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Thu, 26 Mar 2015 18:33:28 +0000

- ‘Coalizione sociale’, movimento, partito o sindacato ? Intervista a Alfiero Grandi - di Marianna Ferrenti La sinistra italiana cerca di cambiare rotta e spera di poter riemergere dal buio degli ultimi anni riponendo fiducia nel movimento Coalizione sociale, nel quale confluiranno forze eterogenee accomunate da una matrice comune: la difesa dei diritti dei cittadini, dei lavoratori, delle fasce più deboli. Questo è il mantra che in modo ricorsivo … Continua a leggere
- EUROPA: la pingue preda o il terzo polo dello sviluppo mondiale? - di Agostino Spataro L’U.E. del dirigismo neo-liberista ha un futuro? L’Europa riuscirà a superare la crisi (non solo economica) che l’attanaglia o diventerà la preda di un espansionismo strisciante di varia provenienza? Questi e altri inquietanti interrogativi agitano la coscienza dei popoli europei messi all’angolo da governi incapaci e servili. E’ tempo di avviare una … Continua a leggere
- Il Brasile che verrà - Le oceaniche manifestazioni del 2013 l’avevano mostrato con chiarezza: non si tratta del logoramento di un governo ma di qualcosa di più profondo: in Brasile s’è concluso un ciclo virtuoso di crescita e pace sociale. Il mito “lulista” comincia a dissolversi. L’economia non riesce più a sostenere un modello che, mentre garantiva profitti senza precedenti … Continua a leggere
- Con la scusa dell’ISIS stanno istituituendo la legge marziale - Il decreto ‘antiterrorismo’ approvato in Commissione alla Camera è un gigantesco passo avanti verso il controllo totale sulle comunicazioni di qualunque cittadino. (da Contropiano.org) – Con la scusa dell’Isis viene formalizzato uno Stato di polizia integrale. Il decreto “antiterrorismo” approvato in Commissione, alla Camera, costituisce un gigantesco passo avanti verso il controllo totale sulle comunicazioni di … Continua a leggere
- Unions! Manifestazione nazionale: Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, Legalità, Reddito, Europa - Unions! Manifestazione nazionale Fiom-Cgil Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, Legalità, Reddito, Europa. Roma, 28 marzo 2015 Piazza Esedra ore 14 | Piazza del Popolo ore 16 In questi giorni è partito il progetto di “coalizione sociale”, di cui la Fiom insieme a gran parte dell’associazionismo del nostro Paese è parte attiva. L’obbiettivo dell’iniziativa è quello … Continua a leggere
- LA TABELLA, ossia le vere ragioni della “guerra infinita” in Medio Oriente (e altrove) - di Agostino Spataro * Quel che propongo non è un saggio, nemmeno un articolo, ma una “tabella” contenente i dati relativi alla produzione e alle riserve petrolifere dei principali Paesi che, nell’ultimo ventennio, sono stati coinvolti, come vittime o promotori, in questa sorta di “guerra infinita” che sta sconquassando il Medio Oriente e provocando pericolose … Continua a leggere
- America Latina: pioveranno pietre ? - di Marco Consolo (Santiago del Cile) Alla fine di un anno di elezioni politiche in molti dei Paesi dell’America Latina, (Costa Rica, El Salvador, Panama, Colombia, Bolivia, Brasile, Uruguay), oltre a quelle amministrative (Ecuador e Perù), e l’insediamento di nuovi governi in Honduras e Cile, si può tentare un primo bilancio dell’ultimo ciclo politico e … Continua a leggere
- VENEZUELA / USA: Lettera di Maduro al popolo nordamericano pubblicata sul New York Times - Il governo venezuelano ha pubblicato martedì scorso una “lettera al popolo degli Stati Uniti” nel quotidiano The New York Times, rifiutando la definizione di “costituire una minaccia” per questo paese e chiedendo il ritiro delle recenti sanzioni imposte dal presidente Barack Obama. Nella lettera, diffusa martedì dal Ministero degli Esteri, il capo di stato del … Continua a leggere
