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Fri, 24 May 2013 18:07:38 +0000

- Chi era Videla, il genocida - Adriana Bernardotti (Buenos Aires) Dieci anni dopo che il neopresidente Nestor Kirchner che staccava il quadro di Jorge Rafael Videla dalla galleria di immagini del Collegio Militare – il momento emblematico che segnava l’inizio dei governi kirchneristi e la riapertura dei giudizi contro i responsabili delle massacri del terrorismo di Stato – e trenta anni … Continua a leggere »
- Bangladesh, dopo la strage le multinazionali cedono - di Silvana Cappuccio A un mese dalla strage del Rana Plaza, le Global Unions ottengono la firma di 31 corporations su un accordo per la salute e sicurezza dei lavoratori nelle aziende tessili. Ma continuano gli scontri tra polizia e operai. Almeno 50 persone sono rimaste ferite lunedì 20 maggio negli scontri tra la polizia … Continua a leggere »
- Un Parlamento incostituzionale - di G.K. Zanetta La Suprema Corte di Cassazione, col rinviare alla Corte Costituzionale alcune questioni di costituzionalità relative alla legge elettorale, ha finalmente portato allo scoperto un problema esistente da anni ma che veniva sempre sottaciuto per le convenienze, momentanee e di parte, di ciascuno, ovverosia i difetti dal punto di vista costituzionale della riforma … Continua a leggere »
- Segui la diretta della manifestazione FIOM- Cgil a Roma -   Archiviato in:Eventi manifestazioni iniziative, Italia, Lavoro economia società, Politica Tagged: crisi Italia, Diritti globali, politica italiana
- Ci appelliamo alla clemenza della Corte ? - di Alfiero Grandi Il decreto legge tanto atteso su Imu e proroga Cig è arrivato. La delusione è ovvia. In pratica è un rinvio del pagamento Imu sulla casa al 16 settembre, sperando che a quella data si trovino le risorse per confermare queste ed altre modifiche, e il rifinanziamento parziale della Cig ma tutti … Continua a leggere »
- Fascismo - di Luis Britto García (Caracas) 1 – Hollywood rappresenta il fascismo come una masnada di brutti ceffi in uniforme che agitano insegne e gridano ordini. La realtà è più perversa. Secondo Franz Leopold Neuman in Behemoth: The Structure & Practice of National Socialism, 1933-1944, il fascismo è la complicità assoluta fra il grande capitale e lo Stato. Laddove … Continua a leggere »
- Mario Draghi e le contraddizioni dell’Unione Europea - Guglielmo Forges Davanzati da Micromegaonline - È da tempo che la gran parte della stampa tedesca vede in Draghi un pericoloso inflazionista, oltre che un sistematico “sabotatore” della linea del rigore. Ma nelle condizioni date appare davvero arduo immaginare che la riduzione dei tassi di interesse produca effetti inflazionistici. Dietro questo dibattito si scorgono in realtà i conflitti intercapitalistici … Continua a leggere »
- APPELLO: Per fare l’Europa ci vuole ben altro - Democrazia e sicurezza sociale in Europa, anziché procedere nell’opera di smantellamento dei sistemi sociali mediante il “patto di competitività”! L’Europa non riesce ad uscire dalla crisi. I cittadini europei stanno attraversando un decennio sprecato. Con ogni anno che passa dall’inizio della crisi, le notizie peggiorano. Nell’Unione europea la disoccupazione è ai massimi storici: 26 milioni di … Continua a leggere »
- Fuga dall’euro in tutta Europa - di Tonino D’Orazio La Polonia ha deciso di non entrare nell’euro. Troppi rischi, e il popolo non capirebbe. Il vero rischio è di diventare presto come la Grecia, la Slovenia e Cipro, in reale default. Meglio vivi fuori che morti dentro. In tutta Europa, ad ogni elezione, salgono in modo esponenziale i partiti anti-Euro o anti-Europa. … Continua a leggere »
- Dal gorgo al gorghetto - di Roberto Musacchio Stare nel gorgo era l’espressione che usò Pietro Ingrao, mi pare ad Arco di Trento in occasione di un appuntamento della mozione che si opponeva allo scioglimento del Pci, per motivare il suo intendimento che era quello, allora, di rimanere comunque nel nuovo partito. Si trattava di rimanere laddove si addensavano, in … Continua a leggere »
- IUS SOLI, IUS SANGUINIS: Lettera aperta a Beppe Grillo - Caro Beppe Grillo, come me e altri 130 milioni tra italiani e oriundi, fai parte di quel popolo di santi, poeti e trasmigratori, diffusi nella penisola e ai 4 angoli del globo. In più tu sei genovese, appartieni cioè a quella risma di marinai che hanno attraversato gli oceani non solo in sottocoperta, ma che i … Continua a leggere »
