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Sat, 19 Apr 2014 22:57:04 +0000

- Ttip, tutte le bugie sul trattato segreto Usa-Ue, ovvero la Nato economica - di Thomas Fazi La “Nato economica”. Altro che 545 euro a famiglia come sostiene il Sole 24 Ore. Secondo i ricercatori austriaci i gravi rischi per le piccole imprese e i lavoratori superano i pochi benefici. Col recente arti­colo uscito sul Sole 24 Ore («Ecco per­ché l’accordo com­mer­ciale Ue-Usa ‘regala’ 545 euro a ogni fami­glia euro­pea») pos­siamo con­si­de­rare … Continua a leggere
- Precarietà e austerità: la ricetta UE che aggrava la crisi e aumenta la povertà - di Carmine Tomeo Negli stessi giorni in cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha iniziato il suo tour europeo per presentare, cappello in mano, il suo Jobs Act, a Bruxelles si riuniva la Confederazione europea dei sindacati (Ces) che ha lanciato un messaggio inequivocabile: le politiche di austerità portate avanti dai Paesi membri dell’Ue sotto … Continua a leggere
- Il progetto eurasiatico si scontra con le politiche imperialiste della Triade - di Samir Amin 1. L’attuale scenario globale è dominato dal tentativo dei centri storici dell’imperialismo (Usa, Europa centrale e occidentale, Giappone: successivamente definiti “la Triade”) di mantenere un loro controllo esclusivo sul pianeta attraverso una combinazione di: - le cosiddette politiche economiche neoliberali di globalizzazione, che permettono al capitale finanziario transnazionale della Triade di decidere autonomamente … Continua a leggere
- RUSSIA: l’abominato uomo delle nevi - di Tito Pulsinelli (Caracas) Che tempi memorabili quelli in cui un presidente russo prendeva a cannonate la sede del parlamento e poi mise all’asta tutto -letteralmente tutto- per quattro spiccioli. Era la vera e propria conquista dell’est per i globalisti. Per la modica spesa di 600 milioni di dollari, si aggiudicarono tutti i giacimenti, pozzi, … Continua a leggere
- Prof. precari a Parigi, Francia condanna Farnesina. Che non applica la sentenza - di Lorenzo Galeazzi e Thomas Mackinson | da Il Fatto Quotidiano Nel 2011 il Tribunale transalpino obbliga l’Italia a reintegrare gli insegnanti licenziati dall’Istituto italiano di Cultura e a risarcire i contributi di dieci anni di precariato illegittimo. Ma gli Affari esteri continuano a non dare esecuzione al pronunciamento nonostante le sollecitazioni dei colleghi del Quai d’Orsay  … Continua a leggere
- Espulsioni di cittadini comunitari dal Belgio. Il caso emblematico di Silvia Guerra - Intervista di Pietro Lunetto (Bruxelles)La precarietà in cui mi ha messo questa espulsione é difficile da spiegare, non per la sua ingiustizia, ma per il suo peso. La notizia e’ passata sui media di informazione durante lo scorso periodo natalizio, riportata alla ribalta dal caso di Silvia Guerra, cittadina italiana residente in Belgio. Parliamo delle … Continua a leggere
- Dal Brasile alla Spagna, le vittime delle dittature fasciste chiedono giustizia - di Adriana Bernardotti (Buenos Aires) Una giustizia universale per le vittime delle dittature del Cono Sur e della Spagna franchista.  La scorsa settimana sono accaduti alcuni avvenimenti in contemporanea che hanno in comune la lotta per la verità e la giustizia sui crimini delle dittature. In Brasile è stato ricordato il cinquantenario del golpe militare de … Continua a leggere
