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Sun, 07 Feb 2016 11:18:27 +0000

- Brexit e teatrino Cameron - di Tonino D’Orazio Molti sono preoccupati per i “ricatti” del premier inglese Cameron verso la gang-troika di Bruxelles e l’eventuale sfaldamento definitivo dell’Unione, se la Gran Bretagna dovesse uscirne, (Brexit), vista già la drammatica situazione dell’euro e di Schengen con il cavallo di Troia dell’immigrazione selvaggia. I conservatori inglesi, avendo accettato (anzi proposto prima che lo … Continua a leggere
- SLUMP - di Franco Berardi (Bifo) Stanno suonando le trombe del giudizio? L’orizzonte economico che si presenta nel primo scorcio dell’anno 2016 suscita vivo sgomento negli osservatori. Mario Draghi ripete l’esorcismo estremo: «Whatever it takes». Ma il pericolo attuale non è più quello di un collasso finanziario come nel 2008. Il pericolo è quello di una crisi … Continua a leggere
- Il Consiglio europeo cede alle pressioni di Cameron: addio previdenza sociale per chi si sposta in Europa - di Carlo Caldarini – Bruxelles (*) Il Consiglio europeo cede alle pressioni di Cameron e accetta di limitare i diritti alla previdenza sociale dei lavoratori europei Il Consiglio europeo cede a buona parte delle richieste di David Cameron anche sul tema più delicato, e cioè la volontà di Londra di tagliare fuori dal sistema di … Continua a leggere
- Europa: Il teatrino sul Titanic - di Roberto Musacchio Lo scambio di accuse e di battute e’ ormai quotidiano. Renzi e la UE se le mandano a dire di santa ragione. Per chi e’ abituato ai teatrini italici l’idea e’ quella di un gioco delle parti. Uno degli uomini, e dei governi, interpreti dei voleri della Troika e del pilota automatico … Continua a leggere
- I candidati alla presidenziali USA, secondo Webster Tarpley - Webster Tarpley: Chi vuol essere imperatore? Guida alle elezioni USA 2016 da Pandoratv.it   Archiviato in:America, Confessioni Audit Eterodossie Satire, CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Eventi manifestazioni iniziative, Lavoro economia società, Migrazioni, Politica Tagged: United States
- La vecchia Paura Rossa? Sanders, il socialismo e l’anticomunismo dei Democrats - di C.J. ATKINS Lo sapevate che Bernie Sanders è sul punto di distruggere il Partito Democratico? O che la sua dichiarata preferenza per un socialismo democratico e una ‘rivoluzione politica’ volta al contenimento delle classi dominanti sono in realtà i pericoli maggiori per il progresso in America? Sapevate anche che se votando per lui come … Continua a leggere
- Italia 61° nella classifica mondiale per corruzione - di Tonino D’Orazio E’ stata appena presentata, a Roma per l’Italia, la classifica internazionale dell’indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International sulla misurazione della corruzione nel settore pubblico e politico di 168 Paesi nel Mondo. Nella ventunesima edizione del CPI pubblicata, l’Italia si classifica al 61° posto nel Mondo, e guadagna 8 posizioni … Continua a leggere
- L’ordine mondiale come lo vede Putin. Video-documentario di Vladimir Soloviev - Un lungo video-documentario in 5 parti del giornalista russo Vladimir Soloviev, con interviste a Putin e ad altri rilevanti politici, opinion makers, registi russi, americani, europei; tra questi Assange, Wagenknecht, Lavrov, ecc.. Vi vengono illustrati gli eventi tragici che si sono susseguiti nell’ultimo ventennio a partire dalla guerra in Jugoslavia, in Afghanistan, Iraq, alle primavere arabe e alla … Continua a leggere
- GIORNO DELLA MEMORIA: RICORDARE TUTTE LE VITTIME DEL NAZIFASCISMO - di Agostino Spataro Confesso la mia perplessità di fronte al fatto che siano necessarie una legge dello Stato e/o una circolare ministeriale per (far) ricordare a un popolo civile, ai giovani italiani la terribile tragedia, provocata dal nazifascismo, ai danni soprattutto degli ebrei e di altri gruppi della società europea quali gli zingari, gli antifascisti … Continua a leggere
- L’asse segreto Usa-Arabia Saudita - di Manlio Dinucci Nome in codice «Timber Sycamore»: così si chiama l’operazione di armamento e addestramento dei «ribelli» in Siria, «autorizzata segretamente dal presidente Obama nel 2013»: lo documenta una inchiesta pubblicata domenica dal New York Times. Quando è stata incaricata dal presidente di effettuare questa operazione coperta, «la Cia sapeva già di avere un partner … Continua a leggere