- UNASUR: OBAMA RITIRI IL DECRETO ANTI-VENEZUELA - L’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur),(1) ha approvato all’unanimità una risoluzione che richiede agli USA di derogare il decreto firmato da Obama il 19 marzo, che dichiara il Venezuela come una “minaccia insolita e straordinaria”. Il documento approvato dalla totalitá dei governi nel vertice di Quito, stabilisce che in questa fase storica sono inaccettabili “intromissioni che sono una minaccia alla sovranità e … Continua a leggere
- LANDINI: Nasce una nuova politica non un partito - PARTE IL PROGETTO DI LANDINI: Non un partito ma un progetto politico per dare voce e rappresentanza al Lavoro Sede FIOM di Roma assediata fin dalla prima mattinata, la stampa non è stata invitata ma ci sono tutti. Una trentina di telecamere almeno. Straordinari imprevisti ed imprevedibili, forse una notizia grossa. Landini è blindato al piano … Continua a leggere
- Un reddito di dignità per essere liberi: Firma la petizione di LIBERA per il reddito minimo o di cittadinanza - Contro la povertà e le diseguaglianze e per contrastare le mafie il parlamento deve approvare una legge per il Reddito Minimo o di Cittadinanza.  Dal 2008 al 2014 la crisi in Italia ed Europa secondo i dati Istat ha più che raddoppiato i numeri della povertà relativa ed assoluta. Dieci milioni di italiani e italiane vivono … Continua a leggere
- “Golpe di Stato morbido” contro Argentina e Venezuela - Il Centro Militari per la Democrazia Argentina (Cemida) denuncia che si sta svolgendo un “golpe di Stato morbido” contro l’Argentina ed il Venezuela. È la risposta degli USA alla “manifestazione di indipendenza contro il comandamento capitalista” “Manipolazione psicologica”, “operativi di stampa “, “aggressioni economiche” ed “il controllo da parte di organismi internazionali” sono solo alcuni degli strumenti che si usano nel … Continua a leggere
- Sono o non sono Charlie ? - di Tonino D’Orazio Troppo facile. C’è la libertà di espressione buona e c’è quella non buona. C’è quella conforme e quella non conforme. C’è quella prefabbricata e quella che sfugge. Dov’è, se c’è, la linea della demarcazione? Charlie Hebdo, rivista che nasconde comunque un profondo razzismo dietro la cosiddetta satira, viene colpita direttamente nella vita … Continua a leggere
- Coordinamento Democrazia Costituzionale: Appello al popolo sovrano - Le modifiche della Costituzione e della legge elettorale in atto attribuiscono di fatto ad un unico partito – che potrebbe anche essere rappresentativo di una ristretta minoranza di elettori – potere esecutivo e potere legislativo. Si tratta di uno stravolgimento dei canoni della democrazia costituzionale. Governare è attività diversa dal fare le leggi. Se è vero che … Continua a leggere
- La destra piange, viva Salvini - di Tonino  D’Orazio Forse la destra di questi due decenni non ce la fa contro la destra di Renzi e del PD. Berlusconi, garante del neoliberismo di fine secolo, sta perdendo piede. Surclassato dal nuovo garante per questo scorcio di nuovo millennio. Bisogna ora trovare un nuovo vessillo nella logica della pseudo alternanza, eccolo, un altro … Continua a leggere
- Perchè l’avanzata del fascismo (USA) è nuovamente il problema - di John Pilger (*) Il recente 70° anniversario della liberazione di Auschwitz ci ha ricordato quale grande crimine sia il fascismo, la cui iconografia nazista è radicata nelle nostre coscienze. Il fascismo è conservato come storia, come tremolanti riprese di camicie nere che marciano al passo dell’oca, la loro criminalità terribile e chiara. Eppure, nelle … Continua a leggere
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- Coordinamento per la democrazia costituzionale: l’introduzione di Alfiero Grandi - La Costituzione della nostra Repubblica, nata dalla Resistenza, dovrebbe essere non solo descritta come la più bella del mondo, cosa vera ma insufficiente, ma anche cambiata con la necessaria lungimiranza e non nel modo pasticciato con cui si sta procedendo oggi. Tanto più che tra cambiamenti della Costituzione e nuova legge elettorale c’è un intreccio … Continua a leggere