- Le verità nascoste della politica estera italiana - di Francesco Martone C’è qualcosa che non quadra se si mettono assieme notizie spesso ignorate dalla stampa italiana e che invece denotano preoccupanti incongruenze se non vere e proprie scelte di politica estera del nostro paese. Residui di una visione “coloniale” delle relazioni internazionali, di incoerenza o sottomissione alle priorità della sicurezza e della geopolitica … Continua a leggere
- Il Renzi Def non cambia verso: oltre la propaganda vincono i vincoli - di Alfiero Grandi Il governo Renzi sta via via chiarendo i suoi obiettivi in politica economica. Renzi era andato a Bruxelles e nelle più importanti capitali europee con baldanza, preannunciando urbi et orbi che l’Italia avrebbe utilizzato almeno la differenza tra il 3% di deficit consentito dalle regole europee e quello previsto nel 2014 del … Continua a leggere
- La disinformazione sui fatti di Ucraina - di Pietro Lunetto (Bruxelles) Gli avvenimenti degli ultimi mesi avvenuti in Ucraina sono stati trattati a livello mediatico dalla stampa internazionale seguendo un copione già visto e sperimentato in molteplici occasioni: distorsione dei fatti reali, oscuramento delle voci contrarie agli interessi imperialistici di Unione Europea, USA e Nato a secondo dei casi, fino alla diffusione di … Continua a leggere
- Deriva autoritaria - di Piero Bevilacqua * Che il nostro paese sia messo su una china auto­ri­ta­ria lo prova non solo il con­te­nuto delle riforme isti­tu­zio­nali pro­po­ste dal governo Renzi e appro­vate in Con­si­glio dei mini­stri. Su que­ste valga non solo l’appello lan­ciato da Zagre­bel­sky e Rodotà, ma anche le osser­va­zioni e le riserve di tanti com­men­ta­tori, per­fino di espo­nenti e set­tori … Continua a leggere
- Docenti di lingua-cultura italiana, precari e bistrattati all’estero - Fabrizio Lorusso (Città del Messico) [Visto l’interesse comune per le tematiche trattate, questo articolo viene pubblicato oggi anche su Minima et Moralia e La poesia e lo spirito/Viva la scuola e Carmillaonline]. Nel dibattito sul precariato e il riconoscimento della professionalità dei docenti d’italiano come lingua seconda o straniera – L2 o LS – sono pochi i contributi sulle … Continua a leggere
- Emigrazione in America Latina: cresce il distacco dall’Italia - Missione Filef in Argentina e Uruguay: crescente distacco tra le comunità, nuova emigrazione, rinnovo dei comites; la questione del voto europeo oltreoceano e fuori dai confini della UE. Nell’ambito di una missione del coordinatore nazionale della Filef, Rodolfo Ricci, in America Latina, si sono svolti durante il mese di marzo, alcuni incontri organizzativi delle associazioni … Continua a leggere
- Riforme costituzionali: osservazioni sull’articolo di Alfiero Grandi - di G.Z. Karl L’articolo di Alfiero Grandi “Riforme Renzi: a rischio l’equilibrio del sistema istituzionale, la proposta di Grasso” merita di essere ripreso e sviluppato, in una logica costituzionale “costruttiva”, visto che chi scrive ritiene che talvolta la sinistra proprio sul terreno costituzionale abbia mostrato delle lacune. Partiamo da un concetto iniziale, ovverosia la riflessione di … Continua a leggere
- IMMIGRAZIONE: la Germania pronta a fermare il „turismo sociale“ di romeni e bulgari - di Massimo Demontis (Berlino) Il governo tedesco contro il “turismo sociale”. In una prima relazione di 133 pagine sul tema dell’immigrazione presentata a Berlino mercoledì scorso, il ministro dell‘Interno Thomas de Maizière (CDU) e la sua collega di gabinetto ministro del Lavoro Andrea Nahles (SPD) si sono schierati contro l’abuso di prestazioni e contributi sociali … Continua a leggere
