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Mon, 02 Mar 2015 15:02:52 +0000

- PAESE (o parlamento) DI MERDA - Riconoscimento Palestina, Moni Ovadia: “Politici vigliacchi, rimpiango Andreotti” Moni Ovadia, scrittore e drammaturgo ebreo, da sempre attento alle istanze del popolo palestinese. Oggi l’aula della Camera ha votato sul riconoscimento dello Stato di Palestina. La maggioranza ha presentato due mozioni: quella del Pd prevedeva esplicitamente il riconoscimento, quella di Ncd no. Sono state votate entrambe. … Continua a leggere
- La petizione anti-TTIP supera il milione e mezzo di firme - La Stop-TTIP Alliance riunisce oltre 200 associazioni da tutta Europa. Ha lanciato una petizione che chiede di annullare i negoziati “i non trasparenti”. L’obiettivo è raggiungere due milioni di firme. In gioco i diritti dei cittadini. Nel mese di febbraio si è tenuta a Bruxelles l’ottava tornata negoziale sul TTIP , l’accordo di libero scambio … Continua a leggere
- GRECIA-EUROPA: L’iceberg è sempre più vicino - di Stefano Fassina In queste settimane si definisce il senso della vittoria di Syriza alle elezioni politiche del 25 gennaio scorso in Grecia: o il governo Tsipras può contribuire, insieme ai partner dell’euro-zona, a rianimare le democrazie europee attraverso un compromesso di svolta, oppure in Grecia si conferma l’impraticabilità della democrazia sostanziale e l’impossibilità della … Continua a leggere
- Grecia: L’ostilitá preconcetta contro il governo Tsipras - di Tito Pulsinelli (Caracas) C’é’ molta ostilitá contro il governo di Atene, preconcetta e no.Pollice verso da parte dei soliti e noti guardaspalle -mediatici e no- della Banda dei Commissari di Bruxelles, e di molti di coloro che fino ad ora si supponeva fossero avversari irriducibili della BCE. C’é un coro stonato che inneggia all’inutilitá di … Continua a leggere
- Fassina (Pd):“La Grecia esca dall’euro” - Proponiamo la seguente videointervista de La Stampa a Stefano Fassina. Fassina dice con chiarezza che le ragioni strutturali della crisi in Grecia (e nell’intera Europa) restano e che la via che si intende continuare a perseguire porterà al naufragio dell’intera eurozona. oppure clicca QUI  Archiviato in:Uncategorized
- 2012: Hugo Chavez sulle crisi programmate in Libia e Siria (video) -              Archiviato in:Africa, America, Asia, Confessioni Audit Eterodossie Satire, CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Educazione e Cultura, Europa, Geopolitica Conflitti Pace, Informazione e media, Politica
- Quando l’Italia aveva una politica estera - di Agostino Spataro * La crisi libica e i frettolosi propositi interventisti annunciati (anche se opportunamente, “calmierati” dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi) ripropongono la necessità di una riflessione sulla politica estera italiana per come è venuta evolvendo (?) durante questa lunga e confusa transizione in cui sono cambiati (in peggio) l’approccio, la … Continua a leggere
- In un’Europa sorda, Atene sola come Kobane - di Alfiero Grandi Ricordiamo Kobane, dove la resistenza curda contro gli attacchi dell’Isis è stata lasciata sola dalla Turchia, che aveva schierato le sue truppe a solo un chilometro di distanza, ma si è ben guardata dal sostenere chi reggeva tutto il peso dell’attacco di quello che è considerato oggi il nemico numero uno. L’ambiguità … Continua a leggere
- LIBIA: Gli incendiari gridano al fuoco - di Manlio Dinucci La guerra che divampa in Libia miete sempre più vittime non solo sulla terra ma sul mare: molti dei disperati, che tentano la traversata del Mediterraneo, annegano. «Da sotto il mare ci chiedono dove sia finita la nostra umanità», scrive Pier Luigi Bersani. Dovrebbe anzitutto chiedersi dove sia finita la sua umanità, … Continua a leggere
- ATHENAE DELENDA EST - di Paul Krugman (traduzione dal testo nel suo blog sul NY Times) OK, tutto ciò è incredibile, e non nel senso buono del termine. I colloqui dei Greci con i Ministri delle Finanze [dell’Eurozona] si sono interrotti su questo “progetto di dichiarazione”, che i Greci hanno descritto come “assurdo”. E’ un’affermazione rimarchevole. Ecco, secondo me, … Continua a leggere
- Libia 2011-2015: Dove eravate ? Dove siete oggi? - di Marinella Correggia Libia 2011: troppi ignavi, silenziosi o consenzienti mentre la Nato apriva la strada ai nazi-califfi. Con il terrore e la morte l’intero Medioriente e buona parte dell’Africa pagano per le guerre dei governanti occidentali e l’ignavia dei relativi popoli. In tanti dovrebbero mettersi in ginocchio.  Adesso che i nazi-califfi dilagano in Libia e … Continua a leggere
