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Sun, 27 Jul 2014 17:18:04 +0000

- Le forzature pericolose di Napolitano - di Alberto Burgio Accet­tando a malin­cuore il sacri­fi­cio del secondo man­dato che aveva sin lì sde­gno­sa­mente escluso ma che con­si­de­rava un far­dello impo­sto dall’amor di patria, Gior­gio Napo­li­tano disse: resto al Colle per le riforme, me ne andrò non appena si saranno varate. Il suo con le «riforme» è un legame indi­strut­ti­bile, tanto che si … Continua a leggere
- Controriforma del Senato, primo passo verso il presidenzialismo - di Tonino D’Orazio Ovvero abolizione di pezzi della Costituzione come prima tappa del presidenzialismo previsto dalla P2 dei massoni eversivi di Gelli. Ma non è che nella famosa cupola, rimasta segreta, della P2 non vi sia ancora qualcuno degli attori attuali? Ancora un piccolo sforzo e quel progetto andrà in porto; del resto la ministro Boschi non a … Continua a leggere
- Boeing 777: la versione dei filorussi - Archiviato in:CRISIS, Europa, Geopolitica Conflitti Pace Tagged: conflitti guerre pace, Geopolitica, Russia
- La patrimoniale è necessaria contro le disuguaglianze - di Alfiero Grandi Concordo con Landò. La patrimoniale è necessaria e va utilizzata per la ripresa economica e ridurre la disuguaglianza. Oggi la parte di reddito nazionale che va ai lavoratori dipendenti è calato del 15 %, contro il 10% nell’area Ocse, malgrado siano relativamente aumentati. La globalizzazione viene usata come ricatto per ridurre il … Continua a leggere
- BRICS: Destini incrociati del blocco sudamericano e UE - di Tito Pulsinelli (Caracas) – Si spengono le luci sui Mondiali di calcio, la cupola mafiosa di questo potere globale sovranazionale decolla con gli aerei privati e un bottino oscillante tra i 3 e i 4 miliardi di dollari. I mestatori, il braccio armato mediatico e gli inconsapevoli utili idioti delle reti sociali, “interni” alla … Continua a leggere
- Diretta da Gaza: 17 Luglio, attacco di terra dell’esercito israeliano - DIRETTA LIVE da GAZA: 18 luglio clicca QUI ———————————————– DIRETTA DI RUSSIA TODAY TV   ————– Gaza, due appelli italiani per la pace “Chiamiamo uomini e donne che credono nella Pace e nella non violenza a mobilitarsi mercoledì 16 luglio, organizzando e partecipando nella propria città alla fiaccolata per la Pace, la libertà, la giustizia … Continua a leggere
- Dopo la crisi, la crisi: presentato a Roma il Rapporto sui Diritti Globali 2014 - Più che di crisi, si rischia ormai di dover parlare di catastrofe globale. Dopo sei anni, infatti, tutti gli indicatori economici e sociali rivelano un quadro drammatico e univoco. In Europa le persone che hanno perduto il lavoro sono cresciute di 10 milioni, portando a 27 milioni il totale di disoccupati. Per il quinto anno … Continua a leggere
- I cattolici che fanno finta di non sentire - di Tonino D’Orazio Cos’ha detto questa mattina Bergoglio? Non c’è telegiornale, ogni giorno che non ci descriva una frase a effetto di Bergoglio. Tutti si commuovono per la sua saggezza popolare, comprensibile, non escatologica come il suo predecessore. Eppure non sono altro che ceffoni per la coscienza cattolica che governa questo paese da secoli e … Continua a leggere
- Avvoltoi grandi e piccoli sull’Argentina. La sentenza di New York e i lobbisti italiani - di Adriana Bernardotti (Buenos Aires) Lunedì scorso sono scaduti i termini e l’Argentina ha imboccato la strada del default tecnico. Il paese ha 30 giorni di tempo per trovare una soluzione “magica” affinché i fondi ormai depositati nella Bank of New York arrivino ai destinatari legittimi: i creditori che hanno aderito alla ristrutturazione dei tango-bond … Continua a leggere
- La Germania introduce il salario minimo orario. Tardi e con alcune eccezioni - di Massimo Demontis (Berlino) Dal gennaio del 2015 sarà introdotto in Germania un salario orario minimo di 8,50 euro. Con alcune eccezioni importanti. Appare così lontano, nonostante i forti malumori tra i cristiano-democratici, quel 14 novembre 2011 in cui Angela Merkel dichiarava che nella CDU “nessuno vuole un salario orario minimo per tutti i comparti”. … Continua a leggere