- Riforme Renzi: a rischio l’equilibrio del sistema istituzionale, la proposta di Grasso - di Alfiero Grandi Il Presidente del Senato Pietro Grasso ha proposto un’altra versione della riforma del Senato e ha posto una questione di grande peso. Il problema non è racchiuso in un altro modello di Senato, cosa in sé già importante, quanto nell’equilibrio complessivo del sistema istituzionale che deriverebbe dal combinato delle modifiche costituzionali e … Continua a leggere
- La Turchia dopo la prova elettorale amministrativa - di G.Z. Karl È stata molto significativa l’immagine di ieri sera di Erdogan intento, con la sua famiglia, a celebrare la vittoria elettorale alle amministrative turche sul balcone della sede del Partito. Pareva un mix tra i discorsi del Duce al balcone di Palazzo Venezia e la presenza sul Mausoleo di Lenin dei principali esponenti … Continua a leggere
- Lussemburgo: XI° Congresso Ordinario e Congresso Europeo di “déi Lénk” - di Pietro Benedetti (Lussemburgo) Domenica 23 marzo 2014 si è tenuto al Centre Culturel de Luxembourg-Beggen l’XI° Congresso Ordinario annuale di déi Lénk, nonché il suo Congresso Europeo. Il Congresso si è aperto con il discorso di André Hoffmann sulla situazione politica alla vigilia delle elezioni europee, con un netto rifiuto  delle politiche neo-liberiste  della … Continua a leggere
- Fausto Bertinotti: “Ha ragione Marine Le Pen. Oggi lo scontro è tra alto e basso della società” - «Il conflitto si è spostato. Non è più tra destra e sinistra ma tra alto e basso. Su questo ha ragione Marine Le Pen che deve il suo successo alla comprensione di questo cambiamento». Fausto Bertinotti non è affatto sorpreso del risultato francese che va letto ancora prima come la vittoria di Front National, come … Continua a leggere
- Un clima da nuova guerra fredda all’insegna del gas e della lotta alle conquiste sociali - di Andrea Albertazzi (Bruxelles) C’è chi ha sostenuto, a partire dalle prime avvisaglie della cosiddetta “crisi ucraina”, che dietro alle manifestazioni (più o meno violente) di Kiev ci fosse molto di più e che la partita geopolotica che si sta giocando dietro alle quinte è ben più grande ed importante di quanto i media occidentali … Continua a leggere
- NATO-economica: OCCHIO alla “COMMISSIONE” di Bruxelles - di Tito Pulsinelli  (Caracas) Non importa se ha quattro o cinque zampe, se appartiene o no alla famiglia dei gatti, l’importante è che sappia dare la caccia al topo liberista. L’importante è che la cupola dell’Unione Europea (UE), denominata mafiosamente la“commissione”, ci pensi tre volte prima di passare all’ennesimo golpe contro le genti d’Europa. Il più pericoloso, quello … Continua a leggere
- Offensiva generale delle destre con look di sinistra - di Raúl Zibechi (Montevideo) Le recenti manifestazioni di massa generate nei paesi più diversi dalle destre, mostrano la capacità di quest’ultime di appropriarsi di simboli che prima disdegnavano, introducendo un elemento di confusione nelle file della sinistra. Il 17 di febbraio del 2003 Patrick Tyler, dalle colonne del New York Times riflettendo su quanto stava accadendo per … Continua a leggere