- Abbiamo bisogno sia di un Piano A che di un Piano B per l’Eurozona - di Stefano Fassina Dall’ultima volta che ci siamo incontrati, lo scorso 12 settembre, molte cose sono cambiate. Sfortunatamente non sempre in meglio. Siamo stati costretti ad annullare la riunione prevista il 13 e 14 novembre scorso a causa degli inumani attacchi terroristici avvenuti qui a Parigi in cui molti innocenti hanno perso la vita. Dopo … Continua a leggere
- America Latina: la primavera si tinge di autunno - di Marco Consolo In America Latina è cambiato lo scenario politico, egemonizzato da governi progressisti da più di un decennio. Nella controffensiva in atto da tempo per riconquistare il loro “cortile di casa”, alla fine dello scorso anno gli Stati Uniti hanno portato a casa risultati importanti. In Argentina la vittoria elettorale di Mauricio Macri, … Continua a leggere
- Venezuela: Sconfitta tattica o strategica? - di Miguel Angel Núñez (Caracas) (Agroecologo, docente e autore di saggi sull’ecosocialismo, fra cui Vivir despierto entre los cambios sociales) La riflessioni che seguono si riferiscono a una congiuntura all’interno della quale si colloca la sconfitta elettorale in Venezuela, il 6 dicembre 2015, che mette a repentaglio la sopravvivenza stessa del processo rivoluzionario venezuelano. Più in generale, … Continua a leggere
- Fermare la pericolosa deriva dell’Europa - di Agostino Spataro 1… Le scaramucce fra Renzi e il presidente della commissione UE, Juncker, e prima le più aspre polemiche e i diktat imposti ai Paesi del sud e dell’est Europa, credo siano spie allarmanti di un diffuso disagio politico derivato dall’incapacità manifesta di governare la crisi che investe le istituzioni, l’economia e le … Continua a leggere
- Crescono paesi ribelli all’euro - di Tonino D’Orazio Volenti o nolenti, difensori interessati o meno, crescono i paesi europei “ribelli” all’utilizzo dell’euro, passando per Schengen. L’accanimento disumano verso la Grecia, da parte dei “forti”, deve aver insinuato qualche preoccupazione nei governi e nelle popolazioni di alcuni paesi europei della cosiddetta Unione. Consideriamola una vittoria postuma di Syriza, un virus democratico, come … Continua a leggere
- Venezuela: gli sviluppi politici nel paese in una intervista a Geraldina Colotti da Libera TV - La situazione in Venezuela e le prospettive dopo il voto per il rinnovo del Parlamento che ha visto prevalere le forze della destra conservatrice.              Archiviato in:America, Confessioni Audit Eterodossie Satire, CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Geopolitica Conflitti Pace, Informazione e media, Lavoro economia società, Politica Tagged: conflitti guerre pace, … Continua a leggere
- RAPPORTO Oxfam: Sessantadue persone sono più ricche di 3,6 miliardi di esseri umani - di Andrea Baranes Quando il movimento Occupy Wall Street lanciò lo slogan “siamo il 99%” probabilmente non immaginava che solamente pochi anni dopo quel 99% sarebbe realmente stato la parte più povera del pianeta. Eppure oggi l’1% più ricco della popolazione ha un patrimonio superiore a quello del rimanente 99%. Sono alcuni dati contenuti nell’ultimo … Continua a leggere
- Nuovo Statuto dei lavoratori: «Il lavoro è uno, i diritti sono di tutti» - di Guido Iocca “La sfida è quella di declinare il tema dei diritti riconoscendoli in capo alle persone. Non è più pensabile ricondurre tutto ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato”. Partita ieri (18 gennaio) la campagna di consultazione degli iscritti Cgil. “Il nostro obiettivo, non lo nascondiamo, è ambizioso: ricostruire un punto di universalità … Continua a leggere
- La campagna referendaria e’ partita - di Alfiero Grandi Consapevole o meno Renzi, con la sua affermazione che il suo futuro personale è legato all’esito del referendum sulle modifiche costituzionali, contribuisce a destare interesse per un appuntamento politico che molti elettori neppure sapevano ci sarebbe stato. Naturalmente sovrapporre il suo destino all’esito del referendum da parte di Renzi è strumentale, per mettere il … Continua a leggere
- Il nuovo disordine mondiale, nel XIII° rapporto sui diritti globali - di Sergio Segio Nella sua tredicesima edizione, il rapporto edito da Ediesse descrive la situazione che fa perno attorno alla “prima guerra mondiale della finanza”, già documentata in passato. Giunto alla tredicesima edizione, il Rapporto sui diritti globali è significativamente titolato “Il nuovo disordine mondiale”. Un disordine che fa perno attorno a quella “prima guerra mondiale … Continua a leggere
