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Fri, 31 Oct 2014 16:53:39 +0000

- BRASILE, due passi avanti e uno indietro - di Marco Consolo (Santiago del Cile) L’ America Latina e il mondo progressista tirano un sospiro di sollievo. Alla fine di una durissima campagna elettorale, Dilma c’è l’ha fatta ed è confermata Presidente del gigante brasiliano per un altro mandato. Per una differenza di circa il 3% (51,64% con­tro il 48,36%, poco più di 3 … Continua a leggere
- Papa Bergoglio: “Mi dicono comunista, ma opzione per i poveri è nel Vangelo. I movimenti sociali proseguano la lotta” - di Francesco A. Grana (da Il Fatto Quotidiano del 28/10/14) E’ l’appello di Bergoglio nell’incontro mondiale dei movimenti popolari svoltosi in Vaticano e organizzato dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace Appello di Papa Francesco ai movimenti popolari: “Proseguite con la vostra lotta”. Per tutti Bergoglio nell’incontro mondiale svoltosi in Vaticano e organizzato dal … Continua a leggere
- BRASILE: Dilma Roussef confermata presidente; in Uruguay, Tabarè Vasquez verso la riconferma - Aecio Neves ha riconosciuto la sua sconfitta al fotofinish e si è congratulato con Dilma Rousseff, confermata alla presidenza del Brasile. Il candidato degli Stati Uniti, dei mercati finanziari, dei grandi gruppi della borghesia di Sao Paulo e del monopolio mediatico, non è riuscito a estromettere il PT dal potere. La guerra sporca e illegale nelle … Continua a leggere
- Leopolda e Piazza Rossa - di Tonino D’Orazio A parte il nome boccaccesco, quasi un bel sinonimo di sessualità femminile, la Leopolda rappresenta l’antagonista vera nello scontro con Cgil e popolo di piazza San Giovanni. La spaccatura tra una sinistra vera e una subdola, di facciata. Popolo questa volta particolarmente numeroso, ma soprattutto composto anche di molti azionisti della ditta … Continua a leggere
- Gli straordinari: CGIL, oltre un milione in piazza a Roma - Un milione. O forse più. Lo dice dopo l’una anche l’organizzazione della Cgil. La stessa che fino a pochi minuti prima aveva con­fer­mato di non voler dare numeri. Ma il rag­giun­gi­mento dell’asticella messa così in alto pro­prio da Mat­teo Renzi ieri è come una libe­ra­zione per il sin­da­cato rosso. Che in forma ano­nima si lascia andare all’esultanza: «Ce … Continua a leggere
- Fassina: Renzi va a destra. E l’euro va superato - di Andrea Fabozzi, (da Il Manifesto del 24.10.2014) Fas­sina, lei e altri della mino­ranza Pd par­te­ci­pate alla mani­fe­sta­zione della Cgil cri­ti­cando Renzi per l’adesione alle poli­ti­che di auste­rità, lui intanto litiga con l’Ue in nome della flessibilità. Sta solo cer­cando qual­che spa­zio di mano­vra. Il dise­gno di legge di sta­bi­lità è nel solco della poli­tica eco­no­mica libe­ri­sta … Continua a leggere
- Il 12 ottobre boliviano: Evo Morales vince col 61% - di Marco Consolo (Santiago del Cile) Lo scorso 12 Ottobre, in un clima sereno, più di 5 milioni di boliviani sono andati alle urne per eleggere Presidente, Vicepresidente, deputati e senatori. In una data simbolica ed infausta per le popolazioni originarie del continente, non c’è stato bisogno di ballottaggio  Evo Morales, il primo presidente eletto … Continua a leggere
- CGIL, 25 Ottobre: tutt@ a Roma! - “Care e cari, è il momento delle scelte, chiare, dedicate a creare lavoro. Sono passati sette anni dall’inizio della crisi e a pagarne il prezzo continuano a essere i lavoratori e le famiglie, i giovani e i pensionati, i precari, gli esodati, i disoccupati di ogni età. Nel mondo i Paesi che hanno dato priorità … Continua a leggere
- UN CITTADINO ITALIANO DI NOME MUAMMAR GHEDDAFI - di Agostino Spataro In questi giorni, taluni “benpensanti” nostrani e europei cominciano a rivedere, spero in chiave autocritica, le loro ben retribuite sicumere a favore della guerra alla Libia. Si parla , infatti, dell’intervento militare e del barbaro assassinio di Muammar Gheddafi come di un errore della coalizione della NATO e si denuncia il caos … Continua a leggere
- MAURIZIO LANDINI: l’opposizione non è più in parlamento ma nelle piazze - Landini: “Facevo il saldatore 8 ore al freddo. Lì cominciò la battaglia per i diritti” – Il segretario generale della Fiom racconta gli anni in cooperativa, la famiglia, l’impegno del sindacato. Parla della politica industriale della Fiat, del ruolo di Marchionne e di Renzi: “L’idea dell’uomo carismatico che risolve tutti i problemi è una stupidaggine”. … Continua a leggere