- RUSSIA: Il corridoio Razvitie, un grande progetto di sviluppo del continente euro-asiatico - di Mario Lettieri * e Paolo Raimondi *  Mentre i venti di una nuova guerra fredda e i rischi di veri e propri conflitti intorno alla questione Ucraina crescono, importanti personalità dell’economia e delle scienze della Russia propongono invece una visione pacifica dello sviluppo infrastrutturale, economico e culturale dell’intero continente euro-asiatico. L’11 marzo scorso, a Mosca il … Continua a leggere
- Il 25 maggio votare per un’altra Europa, per fermarne la disgregazione - Gli Stati Uniti d’Europa sono un grande sogno istituzionale, politico, sociale nato dall’impegno comune dei popoli europei di cancellare per sempre dai rapporti tra Stati la guerra come modo di soluzione delle controversie e del prevalere di egoismi ed interessi nazionali. Dopo la 2° guerra mondiale è iniziato un percorso difficile e complesso che è … Continua a leggere
- Francia, delusione Hollande e astensionismo aiutano Le Pen. Tiene però la sinistra - di Pietro Lunetto (Bruxelles) Il risultato del primo turno delle amministrative francesi ha suscitato la reazione, spesso scomposta, della stampa mainstream, che preferisce i titoloni alle analisi dettagliate della situazione. Dai risultati del primo turno, credo che si possano solo identificare delle linee di tendenza ed una prima analisi della composizione dei ballottaggi. Come spesso … Continua a leggere
- Il tentativo di ‘rivoluzione colorata’ in Venezuela - di Attilio Folliero  (Caracas) a) Prove di ‘rivoluzione colorata’ in Venezuela Quando c’è una guerra esistono due teatri: un teatro di guerra vero e proprio ed un teatro virtuale; ossia esiste una guerra vera e propria combattuta con le armi ed una guerra virtuale combattuta a colpi di informazioni false. La guerra virtuale, che in molti casi … Continua a leggere
- Cancellare il fiscal compact - di Roberto Musacchio C’è una domanda secca che sta alla base del prossimo voto delle elezioni europee: cancellare il fiscal compact. Questo è il punto chiave senza il quale ogni idea di cambio di marcia o di direzione è puro balletto, anzi un dimenarsi sulle sabbie mobili, quelle dell’austerità, che così facendo ti ingoiano ancora … Continua a leggere
- Prostituzione di stato - di Tonino D’Orazio Tralasciando la parte storica della prostituzione nell’era antica, dove veniva considerata addirittura un obbligo sacro da Assiri, Babilonesi, Egiziani e anche Greci e Romani, essa divenne poi estremamente riprovevole e punibile dalla cristianità statalizzata in poi, fino al tardo medioevo. Ma non per tutte (e tutti), perché le prostitute venivano considerate – … Continua a leggere
- Golpe Ucraina: Crimea con la Russia, implosione nazionale - di Tito Pulsinelli (Caracas) La Russia si è assicurata la Crimea e gli Stati Uniti hanno messo sullo scanno presidenziale un uomo di paglia che non controlla l’Ucraina. Ha innescato una reazione a catena in cui la frammentazione territoriale modificherà frontiere, economia e geopolitica. Odessa e Donetsk, la zona orientale e meridionale, con le miniere, complessi … Continua a leggere
- El País e la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela - di Salim Lamrani (Parigi) Il più importante quotidiano spagnolo, El Pais, racconta in modo totalmente distorto la Rivoluzione Bolivariana del venezuela, da Chavez in poi. Ecco come. Da quando ha vinto la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela con l’elezione del Presidente Hugo Chávez nel 1998 (fino al 2013) e con la vittoria del suo successore Nicolás … Continua a leggere