- “Sulle tragedie del lavoro in Bangladesh in occidente c’è troppa ipocrisia”. Intervista a Silvana Cappuccio - Sulle “fabbriche della morte” in Bangladesh, http://www.controlacrisi.org ha intervistato Silvana Cappuccio, autrice di diversi saggi sulla catena dello sfruttamento dei grandi marchi tessili occidentali in Asia. Cappuccio lavora al Dipartimento politiche globali della Cgil ed è rappresentante della Cgil nell’Ilo. Intanto, in queste ore il numero dei cadaveri estratti dalle macerie è arrivato a 1033.  … Continua a leggere »
- Il programma del partito che sconvolgerà le elezioni tedesche - di Pino Cabras  (da Megachip) Vi proponiamo la traduzione del programma politico in sintesi di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), uno dei nuovi grandi partiti emergenti in Europa. La grande crisi europea sta generando in molti importanti paesi, ciascuno secondo la sua fisionomia, l’esplodere di nuove forze politiche in grado di sfondare il muro del 25% dell’elettorato: Syriza in … Continua a leggere »
- Munchau: “Fine dell’austerità con Letta? Sono solo chiacchiere” - La nuova strategia europea di austerità morbida, di cui Enrico Letta appare oggi l’alfiere, è più che altro un’operazione cosmetica. La Germania non accetterà di attuare stimoli fiscali per il bene dell’Europa meridionale. E grazie al fiscal compact l’austerità durerà per quasi un’intera generazione.  di Wolfgang Munchau (dal Financial Times del 5 maggio 2013) Vi è … Continua a leggere »
- Letta sarà vera novità rispetto a Monti ? - di Alfiero Grandi Sembra incredibile, ma Mario Monti, il (presunto) salvatore della patria è in rapido oblio. Dopo il clamoroso insuccesso elettorale della sua lista è iniziato un rapido declino di Monti e oggi la sua creatura elettorale è divisa ed è in caduta libera di consensi. I giudizi sulla sua opera di governo sono … Continua a leggere »
- Tecno-dittature: intorno a Mes, Eurogendfor, antieuropeismo e web - Tonino D’Orazio Non necessariamente moderne. Ci sono tutti i vecchi ingredienti. Ma innovative. Non più nazionali, ma continentali. Dittatura dei tecnocrati europei e dello strapotere di banche e di oligarchie private (la nuova aristocrazia). Dalla trappola delle dittature se ne esce rompendo il giocattolo e ribadendo il valore assoluto della democrazia e della rappresentanza. Anche … Continua a leggere »
- L’austerità è l’ideologia dei super-ricchi - L’influenza della dottrina dell’austerity non può essere compresa senza parlare anche di classi sociali e di diseguaglianza. Il programma dell’austerity rispecchia da vicino, la posizione dei ceti abbienti, ammantata di rigore accademico. Ciò che il più ricco un per cento della popolazione desidera diventa ciò che la scienza economica ci dice che dobbiamo fare.  di … Continua a leggere »
- Cos’è l’Alto tradimento? - di Tonino D’Orazio Hanno complottato nei retroscena nazionali le loro politiche contro il bene comune. Fanno parte di oligarchie internazionali, di stampo massonico, dalle quali prendono ordini. Ci hanno prosciugato di tutto e ci hanno reso un popolo schiavo, servile e peggio ancora fiero di esserlo. Altri hanno già deciso il nostro futuro: su rifiuti, … Continua a leggere »
- Ricostruire la sinistra: Documento della presidenza dell’Associazione per il rinnovamento della Sinistra - L’Italia è di fronte all’esito economicamente e politicamente disastroso di quella che è stata chiamata la seconda repubblica. Porre in atto rimedi immediati per affrontare la condizione drammatica di milioni di persone e di moltissime imprese è indispensabile. Adottare misure urgenti di riforma dei partiti e del sistema politico per la salvaguardia della democrazia costituzionale … Continua a leggere »
- “Io non rifarei la storia secondo dietrologia, dal compromesso storico in poi…” - di Franco Trapani Io non rifarei la storia secondo dietrologia dal compromesso storico in poi. Sufficit questo richiamo, per capirci. D’altra parte, la situazione attuale, di blocco invisibile delle istituzioni repubblicane e la paralisi della democrazia e della società in questo paese, merita interventi alti e sostanziosi. Alti e sostanziosi, cioè,  ben oltre le attuali possibilità … Continua a leggere »
