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Tue, 16 Sep 2014 12:59:24 +0000

- Frei Betto e Movimento Sem Terra sulle prossime elezioni in Brasile - 13 ragioni per rieleggere Dilma – di Frei Betto*  Voterò a favore dell’integrazione latinoamericana e caraibica; del supporto solidale ai governi di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador e Uruguay; per l’autonomia della Celac e del Mercosur 1 – Nonostante i mali e le contraddizioni che affliggono il PT e l’attuale governo, voterò Dilma per dare seguito alle politiche … Continua a leggere
- Alfiero Grandi (Ars): volata finale per la raccolta delle 500 mila firme. Il sostegno della Cgil - Volata finale per la raccolta delle cinquecentomila firme per il referendum che prevede l’abrogazione della legge attuativa del Fiscal compact, varata nel 2012 sotto il governo Monti. La scadenza è il 30 settembre e le iniziative in corso sono molte. Ottimista il prof. Piga, portavoce del Comitato promotore costituito in particolare da economisti di diverse … Continua a leggere
- Obama «l’inetto», perso il controllo, scatena una guerra - di Lucio Manisco Gravitas, brevitas, l’eco ricorrente della «Cartago delenda» di Catone, anzi del «we shall fight on the beaches» di Winston Churchill ai Comuni contro la Germania nazista: così Barack Obama nel discorso di mercoledì notte alla nazione ed al mondo ha dichiarato guerra all’Isil, la quarta guerra in trent’anni al terrorismo in Medio … Continua a leggere
- Il Venezuela a 18 mesi dalla morte di Hugo Chavez - di Attilio Folliero (Caracas) Aggiornamento dal Venezuela: Rimpasto di governo, guerra economica, inflazione e aumento della povertà secondo i dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Statistica L’Istituto Nazionale di Statistica del Venezuela (INE) ha recentemente pubblicato i dati sulla povertà in Venezuela (1). Se si esclude il periodo del colpo di stato e del sabotaggio petrolífero, … Continua a leggere
- Roberto Rossellini intervista Salvador Allende: “La forza della ragione” - di Francesco Guadagni Nel maggio del 1971 il regista Roberto Rossellini, autore di capolavori quali  “Roma Città Aperta”, “Paisà”, “Germania Anno Zero”, si recò a Santiago del Cile per incontrare il Presidente Salvador Allende ed intervistarlo sul suo progetto politico. Nacque così il documentario “La Forza della Ragione”. Acquistato dalla Rai, fu trasmesso solo la sera … Continua a leggere
- USA: Il Califfo e il senatore McCain: di che parlavano? - Interno di una amena riunione del senatore nordamericano McCain con il nuovo Califfo. La riattivazione su larga scala delle collaudate pratiche della guerra irregolare per mano del Pentagono -conosciuto in ambito NATO come “Stay-behind”- ha portato al lancio internazionale del “califfo” Abu Bakr al-Baghdadi. E della sua organizzazione dal logo mutante o rotatorio. La nulla credibilità … Continua a leggere
- “Abolire la NATO”. Un incontro di riflessione a Viterbo - Si e’ svolto nel pomeriggio di domenica 7 settembre 2014 a Viterbo presso il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” un incontro di riflessione sul tema “Abolire la Nato, organizzazione stragista che sta portando l’umanita’ verso un conflitto mondiale che puo’ distruggere la civilta’ umana”. * Nel corso dell’incontro e’ stata … Continua a leggere
- Il Foro boliviano a La Paz: dialogo a sinistra - di Marco Consolo Dal 24 al 29 Agosto si è tenuto il 20° Incontro del Foro di Sao Paulo a La Paz, capitale della Bolivia. L’evento ha riunito quasi 200 delegati di partiti ed organizzazioni della sinistra latinoamericana e dei Caraibi,  con la presenza tra gli altri di una nutrita delegazione di invitati europei. Impegnativo … Continua a leggere
- Il vertice NATO di Newport secondo Giulietto Chiesa - Archiviato in:America, Asia, CRISIS, Europa, Geopolitica Conflitti Pace, Informazione e media, Italia Tagged: conflitti guerre pace, crisi globale, Geopolitica, politica italiana, Renzi, Russia, Ucraina
- Daily Star: 600 soldati britannici addestrano i terroristi del Daech-Isis - È una vera bomba quella ha gettato il quotidiano britannico The Daily Star sul coinvolgimento dei servizi segreti occidentali nel supporto logistico al terrorismo islamico, che attualmente devasta il mondo musulmano. Sulla base di una propria indagine e citando fonti di intelligence britanniche, il giornale riporta che i terroristi islamici responsabili delle atrocità in Iraq … Continua a leggere
