del mondo delle organizzazioni, che ha portato alla consapevolezza di dover aprire i propri confini, ampliando la platea alle nuove associazioni che si occupano degli italiani all’estero che stanno nascendo e ai nuovi modi di associarsi della nostra emigrazione.

Qual è il vostro obiettivo?

Principalmente colmare un vuoto, dovuto a un forte smantellamento delle politiche per gli italiani all’estero da parte delle istituzioni italiane. I nuovi emigrati hanno esigenze e necessità in parte diverse dall’emigrazione meno recente a cui bisogna fare fronte. E devo dire che il nuovo CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – sta lavorando molto per riattivare lo strumento istituzionale e per fare in modo che ci si occupi di più, e meglio, delle problematiche di tutti gli italiani all’estero, vecchi e nuovi. Il nostro obiettivo è venire incontro pian piano a questi bisogni, ri-tessendo e irrobustendo una rete associativa che cerchi di supportare il percorso migratorio di chi va all’estero e il suo percorso di integrazione nel nuovo Paese. Spesso ad emigrare sono over 45 che partono per ragioni economiche, magari con figli e famiglie al seguito e si trovano ad affrontare situazioni davvero complesse che necessitano di supporto. Inoltre ci occuperemo anche del mondo dell’immigrazione in Italia: in fondo sono due facce della stessa medaglia Crediamo che la nostra esperienza possa essere utile nei ragionamenti legati alla gestione dei flussi migratori interni.

Come è organizzato il FAIM?

Abbiamo un coordinamento, un consiglio direttivo e gruppi di lavoro specifici che si occupano di varie tematiche. Dall’organizzazione per fare in modo che nascano i Forum nei diversi paesi al gruppo comunicazione, a quelle incaricato di come potere reperire le risorse economiche da utilizzare per il funzionamento del FAIM, a quelli studi e ricerche, rapporti con le istituzioni, internazionalizzazione delle eccellenze italiane, e uno specifico sulla nuova emigrazione, integrazione e inclusione degli immigrati

Dal punto di vista istituzionale con chi collaborate?

Il forum lavorerà di concerto con le istituzioni italiane, dal Ministero degli Affari Esteri alle Consulte regionali dell’emigrazione, e con tutti quelli che si renderanno necessari per raggiungere i nostri scopi associativi e , almeno nelle intenzioni, anche con le istituzioni dei nuovi paesi di accoglienza.

Attualmente sembra che le neonate Associazioni che si occupano degli italiani all’estero siano un po’ frammentate, è così?

Una parte della nuova migrazione si organizza da sé e spesso in modi meno tradizionali: spesso queste realtà sono gestite da volontari e faticano a fare rete, non per mancanza di volontà ma perché occuparsi di una associazione richiede tempo ed energie. Oppure si organizzano in strutture informali come i gruppi facebook. L’auspicio è, con il tempo, di riuscire a dare un supporto a tutte le realtà che lo vorranno.

Dal tuo punto di vista personale, quali sono i nodi principali da sciogliere affinché una migrazione non derivi da scelte forzate?

Mancano posti di lavoro e un sistema di sicurezza sociale solido che consenta alle persone di essere tranquille, senza l’ansia della fine di un contratto e del non arrivare a fine mese. Va creata occupazione, ma occupazione di qualità e vanno creati programmi di accompagnamento per inserire o re-inserire le persone, espulse dal ciclo produttivo, nel mercato del lavoro.

E credi sia fattibile? C’è molto pessimismo…

Il futuro non è scritto: sta a noi cambiarlo facendo rete e creando unità d’intenti. Io mi sento di essere positivo. L’integrazione degli stati ad un livello sovranazionale, all’interno di strutture più grandi è già in corso, ma gli manca una gamba, perché quello che esiste oggi è fatto per capitali e per imprese, ma non per i cittadini e per i popoli. Negli ultimi anni migliaia di persone in Belgio sono state espulse perché si sono ritrovate senza lavoro. Appena hanno chiesto un supporto alle istituzioni belghe, in quanto cittadini Ue, si sono visti arrivare il foglio di via. Merci e capitali viaggiano senza problemi, per le persone non è così: ti chiedono di uscire dalla frontiera, ma il vero paradosso è che la frontiera non c’è più. In questo senso va ripensato per intero il processo di integrazione europea.

Il 6 ottobre 2016 il Comitato di Coordinamento del FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), ha riconfermato l’impegno assunto nel 1° congresso affinché il Governo italiano promuova e realizzi la quarta Conferenza mondiale degli italiani che vivono all’estero, affinché si costruisca, si legge sul sito ufficiale “una piattaforma di rilancio dell’italianità nel mondo superando la separazione nei diritti e nelle aspettative di quanti sono dentro e fuori dell’Italia. Una Conferenza che affronti, organicamente e in modo aperto le molte questioni, vecchie e nuove, irrisolte degli italiani emigrati. Il FAIM, forte delle decisioni assunte in sede congressuale e del mandato conferito dalle 85 associazioni che lo compongono, solleciterà al massimo Governo e Istituzioni statali affinché la Conferenza entri nell’agenda delle cose da fare”.


FONTE: http://www.italents.org/2016/11/07/la-migrazione-non-riguarda-solo-talenti/

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