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Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito.

Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi

di Vincenzo Comito



Premessa

Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any.

In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.


Una definizione della crisi

Manca intanto apparentemente una qualche espressione definitoria che sintetizzi la sostanza del fenomeno in atto e questo appare piuttosto sorprendente. Al momento delle sue prime manifestazioni si è parlato di crisi del sub-prime; successivamente, man mano che essa si apriva nuove strade, si è tentato di appiccicargli qualche altra etichetta, quale “crisi sovrana”, “crisi finanziaria” o anche “crisi del credito”, ecc., ma nella sostanza sembrerebbe mancare a oggi, almeno sui media occidentali, una definizione chiara e convincente.

Dobbiamo andare in Asia per trovarne una che sembri plausibile; in tale angolo del mondo si parla chiaramente di “crisi atlantica” (Padis, 2010), di un fenomeno cioè che riguarda essenzialmente la parte più sviluppata del pianeta.

Prendendo per buona, almeno per il momento, tale definizione, apparentemente censurata dalle nostre parti, si tratta di individuare soprattutto le ragioni di fondo del fenomeno, nonché le vie per poterne uscire. Le due cose sono ovviamente strettamente legate.


Il fronte finanziario

Molti concentrano la loro attenzione critica sul tema della finanza. Di fronte a un’economia reale considerata sana, il marcio starebbe negli “eccessi” del sistema finanziario che, sfuggito a ogni regola e a ogni controllo, metterebbe in pericolo l’economia mondiale. Si sottolinea così l’avidità degli speculatori, la complicità e i conflitti di interesse delle agenzie di rating, la follia delle borse, la rapacità dei manager delle istituzioni finanziarie, le male azioni delle banche.

C’è chi, con una leggera variante rispetto all’analisi precedente, cerca di distinguere la buona dalla cattiva finanza. La prima sarebbe quella che sostiene l’economia, le imprese, i cittadini, la seconda quella che si dà alla speculazione e trascura e umilia il mondo produttivo. La prima forma avrebbe sostanzialmente caratterizzato la fase che dal dopoguerra va sino grosso modo alla fine degli anni settanta, la seconda avrebbe poi preso il sopravvento a partire dai primi anni ottanta, facendosi poi sempre più aggressiva e dominante.

Ma “basterebbe” sistemare il fronte finanziario con i suoi cattivi protagonisti per bloccare alla radice la crisi? Chi scrive ha pubblicato diversi testi che cercano di contribuire a individuare le vie per una possibile riforma del sistema finanziario e quindi pensa che in effetti l’influenza della finanza sulla vita economica e sociale sia stata negli ultimi decenni devastante e che una profonda riforma del settore sia comunque indispensabile e urgente, ma non ha mai pensato che questo potrebbe bastare per risolvere tutti i problemi posti dalla crisi. D’altro canto, è giocoforza constatare che i governi e le istituzioni internazionali stanno facendo sostanzialmente troppo poco per sistemare la questione.

Ma anche quando tale fronte venisse largamente presidiato, il che appare molto improbabile, ci troveremmo di fronte a un problema ancora maggiore, quello delle difficoltà dell’economia reale.

Viene alla mente, in effetti, anche un altro pensiero: e se i processi di finanziarizzazione in realtà, invece di rovinare l’economia reale, l’avessero aiutata a sopravvivere al di là della sua “data di scadenza” (Jappe, 2011)? Di fatto, nel decennio che ha preceduto la crisi, solo la finanza e l’immobiliare, attività per molti aspetti sorella della prima, hanno sostenuto in qualche modo la crescita dell’economia occidentale. E se quindi in tale periodo la finanza avesse continuato a far respirare un corpo moribondo? E se, alla fine, all’origine della malattia stiano problemi più gravi di quelli provocati dagli speculatori?


Il fronte dell’economia reale

In effetti, molto presto tra i seguaci dell’analisi economica di tipo keynesiano e comunque tra gli economisti “radicali” l’origine della crisi è stata fatta risalire all’avvio della fase tatcheriana-reaganiana dell’economia, che ha portato tra l’altro in occidente, oltre che a una profonda messa in discussione del ruolo dello stato, a una forte crescita delle diseguaglianze, con un sostanziale blocco dei redditi da lavoro in valori assoluti e a un loro arretramento rispetto a quelli di capitale nella composizione del pil dei vari paesi. Le classi medie e popolari non hanno più, da un certo punto in poi, avuto altra via per continuare a consumare e investire che quella di aumentare il loro livello di indebitamento, ciò che ha portato alla fine al crollo della piramide. Parallelamente, negli ultimi decenni non si è manifestato alcun grosso stimolo alla domanda attraverso lo sviluppo di qualche nuovo settore che fungesse, come in epoche passate, da traino per tutta l’economia. E trascuriamo, per semplicità, i fattori internazionali, pur rilevanti.

In tale quadro, le malefatte della finanza sono state certamente stimolate ed esse hanno sicuramente contribuito ad aggravare la situazione, ma alla radice della crisi starebbe una carenza di domanda nel settore dell’economia reale, più di recente aggravata dal tentativo da parte dell’operatore pubblico di ridurre il livello di indebitamento attraverso il ridimensionamento della spesa pubblica.