- Strangolare economia e finanza russa. Se non basta, procedere oltre - di Giulietto Chiesa L’autore di questi concetti è un professore americano, che è parte del board dei consiglieri internazionali della Scuola Economica di Kiev. Il suo nome è inessenziale. Lo chiamerò Dottor Stranamore perché rappresenta bene la strategia, la tattica, le intenzioni dei gruppineocon americani e di una parte importante di quelli europei. Per la precisione, … Continua a leggere
- Guerra in Europa: c’è chi è pronto e chi no - di Pino Cabras (da Maegachip.info) Consiglio a tutti i lettori la visione della conferenza stampa tenuta il 24 agosto scorso dai capi dei territori ribelli dell’Ucraina orientale. Per chi vorrà capire davvero chi è pronto alla guerra e chi non lo è, sarà una mezz’ora ben spesa. (PER LEGGERE I SOTTOTITOLI clicca sulla seconda icona … Continua a leggere
- Emirato islamico: Il grande voltafaccia saudita - Minacciata nella sua stessa esistenza da un possibile attacco dell’Emirato Islamico, Riyad ha dato il segnale per la distruzione dell’organizzazione. (di Thierry Meyssan) Sebbene da 35 anni sostenga tutti i movimenti jihadisti fino ai più estremisti, l’Arabia Saudita sembra improvvisamente cambiare politica. Minacciata nella sua stessa esistenza da un possibile attacco dell’Emirato Islamico, Riyad ha … Continua a leggere
- USA-RUSSIA: l’Unione Europea, campione di autogol - UE sembra rimasta  al 1990 – Aiuta gli USA a combattere un’altra guerra sul territorio europeo – Autolesionismo strategico a tutto campo di Tito Pulsinelli (Caracas) – Il polo europeo, sotto la battuta ultraliberista del direttoriodi Bruxelles, ha una straordinaria capacità di fare autogol in serie, per ingigantire il risultato a favore degli Stati Uniti. Attualmente … Continua a leggere
- Boeing Malaysia Airlanes: non vogliono dirci la verità che hanno scoperto - di Giulietto Chiesa e Pino Cabras. Le chiavi del mistero della «Ustica ucraina» sono saldamente nelle mani del governo di Kiev, che potrà decidere se tenerle per sé. I risultati delle indagini sui resti del Boeing della Malaysia Airlines abbattuto il 17 luglio 2014 sul quadrante sudorientale dello spazio aereo ucraino sono segreti e potranno rimanere … Continua a leggere
- Il Governo Renzi: bilanci e prospettive - di G.Z.Karl Sono trascorsi ormai 6 mesi da quando il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha conferito a Matteo Renzi l’incarico di formare un nuovo Governo dopo la defenestrazione di Enrico Letta. Normalmente, si tratterebbe di un tempo troppo breve per iniziare a elaborare un consuntivo dell’azione di Governo, ma è palese che la situazione … Continua a leggere
- Chi parla di terza guerra mondiale? - di Giulietto Chiesa Della crisi ucraina ho già scritto a più riprese. La prima cosa che mi colpì, nel momento in cui Viktor Yanukovic fu rovesciato da un colpo di stato plateale, appoggiato patentemente dagli Stati Uniti (meglio dire da loro promosso) con l’attiva partecipazione della Polonia, della Lituania e dell’Estonia, e dei fantocci al … Continua a leggere
- E se l’aereo malese l’avessero abbattuto i nazisti ucraini? - “L’MH17 è stato colpito da un aereo”. Lo scrive la stampa della Malaysia citando analisti Usa – La Stampa, 12 agosto 2014 – di Maria Grazia Bruzzone “Analisti Usa concludono che l’MH 17 è stato buttato giù da un aereo”: così titola un articolo a firma Haris Hussain apparso il 7 agosto sul News Straits … Continua a leggere
- Fuori dall’Euro per non morire - di Ambrose Evans-Pritchard (dal Telegraph) “E’ un fatto incontrovertibile che il disastro che dura da 14 anni in Italia coincide con l’adesione all’Unione economica e monetaria dell’UE UEM. L’Italia è in depressione da quasi sei anni. Il crollo è stato costellato da false riprese, sopraffatte ogni volta dai dilettanti monetari responsabili della politica UEM. L’ultima ripresa è … Continua a leggere
- Austerità, i referendum possono aprire un varco per tutti. Anche per il governo - di Alfiero Grandi Renzi ha invertito con destrezza le priorità da lui stesso annunciate, puntando sulle “riforme” in Italia per tentare di ottenere flessibilità, anziché insistere per modificare l’austerità europea. Per ammorbidire l’austerità che tuttora domina nelle politiche europee non bastano i giochi di parole. In realtà Renzi è in continuità con Monti e Letta … Continua a leggere