- Pepe Escobar: Impero del caos e vie della seta (video) - Dalla Libia all’Asia centrale agisce l’Impero del Caos. L’intervento di Pepe Escobar su Guerra Fredda vs. Integrazione Eurasiatica al simposio Global WARning dello scorso dicembre. da Pandora TV Al simposio internazionale Global WARning – tenutosi il 12 dicembre 2014 e organizzato da Pandora TV, Megachip-Democrazia nella Comunicazione e Alternativa – ha partecipato anche il giornalista Pepe … Continua a leggere
- Libia, Prodi: “L’Isis alle porte? La colpa è dell’Occidente. Situazione prevedibile” - di Giampiero Calapà L’ex premier torna sul conflitto del 2011: “Dopo Gheddafi bisognava mettere tutti attorno a un tavolo, invece ognuno ha pensato di poter giocare il proprio ruolo. C’erano interessi economici. Ora occorre far sì che tutti gli interlocutori si confrontino e impegnare in un lavoro comune Egitto e Algeria. Non c’è altra via … Continua a leggere
- Syriza e la Grecia accerchiate: ma anche l’UE è sotto scacco - di Tonino D’Orazio Da parecchi lati. Intanto dalla Commissione Europea. Juncker, sì l’evasore di stato e imbroglione ventennale lussemburghese, ricorda e minaccia che “non si può uscire dall’euro senza uscire dall’Unione”.  Inoltre esplicita la sua visione politica terminale: “non esistono scelte democratiche contro i trattati europei”. Il popolo greco è invitato a crepare, democraticamente, secondo i … Continua a leggere
- Necessaria una pausa sulle modifiche della Costituzione - di Alfiero Grandi e Vincenzo Vita Da varie parti viene posto un problema reale, vale a dire la necessità di una pausa di riflessione e di confronto sul delicatissimo tema della Costituzione e, per altri versi, della legge elettorale. In primo luogo, perché l’attuale Parlamento dovrebbe procedere con grande cautela sul problema della Costituzione, in … Continua a leggere
- “Io sto con la Grecia e tu?” Consegnate al vice Presidente del Parlamento greco, Yannis Balafas, le adesioni alla campagna di Cambiailmondo e FIEI - “Io sto con la Grecia e tu?” Consegnate le oltre 5000 firme raccolte in 5 giorni da Cambiailmondo e FIEI, al governo greco nelle mani del vice Presidente del Parlamento greco, Yannis Balafas.   Nel pomeriggio di ieri, 13 febbraio, il responsabile della Filef-Grecia, Angelo Saracini ha consegnato ad Atene, nelle mani del vice Presidente del … Continua a leggere
- Cambia la Grecia, cambia l’Europa: tutti in piazza a Roma, alle 14,30 da Piazza Indipendenza - Promossa dai firmatari dell’appello Cambia la Grecia Cambia l’Europa il 14 febbraio si terrà a Roma una manifestazione nazionale per sostenere la Grecia. Atene chiama è lo slogan che mira a riunire politici, associazioni, società civile, sindacati e gente comune per esprimere il proprio sostegno al popolo greco, al suo governo e all’intero paese in … Continua a leggere
- Declaración de Barcelona: I Foro del Sur de Europa - ¡Es tiempo de acabar con la austeridad! ¡Es tiempo para la Democracia y la Solidaridad! ¡Es el momento para cambiar Europa! La batalla por el cambio en Europa ya ha comenzado. La caída del Gobierno del Memorando en Grecia será un importante paso que se completará mañana con la inminente victoria electoral de Syriza. Esta … Continua a leggere
- Colpo di stato in Svezia… - di Tonino D’Orazio Se le elezioni democratiche dovessero danneggiare il neoliberismo in espansione, allora è meglio non fare votare i cittadini. Semplice. I fatti. Nelle ultime elezioni svedesi è cresciuto nei voti un nuovo partito, SD, considerato quindi “populista” (come se gli altri non si riferissero al popolo), fino al 12%. Diciamo un partito di … Continua a leggere
- “Rifondare l’Europa – La Grecia dopo il voto: non un pericolo, ma una chance per ‘Europa”. - Primi firmatari sono i leader di DGB, ver.di, IG Bau (settore edile), IG Metall,  EVG (ferrovie), NGG (alimentare-gastronomico), GEW (istruzione/accademico), IG BCE (chimico), oltre al presidente dell’organizzazione generale dei sindacati austriaci ÖGB. Oltre ai sindacalisti l’appello è sottoscritto da molti esponenti Linke, Spd e Verdi, ricercatori, intellettuali, ecc. “Appello per un cambiamento delle politiche”, è … Continua a leggere