Il suggerimento di fondo che viene conseguentemente da tale tipo di analisi è quello che appare necessario, da una parte, ridistribuire il surplus prodotto nell’economia indirizzandolo maggiormente a favore del lavoro, avviare poi, dall’altra, da parte degli stati, un grande programma di investimenti nel settore dell’economia verde, accompagnato anche da forti e paralleli stimoli all’industria privata; tale settore potrebbe e dovrebbe costituire il prossimo asse di sviluppo dell’economia del mondo.

Che dire di tutto questo? Chi scrive appare sostanzialmente convinto che nella situazione attuale sia presente certamente un problema di domanda, con l’evidente necessità di ridistribuire la torta tra il lavoro e il capitale e che sia anche indifferibile spingere per una grande riconversione “ecologica” dell’economia.

Ma duole constatare che nessun paese occidentale è in grado in questo momento di avanzare in maniera significativa sul primo fronte – anzi, tutti i programmi di controllo della spesa pubblica dovrebbero avere un effetto di riduzione nella stessa domanda, nonché della qualità dell’offerta – né sul secondo. Così Obama era partito dichiarando la volontà di avviare grandi sforzi verso una nuova politica energetica e constatiamo tutti come la cosa sia in effetti andata a finire.

In tale quadro è evidente come l’uscita dalla crisi appaia una possibilità sempre più lontana.


L’ipotesi giapponese

A questo punto l’ipotesi più immediata che viene alla mente è quella che il mondo occidentale si stia avviando verso una situazione di tipo giapponese, cioè verso un periodo di lunga e persistente stagnazione economica; il paese del sol levante non cresce ormai in effetti da una ventina d’anni. Il timore di una giapponesizzazione è ormai fortemente presente nelle classi dirigenti atlantiche.

Il modello giapponese appare caratterizzato da alcune caratteristiche di fondo che gli altri paesi ricchi sembrano stare acquisendo più o meno rapidamente con il tempo: alto rapporto debito/pil, bassa crescita della popolazione, sostanziale blocco e debolezza della politica, tassi di interesse molto bassi e deflazione o minaccia di deflazione, banche in difficoltà, crolli di borsa e del settore immobiliare (Milne, 2011).

Va sottolineato che una stagnazione prolungata dei vari paesi potrebbe certamente manifestarsi con qualche possibile variante rispetto al caso giapponese, che tutto sommato presenta diverse caratteristiche positive, quali un elevato livello tecnologico, un alto livello di benessere accompagnato da una distribuzione della ricchezza tra le meno diseguali tra quelle dei paesi ricchi, una buona efficienza della macchina pubblica, una coesione sociale piuttosto elevata. La variante italiana, altro paese in difficoltà economica almeno da una quindicina di anni, potrebbe esserne per molti versi una sua versione in peggio.

Peraltro bisogna sottolineare che il modello giapponese si regge su di una continua crescita del livello dell’indebitamento pubblico, che ha ormai raggiunto cifre elevatissime e che non appare più sopportabile a medio termine.


L’ipotesi argentina e quella di una crisi finale del capitalismo

A questo punto quella del fantasma giapponese potrebbe comunque costituire ancora un’ipotesi consolatoria. C’è chi comincia invece a pensare a uno scenario di tipo argentino. Il paese sudamericano alla fine della seconda guerra mondiale era uno dei più prosperi del mondo; da allora esso ha registrato un lento ma inesorabile declino, precipitando poi qualche anno fa in un crollo improvviso. D’altro canto, lo stesso modello giapponese potrebbe anche preludere a quello argentino.

Ma è peraltro possibile tornare invece al modello di sviluppo keynesiano del dopoguerra, cioè a un capitalismo “ben temperato”, regolato e governato dalla politica, a un modello molte delle cui basi materiali sono state nella sostanza distrutte dall’avanzamento tecnologico e dalle mutazioni economiche e sociali degli ultimi decenni? Hic Rodhus, hic salta.