- Il riorientamento strategico della Nato dopo la guerra fredda* - di Manlio Dinucci. La Nato, fondata il 4 aprile 1949, comprende durante la guerra fredda sedici paesi: Stati Uniti, Canada, Belgio, Danimarca, Francia, Repubblica federale tedesca, Gran Bretagna, Grecia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Turchia. Attraverso questa alleanza, gli Stati Uniti mantengono il loro dominio sugli alleati europei, usando l’Europa come prima … Continua a leggere
- Manovra chiara - di Alfonso Gianni Già lo aveva detto Mario Dra­ghi qual­che set­ti­mana fa: «La sola poli­tica mone­ta­ria non basta di fronte alla gra­vità della crisi». Poi aveva aggiunto che ci vogliono riforme pro­fonde per rilan­ciare la cre­scita. Que­sta seconda parte dell’affermazione è stata giu­sta­mente letta come una ulte­riore pesante intro­mis­sione della Bce nell’ambito delle scelte di poli­tica … Continua a leggere
- Renzi continua a sbagliare (e anche i mercati lo sanno). - di Alfiero Grandi L’aspetto curioso ed inquietante della situazione è che, sia mettere in discussione seriamente la politica di austerità dell’Europa, che tuttora è dominante, sia limitare l’iniziativa per tentare di ottenere qualche miliardo di margine, sempre premettendo dichiarazioni impegnative sul rispetto del 3 % da parte dell’Italia, cambia poco agli occhi dei mercati e … Continua a leggere
- Exxon Mobil sconfitta dal Venezuela - di Tito Pulsinelli (Caracas) La multinazionale riceverà solo il 5% delle sue esorbitanti pretese – Nazionalizzare non è espropriare. Per la nazionalizzazione dell’industria e dei giacimenti petroliferi decretata da Chàvez, la multinazionale nordamericana Exxon Mobil pretendeva 20 miliardi di dollari. Dovrà accontentarsi di 1,5 miliardi, di cui 900 milioni furono già depositati tempo addietro dal Venezuela. … Continua a leggere
- Lezioni greche per l’Italia - Scriveva La Stampa solo pochi giorni fa: “Grecia, la cura funziona: dopo sei anni di recessione il Pil riprende a crescere – Atene pronta ad uscire dal programma di salvataggio Ue-Fmi “Dopo sei anni di recessione e quattro di durissimi aggiustamenti dei bilanci, la Grecia ha presentato ieri una finanziaria che conferma una stima di crescita … Continua a leggere
- Diritto dei gay ad adottare chi? - Da dove verranno i bimbi per le “nuove coppie” autorizzate? Il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il diritto all’adozione sono attualmente l’unico terreno autorizzato, direi istituzionalizato, per espandere i diritti civili. Sorge spontaneo un interrogativo: da dove proverranno i nascituri adottabili dalle nuove coppie di identici -e perciò- sterili?  Come si potrà soddisfare la … Continua a leggere
- L’inizio del nuovo ordine mondiale: Asiacentrismo - di Raùl Zibechi (Montevideo) – Tradotto da  Daniela Trollio Il movimento tellurico è più grande di Ucraina e ISIS: nasce un nuovo ordine mondiale post-USA centrato in Asia, sulla base della triplice alleanza Cina-Russia-India – Nonostante le crisi in Medio Oriente ed in Ucraina si rubino a vicenda i titoli sui media, esse sono solo le … Continua a leggere
- Enigma Brasile - di Marco Consolo (Santiago del Cile) Non ci sono nè Sibilla cumana, nè sciamani che tengano. Per sciogliere l’enigma brasiliano, sarà battaglia all’ultimo voto al secondo turno elettorale previsto per il  26  Ottobre. I risultati del primo turno parlano chiaro: l’attuale Presidente Dilma Roussef, candidata del Partito dei Lavoratori (PT), al 41,6 % (circa 43 … Continua a leggere
- Noi e l’Isis - di Tonino D’Orazio Ha ragione Bergoglio e non solo. Siamo nella terza guerra mondiale. Il Nobel della pace Obama, in tono trionfante ci ha spiegato che di nuovo i nord americani sono in guerra alla testa di un’alleanza di ben 40 nazioni. Contro chi? Una creatura loro, l’Isis. Fantomatico gruppo che decapita, facendoci urlare alla … Continua a leggere
- Emigrazione vecchia e nuova: “message in the bottle” - di Rodolfo Ricci (Fiei) Bisogna ringraziare la Fondazione Migrantes e tutto il folto gruppo di ricercatori e operatori che sotto la regia di Delfina Licata da anni ci forniscono un riferimento indispensabile per leggere e riflettere sui cambiamenti che stanno avvenendo dentro le nostre collettività emigrate e le tendenze che si affermano. Quest’anno il rapporto … Continua a leggere