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- Modifiche della Costituzione e legge elettorale, un disegno di accentramento autoritario ? - di Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Le pesanti modifiche della Costituzione e della legge elettorale all’esame di questo Parlamento, risultato di una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, stanno creando un serio pericolo di accentramento del potere di decisione nelle mani del Governo e la discussione parlamentare, per come avviene, requisisce di fatto le … Continua a leggere
- PAESE (o parlamento) DI MERDA - Riconoscimento Palestina, Moni Ovadia: “Politici vigliacchi, rimpiango Andreotti” Moni Ovadia, scrittore e drammaturgo ebreo, da sempre attento alle istanze del popolo palestinese. Oggi l’aula della Camera ha votato sul riconoscimento dello Stato di Palestina. La maggioranza ha presentato due mozioni: quella del Pd prevedeva esplicitamente il riconoscimento, quella di Ncd no. Sono state votate entrambe. … Continua a leggere
- La petizione anti-TTIP supera il milione e mezzo di firme - La Stop-TTIP Alliance riunisce oltre 200 associazioni da tutta Europa. Ha lanciato una petizione che chiede di annullare i negoziati “i non trasparenti”. L’obiettivo è raggiungere due milioni di firme. In gioco i diritti dei cittadini. Nel mese di febbraio si è tenuta a Bruxelles l’ottava tornata negoziale sul TTIP , l’accordo di libero scambio … Continua a leggere
- GRECIA-EUROPA: L’iceberg è sempre più vicino - di Stefano Fassina In queste settimane si definisce il senso della vittoria di Syriza alle elezioni politiche del 25 gennaio scorso in Grecia: o il governo Tsipras può contribuire, insieme ai partner dell’euro-zona, a rianimare le democrazie europee attraverso un compromesso di svolta, oppure in Grecia si conferma l’impraticabilità della democrazia sostanziale e l’impossibilità della … Continua a leggere
- Grecia: L’ostilitá preconcetta contro il governo Tsipras - di Tito Pulsinelli (Caracas) C’é’ molta ostilitá contro il governo di Atene, preconcetta e no.Pollice verso da parte dei soliti e noti guardaspalle -mediatici e no- della Banda dei Commissari di Bruxelles, e di molti di coloro che fino ad ora si supponeva fossero avversari irriducibili della BCE. C’é un coro stonato che inneggia all’inutilitá di … Continua a leggere
- Fassina (Pd):“La Grecia esca dall’euro” - Proponiamo la seguente videointervista de La Stampa a Stefano Fassina. Fassina dice con chiarezza che le ragioni strutturali della crisi in Grecia (e nell’intera Europa) restano e che la via che si intende continuare a perseguire porterà al naufragio dell’intera eurozona. oppure clicca QUI  Archiviato in:Uncategorized
- 2012: Hugo Chavez sulle crisi programmate in Libia e Siria (video) -              Archiviato in:Africa, America, Asia, Confessioni Audit Eterodossie Satire, CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Educazione e Cultura, Europa, Geopolitica Conflitti Pace, Informazione e media, Politica
- Quando l’Italia aveva una politica estera - di Agostino Spataro * La crisi libica e i frettolosi propositi interventisti annunciati (anche se opportunamente, “calmierati” dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi) ripropongono la necessità di una riflessione sulla politica estera italiana per come è venuta evolvendo (?) durante questa lunga e confusa transizione in cui sono cambiati (in peggio) l’approccio, la … Continua a leggere
- In un’Europa sorda, Atene sola come Kobane - di Alfiero Grandi Ricordiamo Kobane, dove la resistenza curda contro gli attacchi dell’Isis è stata lasciata sola dalla Turchia, che aveva schierato le sue truppe a solo un chilometro di distanza, ma si è ben guardata dal sostenere chi reggeva tutto il peso dell’attacco di quello che è considerato oggi il nemico numero uno. L’ambiguità … Continua a leggere

 
Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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