- Il caos nel mondo è alimentato dall’imperialismo - Intervista a James Petras (da petras.lahaine.org) – un’analisi di James Petras, su Radio Centenario da Montevideo (Uruguay), www.radio36.com.uy di lunedì 21 luglio 2014. Efraín Chury Iribarne: Se ti pare, Petras, cominciamo con la caduta dell’aereo della Malaysia Airlines in Ucrania e le sue conseguenze. JP: In primo luogo, molti media non hanno trattato un tema … Continua a leggere
- Russia sanziona i sanzionatori: bloccate le importazioni di agroalimentari da Eu e Usa - Conseguenze più dure per l’UE – Commercio Russia-USA ammonta a 40 miliardi, quello russo-europeo è di 450 miliardi ! La Russia chiude il suo mercato alle merci prodotte dai Paesi che hanno applicato sanzioni alle “persone giuridiche e fisiche russe”, dopo forti pressioni  degli Stati Uniti. Saranno  regolamentati gli alimenti, materie prime e tecnologie originarie … Continua a leggere
- Italia in piena depressione: la ricreazione è finita. - di Robero Romano (da Il Manifesto del 6.8.14) – In queste condizioni il governo sarà costretto a inseguire il pareggio di bilancio con manovre correttive sempre più difficili da realizzare. Il problema non è il debito in quanto tale, piuttosto il rapporto debito-Pil. Per descri­vere la situa­zione eco­no­mica del paese e la capa­cità inter­pre­ta­tiva della com­pa­gine … Continua a leggere
- Mujica: L’offensiva israeliana a Gaza è un genocidio - Il Presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay, José Mujica, ha definito “genocidio” l’aggressione perpetrata dal regime israeliano contro la Striscia di Gaza assediata. Il presidente uruguaiano ha sottolineato che non può essere altrimenti qualificata come genocidio «quando si bombardano gli ospedali, bambini ed è quello che sta facendo il regime israeliano a Gaza». Mujica, che ha … Continua a leggere
- L’Argentina e gli avvoltoi della finanza - La bancarotta argentina è uno dei fatti più scandalosi a memoria d’uomo, l’ennesimo colpo alla credibilità non certo del paese Latino-Americano, assolutamente incolpevole, quanto del sistema finanziario internazionale e dell’Occidente tutto. Sui giornali si legge del secondo fallimento in 13 anni, e ovviamente è già caccia aperta a Cristina Kirchner, la presidente argentina colpevole soprattutto di … Continua a leggere
- UCRAINA: George Soros a CNN – “Ho finanziato io il colpo di stato” - NEW YORK – Lo scorso fine settimana il miliardario nordamericano George Soros ha rivelato a Fareed Zakaria della CNN di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che ha contribuito al colpo di Stato contro il presidente Viktor Ianukovitch e all’insediamento di una giunta sostenuta dagli Stati Uniti. “Ho creato una fondazione in … Continua a leggere
- ARGENTINA: IL DEFAULT INDOTTO dall’ESTERNO - di Gennaro Carotenuto – Dopo il default, quello vero, quello del 2001 provocato dal fallimento strutturale del modello neoliberale, l’Argentina di Néstor Kirchner e poi di Cristina Fernández, aveva raggiunto accordi col 92.4% dei creditori per la ristrutturazione del debito. Restavano un manipolo dei più avvoltoi dei fondi speculativi, quelli che dagli anni ’80 reaganiani … Continua a leggere
- Russia. “L’obiettivo a lungo termine delle sanzioni è un cambio di regime - Il politologo Fyodor Lukyanov ritiene che la Russia sia venuta a trovarsi in una situazione senza precedenti –  Mai ancora dalla fine della guerra fredda, Mosca era venuta a trovarsi sotto una tale pressione da parte dell’Occidente. Sui media europei e americani l’immagine della Russia e di Vladimir Putin personalmente è estremamente demonizzata. Inoltre, non … Continua a leggere
- Porre fine alla punizione collettiva della popolazione civile della striscia di Gaza! - Quasi 400 docenti, giuristi ed esperti di diritti umani chiedono alla comunità internazionale di agire – Oltre 80 i firmatari italiani “Israele viola in modo ripetuto e flagrante il diritto internazionale umanitario e dei conflitti armati […] La maggior parte dei recenti bombardamenti a Gaza manca di qualsiasi giustificazione militare accettabile e, al contrario, appare … Continua a leggere
- La Bolivia dichiara Israele ‘Stato Terrorista’ - Con un gesto significativo ed eclatante, alcune ore fa il governo della Bolivia ha deciso di includere Israele nella propria lista di “Stati terroristi” per protestare contro il massacro in corso ormai da decine di giorni nella Striscia di Gaza e costato finora la vita a più di 1300 palestinesi, per lo più civili, donne … Continua a leggere

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Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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