- STOP AUSTERITA’, REFERENDUM CONTRO IL FISCAL COMPACT - di Alfiero Grandi Qualcuno ha detto che l’approvazione da parte del parlamento della modifica dell’articolo 81 della Costituzione è stata possibile nel 2012 solo per una sorta di autoembargo delle intelligenze. E’ una spiegazione verosimile. L’introduzione del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale è un’esagerazione non richiesta, neppure dagli impegni assunti dall’Italia con l’accettazione del … Continua a leggere
- Nuove tasse in arrivo: si riprendono gli 80 euro (con gli interessi) - di Tonino D’Orazio Se era per rimetterne il triplo non valeva proprio la pena. Adesso dovranno cacciare soldi per nuove tasse anche quelli che non li hanno avuti gli 80€. E quelli che li hanno avuti dovranno presto ridarli con gli interessi. Un vero affare di stato. Totale, 54,3 Miliardi. 1) aumento età pensionabile (dal … Continua a leggere
- Pablo Iglesias Turrión, Podemos: «La sinistra dopo la sinistra» - di Alexander Damiano Ricci (dal settimanale LEFT) – Gli Indignados sono scesi in politica e hanno letteralmente tagliato in tre il bipolarismo spagnolo. Non lo dicono gli slogan, ma i numeri. Alle scorse elezioni parlamentari europee del 25 maggio 2014 infatti, Podemos, una lista nata sulla scia del movimento sociale del 15M del 2011, ha … Continua a leggere
- Lettera di Pablo Iglesias per la sua candidatura alla presidenza PE - Cari amici, vi scrivo in qualità di candidato della Gauche Unitaire Européenne / Nordic Green Left alla presidenza del Parlamento Europeo. L’eccezionale situazione politica odierna in Europa richiede una risposta eccezionale, e non il perdurare di politiche fallimentari. La lezione più importante che forse possiamo trarre dall’esito delle elezioni europee è che i cittadini europei hanno rigettato … Continua a leggere
- Il ricatto della finanza internazionale contro l’Argentina - di Agostino Spataro Ho scritto questa nota ieri sera, dopo avere ascoltato il discorso pronunciato all’Onu di Axel Kicillof, ministro dell’Economia argentina, a proposito delle ingiunzioni giudiziarie Usa relative al debito vantato dal fondo Buitre. Il giovane responsabile del dicastero economico è venuto a New York per chiedere la solidarietà della comunità internazionale (che gliel’ha … Continua a leggere
- Sinistra, sindacato e immigrazione in Svizzera - di Guglielmo Bozzolini [1] (Zurigo) Il primo semestre del 2014 ha visto prima, il 9 febbraio, la vittoria della destra conservatrice con l’approvazione “dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa” e poi, il 18 maggio, la sconfitta sindacale con la durissima bocciatura dell’introduzione dei salari minimi. È quindi il momento per fare un bilancio sullo scenario che … Continua a leggere
- Buscar il levante per il levante - di Roberto Musacchio La storia racconta che Cristoforo Colombo scoprì l’America pensando invece di poter arrivare alle Indie “buscando el levante por el poniente”. Questa reminiscenza scolastica mi è venuta in mente in questi giorni che sono seguiti alle elezioni europee e al conseguimento da parte della lista dell’Altra Europa con Tsipras del quorum elettorale. … Continua a leggere
- NON E’ LA TERZA VIA ! Riflessioni sulla sinistra italiana - di Felice Besostri * Le elezioni europee pongono alla sinistra italiana seri interrogativi, se non si fa incantare dalla vulgata, che viene quotidianamente propinata dai mezzi di informazione: vittoria netta del Pd (e) di Renzi, che pur in fase di diminuzione della partecipazione elettorale incrementa in percentuale e in voti assoluti rispetto al 2013 e raggiunge … Continua a leggere
- Corruzione popolare - di Tonino D’Orazio “Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri e traditori non è vittima! E’ complice!” (George Orwel). Il dilagare della corruzione è ormai la fisiologia della nostra organizzazione sociale, non è più una patologia saltuaria. La corruzione generale, senza reali controlli, è diventata un problema strutturale, sociale, culturale della nostra società, senza riforme … Continua a leggere
- TTIP USA/UE: La posizione della CGIL sul negoziato (segreto) - Con il documento allegato, la CGIL prende posizione sul negoziato in corso tra Unione Europea e Stati Uniti d’America sul cosiddetto TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership (Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti) che, nell’intenzione della Commissione Europea e dell’Amministrazione Obama, dovrebbe definire un’area di libero scambio transatlantica e forgiare le “nuove” regole del … Continua a leggere