- 25 fa l’inizio della guerra infinita. Due docufilm di Fulvio Grimaldi - Presentiamo due docufilm di Fulvio Grimaldi sull’Iraq, il primo girato negli anni del lungo e catastrofico embargo dopo la prima guerra del Golfo scatenato da Bush Senior e il secondo tratto da “UN DESERTO CHIAMATO PACE”, girato durante il secondo attacco del 2003 di Bush figlio (con le rispettive coalizioni dei volenterosi), tratto da Pandoratv.  Archiviato … Continua a leggere
- Arabia Saudita fra crisi di bilancio, repressione interna e riposizionamento regionale - di Andrea Vento L’esecuzione di al-Nimri leva della nuova strategia saudita. Lo scontro diplomatico in atto fra Arabia Saudita e Iran, acceso dall’esecuzione dell’Imam sciita Nimr al-Nimr, sta alimentando pericolose tensioni nella martoriata regione mediorientale già lacerata dagli annosi  conflitti interni in Iraq e Siria e dall’intervento militare Saudita in Yemen, ai quali, negli ultimi … Continua a leggere
- Cibo, fame, Expo - di Tonino D’Orazio E’ finita l’Expo. Meno male. Mondo irreale di cartapesta. Con numero falso dei visitatori. Con debiti da pagare, da noi. Con scontro feroce di appalti per le aree del dopo fiera, un normale risiko di potenziale malaffare. Ci sarà di nuovo da stupirsi e da divertirsi. Poi c’è un mondo reale, quello … Continua a leggere
- COMUNICATO DELLA PEACE ASSOCIATION OF TURKEY: La reazione è nemica della pace - L’ultimo attentato a Istanbul ha aggiunto tragedia alla tragedia vissuta dal nostro paese e da tutta la regione. Un attentatore suicida ha ucciso dieci persone innocenti, stavolta turisti che vistavano Istanbul. Il colpevole indicato è Daesh.   Come hanno dimostrato le stragi precedenti, il colpevole vero dietro questo attacco è l’establishment e i suoi poteri … Continua a leggere
- Pietro Verri, Méditazions sur l’économie politique / Meditazioni sull’economia politica, Livorno, 1771 - Fresco di stampa in Francia un libro nato dalla collaborazione e dall’impegno di un gruppo di studiosi italiani e francesi. Pietro Verri, Méditazions sur l’économie politique = Meditazioni sull’economia politica,  Livorno, 1771 (edizione princeps), edizione di André Tiran (Université de Lyon 2) con la collaborazione di Pierluigi Porta (Università di Milano La Bicocca) di Maria G. Vitali-Volant … Continua a leggere
- Sergio Romano: «Putin ha ragione, la Nato non ha più senso» - L’ex ambasciatore, oggi editorialista: «L’industria delle armi americana controlla la politica estera dell’Occidente. Schäuble dice bene, serve un esercito europeo, ma non accadrà» di Francesco Cancellato (da linkiesta.it) Botti d’inizio anno. A dare fuoco alle polveri per primo è stato il presidente russo Vladimir Putin, che poche ore dopo la mezzanotte del primo gennaio ha dichiarato, … Continua a leggere
- L´INTELLETTUALE VISIONARIO E IL CALIFFO VIRTUALE AL-BAGDADI - di Vittorio Stano (Hannover) Libere considerazioni su “SOUMISSION”, romanzo di Michel Houellebecq, ed.Flammarion IL BORGHESE BIGOTTO Joris Karl Huysmans era un reazionario del XIX secolo. I suoi romanzi offrivano un repertorio completo dei motivi decadenti. “A Ritroso/Á Rebours” fu la “Bibbia” del Decadentismo. Pubblicato nel 1884 é il primo testo nel quale un insieme di … Continua a leggere
- Tecnologia Usa nella bomba nord-coreana - di Manlio Dinucci Dopo l’annuncio di Pyongyang di aver effettuato il test sotterraneo di una bomba nucleare all’idrogeno, il presidente Obama, pur mettendo in dubbio che si tratti veramente di una bomba all’idrogeno, chiede «una risposta internazionale forte e unitaria al comportamento incosciente della Corea del Nord». Dimentica però che sono stati proprio gli Usa … Continua a leggere
- L’Unione Europea tra Rivoluzione Passiva e questione meridionale - Note a partire da Gramsci di Diego Fusaro “L’umanità europea si è allontanata dal telos che le è innato. È caduta in una colpevole degenerazione poiché, pur essendo già divenuta consapevole di questo telos (avendo mangiato dell’albero della conoscenza), non lo ha portato alla più piena coscienza né ha insistito nel tentativo di realizzarlo come … Continua a leggere
- I referendum una via impervia, ma è l’unica che resta per fermare il renzismo prima che diventi regime - di Alfiero Grandi Il 2015 si chiude con l’iniziativa, su diversi fronti, per arrivare a referendum contro provvedimenti del governo che Renzi stesso considera caratterizzanti. Del resto nella conferenza stampa di fine anno Renzi ha confermato che in autunno cercherà un plebiscito a suo favore sulle modifiche della Costituzione. E’ una sfida che dovrebbero prepararsi … Continua a leggere

 
Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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