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A Salerno, il 10 dicembre: L’emigrazione nel segno di Carlo Levi
- Inserito il 07 dicembre 2015 alle 13:33:00 da redazione-IT. IT - ITALIANI ALL'ESTERO
Indirizzo sito : Gelocal


di ANTONIO CORBISIERO
Carlo Levi e l'emigrazione. La Filef, la Federazione italiana delle famiglie emigrate, ricorda il grande scrittore autore di “Cristo si è fermato ad Eboli”, a 40 anni dalla scomparsa, a Roma, Torino, Reggio Emilia, Matera, Bari, ed anche a Salerno presso l'Ateneo, in un convegno in programma giovedì prossimo 10 dicembre al teatro dell'Università a partire dalle ore 9.
Lo scrittore torinese fu confinato in Basilicata, ad Aliano, dove ci sono ancora la casa che lasciò dopo il confino politico e la tomba dove il “torinese del sud” si fece seppellire in seguito alla sua morte avvenuta a Roma nel 1975. Levi giunse nel piccolo comune materano il 18 settembre 1935 e si fermò fino al 26 maggio 1936. L'incontro con il mondo rurale lucano fu fatale e gli fece concepire un'opera di grande valore culturale in un testo suggestivo, permeato di magìa, di atmosfere arcaiche. Era un mondo ignorato dalla locomotiva del progresso e della modernità.

L'uscita del libro nel 1945 dall'editore Einaudi ebbe un successo strepitoso di critica e di pubblico. Tuttavia a questi apprezzamenti si accompagnò una strisciante polemica da parte della borghesia locale che accusò Levi di aver dato un'immagine negativa della realtà locale.

L'abitato di Aliano sorge su un crinale che divide la valle del fiume Sauro dalla Val d'Agri, collegate tra loro da una rotabile piena di tornanti. Girando tra i vicoli del paese fatto da case tutte uguali, basse e di poche stanze, si possono ammirare alcune facciate di abitazioni che presentano caratteri antropomorfi. Sono le case del malocchio costruite in quel modo per allontanare le forze malefiche. Il paesaggio intorno ad Aliano è costituito da piccoli appezzamenti di terreno coltivati a cereali e dove domina l'olivo. Il paesaggio antropico contrasta con il paesaggio lunare fatto di argille bianche che sembrano spostarsi nell'aria, mosse dall'ombra mutevole delle nubi che le sovrastano. Scriveva Levi in “Cristo si è fermato ad Eboli”: «Non vi sono alberi né rocce, e l'argilla si scioglie, scorre in basso come un torrente, con tutto ciò che c'è sopra». Fu qui che Levi toccò con mano l'emigrazione di chi andava via per problemi di sussistenza verso il Nord e verso le Americhe. Carlo Levi aveva fondato e organizzato la Federazione italiana delle famiglie emigrate negli anni Sessanta. Promosse azioni sociali e politiche, incentivando la nascita di associazioni in grado di difendere i diritti degli emigrati all'estero. E’ rimasto famoso un suo discorso da senatore della Repubblica nel 1970 in cui affermava che l'emigrazione italiana era quello che per gli Stati Uniti era il problema negro e che milioni di cittadini italiani venivano strappati dalle loro case, dai paesi, dalle radici per essere esiliati in un mondo altro, per espiare colpe non proprie.

Franco Calvanese è il presidente della Filef, tra i promotori del convegno all’Università di giovedì. «A distanza di tanto tempo- dice Calvanese- la figura di Carlo Levi fa ancora discutere: questione meridionale, nuove povertà, immigrazione e nuova emigrazione. Il nostro incontro vuole essere non una semplice celebrazione, ma un momento vivo. Levi con le sue opere ha preconizzato in qualche modo quello che sta accadendo nel mondo. Innanzitutto che l'emigrazione non è una questione marginale, ma un aspetto fondamentale della nostra esistenza». Dopo i saluti del rettore Aurelio Tommasetti, seguiranno gli interventi dei docenti Annibale Elia, Enrico Pugliese, Grazia Moffa, di Paolo Ferrerro, Massimo Angrisano, coordinati da Rodolfo Ricci. L'attore Alfonso Liguori reciterà passaggi dei discorsi al Senato di Carlo Levi e saranno proiettati anche filmati sulle migrazioni con Maurizio del Bufalo. Alle 11.40 è previsto l'intervento del Gruppo della Memoria dell'Università di Salerno seguito di Franco Massimo Lanocita e dal concerto - ore 12.15 - del Conservatorio “Martucci” di Salerno.

«Il convegno dell’Università - aggiunge Calvanese - intende anche sottolineare che da questo punto di vista la questione meridionale è tutt'altro che risolta. La realtà

per Levi va scossa; bisogna lottare per la risoluzione dei problemi». Sta in questo l'attualità dello scrittore torinese e il senso di questo convegno che vedrà la partecipazione di molti giovani a sottolineare che il messaggio di Carlo Levi è quanto mai vivo.


FONTE: http://lacittadisalerno.gelocal.it/tempo-libero/2015/12/06/news/l-emigrazione-nel-segno-di-levi-1.12576576

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