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Sun, 24 May 2015 16:59:07 +0000

- Lezioni boliviane - di Marco Consolo (Santiago del Cile) Con il ballottaggio di domenica 3 maggio, in Bolivia si è concluso il processo delle elezioni amministrative iniziato lo scorso 29 marzo. Le elezioni, che hanno coinvolto circa 6 milioni di persone, rinnovavano le cariche dei 9 dipartimenti (regioni) e dei 339 comuni. Il partito Movimento al Socialismo- Strumento … Continua a leggere
- La polveriera asiatica - di Tonino D’Orazio Il XXImo secolo viene preannunciato come quello cinese. Intanto la Cina (che nessuno cita più come comunista) non si fida degli USA e viceversa. Ma nell’area nessuno si fida più di nessuno, eppure si tenta di convivere. La Cina ha moltiplicato per tre le spese militari negli ultimi dieci anni. La Corea … Continua a leggere
- I nodi dell’Italicum - di Cesare Salvi È probabilmente inutile ripetere le critiche di merito e di metodo alla legge elettorale, chiamata Italicum, approvata in via definitiva nei giorni scorsi. Quanto al contenuto, la principale critica è la introduzione di una forma di elezione diretta del premier (come ha sottolineato uno dei suoi principali fautori, il politologo D’Alimonte), pur mantenendo formalmente … Continua a leggere
- “Scrivere le migrazioni”: il bando di concorso della 9° Edizione del Premio Conti - Il premio biennale, ideato dalla Filef e promosso dalla Regione Umbria in collaborazione con l’Isuc, è giunto alla nona edizione. Nei circa 20 anni di vita è diventato una sorta di “osservatorio in diretta” dell’evoluzione dell’emigrazione e dell’immigrazione. In questi anni ha raccolto centinaia di testimonianze, nelle sezioni Narrativa e Memorialistica e altrettanti contributi di … Continua a leggere
- La tenuta della democrazia in Italia - di Andrea Ermano (Zurigo) Ma, insomma, questo Italicum va bene o va male? E noi stessi, che abbiamo combattuto questa legge elettorale dal Patto del Nazareno ai giorni nostri, e davvero sembra cambiata un’epoca, abbiamo mutato opinione ora che la nuova norma è stata approvata dal Parlamento a colpi di maggioranza? No, l’Italicum, a nostro parere, … Continua a leggere
- Nessuno vuole la guerra. - di Vittorio Stano (Hannover) Nessuno vuole la guerra ma Stati Uniti d´America, Unione Europea e Russia se non escono dalla perversa spirale di minacce e controminacce, andranno inevitabilmente verso la catastrofe. Tutti gli Europei, compresi i Russi hanno la comune responsabilitá di assicurare pace e sicurezza nel continente. Chi perde di vista questa mèta scantona dalla … Continua a leggere
- Quale Resistenza. Quale 25 aprile. - di Tonino D’Orazio Molta retorica. Molto tran tran mediatico. Mai come questo anno tutte le reti televisive, almeno per una settimana intera, hanno proposto film e filmati del periodo di fine guerra per il 25 aprile. Molti sulla Resistenza, altri sul fascismo. Nel frattempo si finiva a demolire la Costituzione, frutto di quella Resistenza e … Continua a leggere
- IL CIELO SOPRA L’ACROPOLI: un aggiornamento video di Aldo Piroso, sulla situazione in Grecia - Archiviato in:Uncategorized
- In risposta ad alcune critiche relative all’articolo sulla Presidente Boldrini e la sua interpretazione del Regolamento della Camera - di G.Z. Karl In merito all’articolo sull’applicazione e interpretazione del Regolamento della Camera  da parte della Presidente Boldrini (qui pubblicato ndr) sono pervenute delle critiche (sulla pagina facebook Gruppo Sel Nazionale, riportati anche a piè di pagina, ndr) rispetto alle quali è doveroso svolgere alcune osservazioni. (6 maggio 2015) In primo luogo, preme sottolineare che in … Continua a leggere
- A proposito di EXPO: cosa pensano del cibo i produttori del sud del mondo - A proposito di Expo, vale la pena ricordare le lotte di liberazione dei contadini del sud del mondo per la sovranità alimentare, una lotta che ci riguarda da vicino, perché fu la nostra lotta (in Italia) nell’occupazione dei latifondi e delle terre incolte o solo parzialmente coltivate nel dopoguerra e perché oggi siamo tutti, nell’occidente globalizzato, … Continua a leggere
- La Presidente Boldrini e un’interpretazione inverosimile del Regolamento della Camera - di G.Z. Karl Spiace osservare che la Presidente della Camera, On. Laura Boldrini, ha nuovamente declinato il suo ruolo, con riguardo alla richiesta di fiducia avanzata dal Governo Renzi su alcuni articoli del progetto di legge elettorale, in maniera impropria. Già in occasione della conversione in legge del Decreto IMU-Bankitalia avevamo notato che la sua … Continua a leggere
- “Lui è lui, voi nun sete un cazzo”: - di Tonino D’Orazio 38esimo voto di fiducia in un anno e la saga non è finita. Ormai la cosiddetta sinistra del PD, una specie di ossimoro incomprensibile, continua a collezionare ceffoni su ceffoni. Tra il no, no, no e voto si, si, si, per “salvare l’Italia”, o la fuga, la farsa è completa. Ma i … Continua a leggere
- CGIL: il richiamo della foresta, fuori tempo massimo. - di Tonino D’Orazio Succede in Cgil. All’iniziativa di Landini, la Camusso stringe le fila dei pasdaran dei segretari generali di alcune categorie della confederazione per il blocco alla “deriva”. Aspettando la Conferenza di Organizzazione. Dice Landini, ma sembra Di Vittorio : “Il nostro obiettivo principale è cambiare le politiche economiche e sociali del governo, che … Continua a leggere