- Luciano Gallino: “ Se continua così non ci resta che emigrare” - “ L’AUSTERITA’ SARA’ SEMPRE LA STESSA” - IL GOVERNO LETTA FIGLIO DELL’AGENDA MONTI, NON VEDO NESSUNA DISCONTINUITA’ . LUCIANO GALLINO PESSIMISTA SULLA RECESSIONE E IL CAMBIO DELLE POLITICHE EUROPEE Sarà perché al ministero del lavoro oggi c’è qualcuno che riesce a leggere i numeri della macro-economia, come il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, ma sembra che in … Continua a leggere »
- Sul mercato del lavoro, Letta dichiara il falso - di Emiliano Brancaccio Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha dichiarato: «Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo». Quanto alla riforma Fornero il premier ha commentato: «In un momento … Continua a leggere »
- Il programma di Letta: di tutto, di meno - Se ieri sullo scranno del Presidente del Consiglio ci fosse stato Angelino Alfano o Silvio Berlusconi, forse qualche voce in più si sarebbe alzata per dichiarare che il discorso tenuto dal premier alle Camere sembra più un libro dei sogni che un programma di governo. Invece su quella poltrona c’era Enrico Letta, sicché anche il … Continua a leggere »
- Cremaschi buttato giù dal palco da Cgil Cisl e Uil: Dissentiva. - di Giorgio Cremaschi Nella mia lunga esperienza sindacale non mi era mai capitato di vivere in prima persona la scena madre del film ‘L’uomo di marmo’.. Ora mi è successo. Ero sfuggito alle maglie strette della selezione preventiva di coloro che avevano diritto a partecipare alla riunione degli esecutivi CGIL CISL UIL. Su circa 150 persone … Continua a leggere »
- Letta, Merkel, Hollande… - di Roberto Musacchio Mentre il neo presidente del consiglio,  Enrico Letta, dedicava una delle citazioni del suo discorso di insediamento a Beniamino Andreatta, suo antico maestro, in Francia Le Monde impegnava una pagina a ricostruire come il socialista Delors fosse stato, nel 1983, all’epoca del secondo governo Mitterand, l’iniziatore delle politiche di austerità, oltre che … Continua a leggere »
- Il principio di responsabilità - di Andrea Ermano (Zurigo) Il clima sta diventando un po’ meno comodo, diciamo la verità. Quindi, ci produce problemi come inondazioni, cicloni e altre cose diverse da quelle che ci aspettiamo. Le parole di cui sopra non sono una metafora politica, ma il commento (qui citato a memoria) che qualche giorno fa un ricercatore ha rilasciato a RaiNews24 in … Continua a leggere »
- Europa: la concorrenza fra stati porta al tracollo - Gustav Horn, presidente dell’Institut für Makroökonomie und Konjunkturforschung della  Hans-Böckler-Stiftung (vicino ai sindacati), sulla progressista Die Zeit propone una riflessione sul meccanismo profondamente sbagliato alla base della moneta unica: la concorrenza fra stati [da Voci dalla Germania]. di Gustav Horn Gli stati in Europa dovranno essere come le imprese: più economici, in continuo miglioramento e sempre più competitivi. Questo … Continua a leggere »
- Le strane intese di Napolitano - di Nicola Melloni (Londra) In un discorso auto-celebrativo e arrogante Napolitano ha accusato i partiti di immobilismo, incapacità, sterilità. Tutto vero, ma ci si potrebbe domandare, da che pulpito? Non ci sono dubbi che i partiti tradizionali siano ormai distaccati dalla realtà e che non sappiano rappresentare gli umori, le aspirazioni, le ansie e le … Continua a leggere »
- Paraguay: dinosauri al comando, sinistra sconfitta - di Marco Consolo (Santiago del Cile) Il Paraguay riporta indietro le lancette della storia. La vecchia oligarchia ritorna prepotentemente al governo dopo “legittime elezioni” che cancellano il “golpe parlamentare” del giugno 2012 contro il Presidente costituzionale Fernando Lugo, che aveva tentato un timido rinnovamento. Elezioni preparate dal governo golpista, la cui regolarità è stata certificata … Continua a leggere »
- Stefano Rodotà: ‘Questi politici hanno perso la testa’ - (A seguire il discorso integrale di Napolitano) – «In questi giorni ho cercato di fare con discrezione, ma con decisione, quello che si doveva fare. A quelli che dicevano ‘Rodotà non si pronuncia?’, dico che le cose non si fanno in trenta secondi. E a giudicare dalle reazioni, mi pare di esserci riuscito». Il professor … Continua a leggere »

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Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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