- “Io sto con la Grecia. E tu ?” – superate le 5.000 adesioni - Campagna europea a sostegno della Grecia e del suo governo democratico nella difficile negoziazione per il ripristino dei diritti del popolo greco e dei popoli europei E’ importantissimo far sentire in questi giorni, la voce dei cittadini europei a favore delle posizioni del legittimo e democratico governo greco che si sta battendo per una revisione … Continua a leggere
- Il nuovo governo greco. Intervista a Joseph Halevi - In questi giorni sono usciti molti articoli sul nuovo governo greco e in particolare su alcuni suoi componenti. La maggior parte di questi articoli si è concentrata su aspetti di costume e non sulla sostanza, ossia su quali politiche economiche potrà mettere in atto la nuova compagine governativa. Abbiamo quindi intervistato Joseph Halevi, professore di … Continua a leggere
- Si può non morire di ideologia - di Tonino D’Orazio Finalmente un popolo si ribella all’ideologia fascista di impoverimento obbligatorio di milioni di persone per ingrassare una piccola percentuale di individui e famiglie, cioè la “grande larva” dell’alta borghesia europea e internazionale, assunta a nuova aristocrazia, la nuova “mano morta”. I Greci hanno semplicemente detto che così “non va bene”. L’hanno fatto con … Continua a leggere
- Podemos riempie Madrid: discorso di Pablo Iglesias alla Marcha del cambio - Il discorso di Pablo Iglesias, segretario generale di Podemos ha infiammato una Puerta del Sol stracolma di gente. La marcia del cambiamento è stata una giornata che rimarrà nella storia della sinistra spagnola. Che bello, che bello vedere la gente fare la storia! È emozionante vedere un popolo sorridere a Puerta del Sol. Un popolo … Continua a leggere
- Tsipras e sindacati, un dialogo difficile - di Dimitri Deliolanes Il movimento dei lavoratori ha perso rappresentanza e incisività. Attesi gli interventi del nuovo governo: azioni in favore dei senza reddito, ripristino del minimo salariale ai tempi pre-crisi e rinegoziazione del debito. Un programma incentrato sulla politica economica e sui rapporti con l’Unione Europea, ma un dialogo solo indiretto con il mondo … Continua a leggere
- La Grecia inizia il “Grande Pivot to Russia”: tutti giù dal carro di Tsipras - Il piano del nuovo governo greco: La Banca Bric l’alternativa sul campo in caso di rottura con la Troika. Per tutti coloro che sono saliti sul carro del vincitore di Tsipras dopo aver passato l’ultimo anno ad insultare la loro dignità ed intelligenza con la posizione assunta sulla crisi Ucraina e aver appoggiato sanzioni alla … Continua a leggere
- #Tsipras, il gran botto nel Laboratorio Greco - di Pino Cabras Se consideriamo la Grecia come un laboratorio, così come in molti fanno da anni, in occasione della vittoria di Tsipras abbiamo assistito all’incendio di molti alambicchi. Chi conduce l’esperimento, specie se si tratta di un test pericoloso, corre anche il rischio di collaudare qualcosa che non risponde ai suoi modelli di partenza: … Continua a leggere
- Varoufakis: Come ridurre il debito senza creare recessione - Yanis Varoufakis è il neo ministro delle Finanze del governo greco guidato da Alexis Tsipras. Proponiamo qui una sua relazione tenuta durante l’incontro organizzato dall’associazione AltraMente il 21 giugno 2010. Il testo è particolarmente interessante proprio perché non recente. Varoufakis analizza la crisi della Grecia e dell’eurozona nell’ambito del contesto globale dato dalla crisi finanziaria del … Continua a leggere
- Dopo la vittoria di Siryza è necessario un fronte europeo anti-austerità - di Alfiero Grandi La vittoria di Siryza e la formazione del nuovo Governo guidato da Tsipras sono fatti politici di prima grandezza anzitutto per la Grecia, che ha ritrovato così la forza di reagire al ricatto dell’austerità che dura ormai da più di 5 anni e che l’ha ridotta in condizioni di vera e propria … Continua a leggere
- SYRIZA AL GOVERNO: non è più il tempo delle “magnifiche sorti e progressive”? - di Franco Astengo Syriza taglia il traguardo del governo in Grecia alleandosi con un partito nazionalista definito da media “di destra” (secondo il vecchio schema che non esiste un nazionalismo di sinistra almeno in Europa. E’ diverso in Sud America). “Podemos” (soggetto politico spagnolo, ma in stretto contatto con il Sud America e in particolare la … Continua a leggere

 
Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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