- Cosa accade in Ucraina: l’esperienza di Franco Fracassi arrestato e espulso (VIDEO) -             da Pandoratv.itArchiviato in:America, Confessioni Audit Eterodossie Satire, CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Europa, Geopolitica Conflitti Pace, Italia Tagged: conflitti guerre pace, crisi globale, Diritti globali, Ucraina
- Osservazioni sulla (in)costituzionalità del c.d. Italicum - di G.Z. Karl Considerazioni preliminari – Le censure di costituzionalità mosse dalla Corte Costituzionale al Porcellum – L’impianto dell’Italicum – Alcuni rilievi di costituzionalità (Problemi nell’attribuzione del premio di maggioranza – L’incostituzionalità del premio di maggioranza – L’incostituzionalità del voto di ballottaggio – Il nodo delle preferenze e dei capilista bloccati) – Osservazioni conclusive     Considerazioni preliminari   È ormai in … Continua a leggere
- La geo-strategia USA, secondo George Friedman: un documento inquietante e chiarificatore - “Gli USA hanno un interesse fondamentale: ora controllano tutti gli oceani del mondo. Nessuna potenza si è mai nemmeno avvicinata a farlo”. Secondo Friedman, l’ISIS non sembra una preoccupazione per gli USA. Anzi, pare rispondere pienamente alle logiche del divide et impera che hanno contraddistinto l’azione nord americana nel medio oriente e in altri scenari da … Continua a leggere
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- Migranti: La grande ipocrisia - di Alain Goussot* L’ipocrisia del cosiddetto mondo civilizzato è assoluta, le ‘buone coscienze’ si dicono dispiaciute oppure propongono soluzioni – vedi sparare sui barconi, combattere gli scafisti (come?) – che sono peggiori del dramma in atto. Quello che viene nascosto e non viene detto all’opinione pubblica europea e italiana è quali sono le cause di … Continua a leggere
- 25 Aprile 2015 - di Alfiero Grandi Il 25 aprile è una data fondamentale per l’Italia. La Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista ne motivano l’importanza, ma c’è anche qualcosa che arriva ad oggi. E’ dalla spinta di libertà e di rinnovamento della Liberazione che è iniziata una fase storica che è chiamata da molti 2° risorgimento. Il parallelismo … Continua a leggere
- Guerra e pace - di Andrea Ermano (Zurigo) “E’ molto incoraggiante l’apertura mostrata dalla Commissione europea alla richiesta italiana di modificare la taglia minima nella pesca delle vongole”, ci scrive la senatrice Bertuzzi, capogruppo Pd in Commissione Agricoltura a Palazzo Madama, assicurandoci che “il sottosegretario Castiglione continuerà il suo impegno in Europa” e che “la variazione della taglia minima delle … Continua a leggere
- La strage continua dei neo-nazistelli del XXI secolo - di Salvatore Palidda L’annegamento di 700 forse 900 migranti il 17 aprile 2015 è l’ennesima conseguenza diretta di due fatti principali: la riproduzione delle guerre e il proibizionismo delle migrazioni. La maggioranza dei media continua a vomitare lacrime da coccodrillo, vili ipocrisie, falsità e addirittura il compiacimento da parte degli sciacalli; ancora una distrazione di … Continua a leggere
- Riforme costituzionali e legge elettorale: il dibattito in corso - Proponiamo alcuni interventi da diversi organi di stampa italiani su riforme costituzionali e legge elettorale: un confronto sempre più aspro connotato dalla necessità di governance (autoritaria) della crisi e conseguente semplificazione della rappresentanza e della dinamica parlamentare. (a cura di M. Zanetta) Editoriale de Il Manifesto Riforme, l’alibi dei guitti —? Massimo Villone, 21.4.2015 Ai bam­bini restii ad … Continua a leggere
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- Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia - di Roberto Musacchio Il braccio di ferro durissimo tra l’attuale governance europea e la nuova Grecia di Alexis Tsipras ha già avuto il merito di scoperchiare tutta l’inadeguatezza, o peggio la sciagurataggine, delle leadership del vecchio continente. Solo pensare di poter arrivare ad uno splash down con la Grecia, ad una separazione con un Paese … Continua a leggere
- Il futuro lavoro che non c’è - di Tonino D’Orazio La tecnologia avanza così rapidamente da lasciare fortemente indietro la domanda di lavoro. E’ la terza rivoluzione industriale in atto, quella delle nuove tecnologie di produzione, sempre più quella del “non luogo”, dell’informale, della non necessaria sede fisica e umana. Abbiamo davanti, tutti giorni, l’evidenza di come la robotica e l’automazione stiano … Continua a leggere
- Panama, Cuba e l’America: sulla Cumbre de Las Américas - di Carlo Lambiase (l’Avana, 12.04.2015) La settima Cumbre de Las Américas è appena finita e Panama ritorna alla sua vita quotidiana. I grandi scheletri urbani restano in attesa di un completamento edilizio che forse arriverà quando la crisi economica passerà e quindi il raddoppio del canale sarà completato e i biglietti verdi ritorneranno a circolare in … Continua a leggere

 
Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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