- La crisi politica francese e i suoi riflessi sul quadro italiano ed europeo - di G.Z. Karl È passata sostanzialmente inosservata la crisi politica francese delle scorse settimane, che ha comportato le dimissioni del Governo Valls I e la formazione, poi, di un nuovo Governo Valls (II). Eppure, non si è trattato di una crisi banale, bensì di una crisi che ha una portata europea nella sua dimensione sia … Continua a leggere
- Finalmente la destra - di Tonino D’Orazio Finalmente anche in Italia è arrivata la destra a viso scoperto. La ditta PD&Company si è schierata apertamente contro i lavoratori aprendo addirittura uno scontro tra “popolo” e organizzazioni sindacali. Tra chi rappresenta 18 cittadini italiani su cento elettori (e non è nemmeno detto) e chi ne rappresenta realmente, iscrizioni alla mano, … Continua a leggere
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- In Venezuela il fascismo alza il tiro: assassinato Robert Serra del PSUV (con video) - di Attilio Folliero (Caracas) Aggiornamento: In una conferenza stampa del Ministro degli Interni venezuelano si rivela che l’omicidio è stato pianificato Ieri notte a Caracas è stato brutalmente assassinato il giovane deputato socialista Robert Serra; con lui assassinata anche la giovane sposa, María Herrera. Il deputato socialista, di soli 27 anni, viveva in una casa nel … Continua a leggere
- Perchè i grandi media hanno censurato il discorso all’ONU della Cristina Kirchner? - Per quale motivo le grandi reti TV internazionali hanno interrotto la diffusione in diretta e la traduzione del discorso della “presidenta”  Argentina , pronunciato dalla Cristina Fernandez Kirchner , presso l’Assemblea Generale dell’ONU a New York? La risposta è semplice: Cristina F. Kirchner ha oltrepassato le linee rosse segnate dai nord americani e dai loro … Continua a leggere
- PRECARIATO E ART. 18 - di Tonino D’Orazio L’affondo in prosopopea di Renzi, rende tutti perplessi. “Noi non cancelliamo semplicemente l’art 18, ma tutti i co.co.co, co.co.pro, cancelliamo il precariato e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato la forma prevalente del lavoro. Questo diritto che c’è arriva da un giudice, noi vogliamo cancellare questo. Non voglio … Continua a leggere
- “Neanche se la mucca tossisce” … La sfida elettorale di Dilma, voto a voto, in Brasile - Di Adriana Bernardotti (Buenos Aires) Il mese di ottobre ci presenta tre importanti appuntamenti elettorali in America del Sud – Brasile, Bolivia e Uruguay -, dai cui risultati possono derivare  spostamenti negli assetti regionali e internazionali non positivi per la sinistra. Il pericolo maggiore è quello del Brasile, dove la rielezione di Dilma appare minacciata dalla carismatica, … Continua a leggere
- Il gigante brasiliano: un boccone ghiotto - di Marco Consolo (Santiago del Cile) In Ottobre si svolgono in America Latina tre importanti sfide elettorali. In Brasile (il 5), Bolivia (il 12), ed Uruguay (il 26) . Nel caso della Bolivia non c’è storia e, con una destra frammentata,  i pronostici sono di gran lunga favorevoli alla rielezione di Evo Morales al primo … Continua a leggere
- Importare il “terzo mondo” - di Agostino Spataro Sperando che si possa ancora esprimere (senza essere aggredito, verbalmente) un punto di vista differente rispetto a una certa tendenza “terzomondista” sull’immigrazione e desiderando contribuire alla comune riflessione, propongo questi due “pensieri” inseriti nel mio “I giardini della nobile brigata”.   (Il giardino d’Occidente) Schiavi Le società opulente hanno sempre avuto bisogno … Continua a leggere
- Art. 18: Ma in che società siamo ridotti a vivere? - di Maurizio Scarpa Ma in che società siamo ridotti a vivere? Una società che monetizza la discriminazione, la prevaricazione, il ricatto. Quanto mi costa compiere un’ ingiustizia? Tre mensilità? Sei giovane, vali poco; la tua schiavitù la posso comprare con poco. Un anno di stipendio? Sei vecchio, mi costi di più ma ne vale la … Continua a leggere

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Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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