- Il confronto aperto a sinistra è una scelta obbligata - di Alfiero Grandi Il Pd di Renzi ha vinto bene le europee, più 2 Regioni e comuni importanti al primo turno. Un indubbio successo. Al secondo turno il crollo dei votanti ha contribuito ad un risultato nei comuni meno favorevole. Grillo è stato bloccato, ma il M5S resta un importante raccoglitore delle insoddisfazioni, del bisogno … Continua a leggere
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- Adesso costruiamo la Syriza italiana - di Paolo Ferrero * Visti i molti commenti che vedo sulla rete – a volte indecenti ed un po’ ipocriti – voglio ribadire la mia solidarietà a Barbara Spinelli, che qualcuno sta trasformando in un vero e proprio capro espiatorio. Pur in presenza di un dissenso rilevante sulla scelta fatta, considero questo un degrado della … Continua a leggere
- “Podemos” si incunea nel sistema spagnolo - di Ciro Brescia Alle ultime elezioni europee una nuova forza politica si impone in Spagna, si tratta di Podemos, il cui volto visibile è quello del giovane (classe 1978) professore dell’Università Complutense di Madrid, Pablo Iglesias Turrión, scrittore e presentatore televisivo. I suoi avversari politici più accesi, tanto del PP quanto del PSOE, l’hanno qualificato con una grande … Continua a leggere
- Passata la festa gabbato lu santo - di Tonino D’Orazio Il ricatto momentaneo di Renzie, dopo la grande “vittoria” alle europee (diciamo con il voto di 20 italiani su cento aventi diritto) ha ottenuto qualcosa, lo slittamento del pareggio di bilancio al 2016, tra un anno e mezzo. Spera di influire a modo suo la nuova Commissione Europea che verrà. Sembra però … Continua a leggere
- 28 giugno, in piazza contro Renzi e l’Europa del fiscal compact - di Giorgio Cremaschi Pochi mesi fa tutti i mass media italiani hanno raccontato con grande simpatia la lotta dei giornalisti della tv di stato greca contro i tagli decisi dal governo in nome dell’austerità. Ora mettono all’indice lo sciopero Rai come rivolta di burocrazia e privilegio, e Renzi su questa onda parla come Berlusconi: fatelo … Continua a leggere
- Le elezioni europee cambiano la mappa del potere mondiale - di Aldo Giannuli Volendo riassumere il senso di queste elezioni europee in poche sinteticissime battute, le riassumeremmo così: a- la linea dell’austerità è battuta senza possibilità di equivoco b- la Germania è sola c- il resto dei sistemi politici dell’ex Europa occidentale subisce la più grave crisi di legittimazione dal 1945 in poi. Il che, … Continua a leggere
- Considerazioni sui risultati elettorali Europee 2014 - di Tonino D’Orazio L’elettore fantasma e il suo movimento sono maggioranza nazionale in quasi tutti i paesi europei. Rinnovo il mio articolo sulla questione di democrazia e astensione. Intanto perché stupito dalla dichiarazione della Commissione Europea che pur notando che la media europea dei votanti è stata del 43,1% (senza le nulle e le bianche) … Continua a leggere
- Da Atene a Berlino c’è anche Roma - di Roberto Musacchio La fortuna aiuta gli audaci, diceva il vecchio detto latino. Quelle poche migliaia di voti che rappresentano quello 0,03 che fa superare alla lista Tsipras il quorum dell’assurda, e incostituzionale, legge italiana, possono far pensare che ci sia alla fine un premio per chi ha coraggio. Ma i latini sapevano bene che … Continua a leggere
- Germania. Chiusa la campagna elettorale. La Merkel detta la linea e condanna il turismo sociale - di Massimo Demontis (Berlino) Si è chiusa anche in Germania la campagna elettorale per le elezioni europee. Una campagna elettorale nettamente sottotono, noiosa, senz’anima, mite nei toni e sobria persino nelle spese dei partiti. Pochi i manifesti elettorali che si vedono in giro, la gran parte di piccole dimensioni, tranne qualche maxi formato che ritrae … Continua a leggere

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Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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