Alla fine, viste le difficoltà di azione da parte dei paesi occidentali e gli ostacoli di peso collocati sulla strada di un ritorno a un modello pre-tatcheriano dello sviluppo, può venire persino il dubbio che la situazione attuale non abbia sbocchi possibili. Allora diventerebbe in qualche modo plausibile anche l’ipotesi che la crisi in atto sia in realtà quella finale del capitalismo.

Naturalmente, potrebbe certamente accadere che invece, in qualche modo, la situazione migliori e l’economia atlantica prima o poi si riprenda. Da molte parti si può sostenere che il modello capitalistico abbia molte vite, che troppe volte esso sia stato dato per morto e che anzi le sue crisi periodiche rappresentino di solito dei momenti di “distruzione creatrice” di tipo schumpeteriano, di riorganizzazione e di riavvio del sistema su nuove e anche migliori fondamenta e non sono in molti, per la verità, ad avanzare, almeno per il momento, l’ipotesi estrema.

A conoscenza di chi scrive soltanto poche persone hanno messo in campo di recente tale eventualità. Da una parte, Immanuel Wallerstein, in un articolo scritto nelle prime fasi della crisi (Wallerstein, 2008), testo accolto a suo tempo con molto scetticismo anche a sinistra; dall’altra, uno studioso francese, Anselm Jappe (Jappe, 2011), autore che ha ispirato in parte questo articolo; possiamo ancora citare Steven Stoll, la recensione del cui testo sulla crisi si può trovare su di un numero recente di un periodico francese (Books, 2011). Infine, ricordiamo la pubblicazione dell’ultimo volume di Slavoj Zizek che sembra, in qualche modo, aprire alla stessa ipotesi (Zizek, 2011).

Sottolineiamo soltanto quello che a tale proposito sostiene in particolare A. Jappe. La crisi del capitalismo viene ormai per l’autore non solo dai limiti esterni alla sua crescita, sotto forma di esaurimento delle risorse e di distruzione delle sue basi naturali a livello mondiale, ma anche da quelli intrinseci al suo sviluppo, della sua forma di accumulazione e di riproduzione sociale; “…la merce… il denaro… la concorrenza… il mercato: dietro le crisi finanziarie che si ripetono da più di venti anni, ogni volta più gravi, si profila la crisi di tutte queste categorie…”.


E i paesi emergenti?

L’ipotesi di una crisi “finale” del capitalismo, avanzata da qualche autore, si scontrerebbe peraltro con diversi dubbi e con alcuni punti oscuri. Ne vogliamo ricordare uno soltanto, l’esistenza dei paesi emergenti, molti dei quali presentano da tempo una situazione di pieno boom economico.

La crisi dei paesi ricchi travolgerebbe anche loro, o essi riuscirebbero invece, in qualche modo, a resistere alle difficoltà e a riavviare una nuova epoca, un nuovo modello capitalistico? Nessuno può concretamente immaginare cosa potrebbe accadere. Non si potrebbe invece forse parlare, almeno per quanto riguarda la Cina, di gran lunga peraltro il paese più importante tra quelli emergenti, dell'esistenza di un modello di mercato non capitalistico, come a suo tempo ipotizzato da Giovanni Arrighi (Arrighi, 2011)? E allora il problema non si porrebbe, almeno in parte.

Solo il futuro, comunque, potrà sciogliere molti dei dubbi che abbiamo oggi davanti.






Testi citati nell’articolo

Arrighi G., Adam Smith a Pechino, Feltrinelli, Milano, 2007

Books, aprile 2011

Jappe A., Credit à mort, Nouvelles Editions Lignes, Parigi, 2011

Milne R., West shows worrying signs of “Japanisation”, www.ft.com, 18 agosto 2011

Padis M. O., Le bosculement des puissances, Esprit, n. 10, 2010

Wallerstein I., Le capitalisme touche à sa fin, Le Monde, 11 ottobre 2011

Zizek S., Vivre la fin des temps, Flammarion, Parigi, 2011

 
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